L’annuncio ha scosso il mondo dello sport: Jannik Sinner chiude anticipatamente la sua stagione 2026. Il problema al ginocchio, manifestatosi a Wimbledon e aggravatosi durante il tour estivo, costringe il tennista azzurro a rinunciare agli appuntamenti autunnali, tra cui le ATP Finals di Torino e le fasi finali della Coppa Davis. Di concerto con il suo staff medico, Sinner ha deciso di prendersi il tempo necessario per svolgere un ciclo di cure mirate ed evitare rischi per il proseguo della carriera, puntando al rientro nel 2027.
Al centro dello stop c’è un’infiammazione tendinea da sovraccarico – nota in ambito sportivo come tendinopatia rotulea o “ginocchio del saltatore” – una condizione insidiosa per gli atleti di alto livello.
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Cos’è la tendinopatia al ginocchio

La tendinopatia del ginocchio è una condizione infiammatoria e degenerativa che colpisce le strutture tendinee dell’articolazione, più frequentemente il tendine rotuleo (che collega la rotula alla tibia) o il tendine quadricipitale (che unisce il muscolo quadricipite alla rotula).
Negli sport ad alto impatto come il tennis, caratterizzati da continue accelerazioni, scatti, arresti improvvisi e cambi di direzione, il tendine è sottoposto a sollecitazioni continue. Con il tempo, le microtraumatizzazioni ripetute superano la capacità di rigenerazione dei tessuti, provocando microlesioni, infiammazione e alterazioni della fibra tendinea.
Sintomi principali della tendinopatia rotulea: come si manifesta
I sintomi della tendinopatia al ginocchio variano a seconda dello stadio di gravità, ma presentano caratteristiche tipiche:
- Dolore localizzato: senso di bruciore o fitta nella parte anteriore del ginocchio, subito sotto la rotula, che si acuisce con la pressione.
- Rigidità e dolore all’inizio del movimento: la sintomatologia è spesso più marcata a freddo (al mattino o all’inizio dell’allenamento) e tende momentaneamente a ridursi con il riscaldamento, per poi ripresentarsi in forma più acuta a fine attività.
- Gonfiore e calore locale: in fase acuta, l’area interessata può apparire leggermente edematosa e calda al tatto.
- Perdita di forza ed efficienza motoria: difficoltà nell’eseguire piegamenti, saltare, fare le scale o spingere durante la corsa.
Le cause del problema negli atleti d’élite
Tra i principali fattori scatenanti rientrano:
- Sovraccarico funzionale (Overuse): volumi di gioco e intensità agonistica elevati senza adeguati tempi di recupero.
- Superfici di gioco e materiali: i continui passaggi tra terra battuta, erba e cemento alterano le sollecitazioni biomeccaniche sull’articolazione.
- Squilibri muscolari o biomeccanici: disfunzioni nella catena cinetica (es. rigidità del muscolo quadricipite, dei muscoli posteriori della coscia o debolezze del bacino) che scaricano tensioni anomale sul tendine rotuleo.
Come si cura la tendinopatia rotulea: dalla terapia conservativa al rientro in campo
Il trattamento delle tendinopatie richiede un approccio graduale. L’obiettivo primario non è soltanto eliminare il dolore, ma ripristinare la resistenza strutturale del tendine.
- Riposo funzionale e terapia conservativa: la sospensione dei carichi ad alto impatto è il primo passo indispensabile. Il riposo permette alle microlesioni di rimarginarsi evitandone la cronicizzazione.
- Fisioterapia e riabilitazione: svolgono un ruolo fondamentale gli esercizi terapeutici eccentrici e isometrici, studiati per stimolare la sintesi di nuovo collagene e rinforzare la struttura tendinea in totale sicurezza.
- Terapie fisiche e biostimolanti: tecar terapia, laser ad alta intensità e onde d’urto focalizzate vengono spesso utilizzate per ridurre l’infiammazione e stimolare la vascolarizzazione del tessuto. In caso di lesioni più persistenti, la medicina rigenerativa propone infiltrazioni di PRP (plasma ricco di piastrine) o acido ialuronico.
- Riprogrammazione biomeccanica: correzione dei gesti atletici, allungamento delle catene muscolari contratte e rinforzo dei muscoli stabilizzatori dell’anca e del core.
Nel caso di Sinner, la scelta di prendersi una pausa prolungata fino al 2027 risponde proprio alla necessità di seguire un percorso riabilitativo completo, azzerando il rischio di ricadute che potrebbero compromettere la continuità della sua carriera professionale.




