Ogni anno ci si chiede puntualmente la stessa cosa: come mai ci prendiamo l’influenza nonostante la vaccinazione? Significa che quest’ultima non ha funzionato e che, quindi, non ha senso ripeterla annualmente? Fabrizio Pregliasco, Professore Associato del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario Aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, chiarisce subito che «vaccinarsi non significa avere la certezza assoluta di non sviluppare alcun sintomo respiratorio».
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Perché ci si ammala anche avendo fatto il vaccino antinfluenzale?
Il primo motivo è semplice: non tutti i malanni che compaiono tra l’autunno e l’inverno sono da attribuire all’influenza. Durante la stagione fredda, infatti, circolano moltissimi virus, come RSV, metapneumovirus, rhinovirus e SARS-CoV-2. «Il vaccino antinfluenzale è diretto contro il virus dell’influenza e non può proteggere dalle altre infezioni respiratorie. Quindi se compaiono raffreddore, tosse, mal di gola o febbre, non è detto che la causa sia proprio il virus influenzale», spiega il professor Pregliasco.
C’è poi un secondo aspetto. Il vaccino non offre una protezione assoluta dall’infezione influenzale. «La sua efficacia può variare anche in funzione della corrispondenza tra i ceppi contenuti nel vaccino e quelli che circolano effettivamente durante la stagione», continua il virologo.
Per questa stagione, però, lo specialista sottolinea un elemento positivo: il vaccino è stato aggiornato e appare ben corrispondente ai ceppi attualmente circolanti. Questo fa prevedere una buona capacità di protezione, soprattutto nei confronti delle forme più importanti.
Quindi a cosa serve davvero il vaccino antinfluenzale?

È questo il punto più importante da chiarire. Vaccinarsi non significa avere la certezza di non ammalarsi, ma ridurre il rischio di conseguenze più severe. «Il suo valore principale sta quindi nella capacità di ridurre il rischio di forme più severe, complicanze, ospedalizzazioni e conseguenze importanti, soprattutto nei soggetti vulnerabili», asserisce Pregliasco.
Una protezione particolarmente importante, quindi, per anziani, persone fragili, pazienti con patologie croniche e categorie maggiormente esposte.
E se dopo il vaccino antinfluenzale ci si ammala lo stesso?
La presenza di sintomi respiratori dopo la vaccinazione non permette da sola di stabilire quale virus sia responsabile dell’infezione.
Se si tratta di un adulto sano con sintomi lievi e senza segnali di allarme, nella maggior parte dei casi sapere esattamente quale virus abbia provocato l’infezione non modifica necessariamente la gestione, che rimane prevalentemente sintomatica. Diverso è il caso delle persone fragili, degli anziani, dei pazienti oncologici e di chi presenta comorbidità, per i quali gli accertamenti diagnostici possono avere un’importanza maggiore.
Vaccino antinfluenzale e Covid: si possono fare insieme?
La vaccinazione antinfluenzale può inoltre essere co-somministrata con quella contro il Covid-19, effettuando le due iniezioni in sedi corporee differenti.
Per Pregliasco, la vaccinazione può rappresentare anche un’occasione per verificare con il proprio medico o con i servizi vaccinali se siano indicate altre forme di protezione, come la vaccinazione antipneumococcica, quella contro l’herpes zoster e gli eventuali richiami previsti dal calendario vaccinale.




