Alimentazione

Pensi che il digiuno intermittente funzioni sempre? Lo studio che svela perché tra i 30 e i 44 anni può fallire

Una nuova metanalisi pubblicata su Nutrients rivela che l'orologio biologico stravolge i risultati del digiuno: i giovani migliorano la glicemia, i trentenni non perdono grasso e gli over 45 rischiano i muscoli. Salgono i livelli di colesterolo LDL per tutti

Il digiuno intermittente è senza dubbio la strategia alimentare più discussa e adottata degli ultimi anni in Italia.  Da Hollywood ai trend sui social, viene spesso celebrato come la soluzione universale per perdere peso e ringiovanire il metabolismo. E questo indipendentemente se si tratti del classico schema 16:8 (mangiare solo in una finestra di 8 ore) o del metodo 5:2 (cinque giorni liberi e due di forte restrizione calorica).

Quando funziona il digiuno intermittente?

La scienza, però, ha appena dimostrato che non è affatto così: gli effetti del digiuno intermittente cambiano radicalmente in base alla nostra data di nascita.

Una nuova e approfondita metanalisi pubblicata sulla rivista scientifica Nutrients e condotta da un team di scienziati cinesi ha analizzato gli effetti di questi regimi alimentari dividendo i partecipanti in tre specifiche fasce d’età:

  1. giovani adulti (18-30 anni),
  2. adulti di mezza età (30-44 anni),
  3. persone più anziane (dai 45 anni in su).

I risultati smontano l’idea del “modello unico”, mostrando risposte metaboliche totalmente differenti a seconda della fase della vita in cui ci si trova.

Dai 30 ai 44 anni: la fascia d’età dove il digiuno “fallisce”

Dai 30 ai 44 anni: la fascia d’età dove il digiuno fallisce – www.ok-salute.it

Il dato più sorprendente emerso dalla ricerca riguarda la fascia centrale, quella che va dai 30 e i 44 anni. In questo gruppo di persone il digiuno intermittente ha mostrato le risposte meno evidenti, per certi versi fallimentari.

I dati dicono che in questa fascia d’età la riduzione della massa grassa non è risultata significativa, e non è stato osservato alcun miglioramento importante nei parametri cardiometabolici chiave, come la glicemia, l’insulina, i livelli di lipidi nel sangue o la pressione arteriosa. In pratica, per i trentenni e i primi quarantenni, saltare i pasti ha prodotto molti sacrifici e pochissimi benefici tangibili.

Sotto i 30 anni: ottimo per la glicemia, ma c’è l’effetto LDL

Per i più giovani (18-30 anni), il bilancio è decisamente più positivo, anche se con una vistosa nota di cautela. Nei ragazzi il digiuno intermittente si è dimostrato un ottimo alleato per migliorare la stabilità glicemica e la sensibilità all’insulina.

Tuttavia, proprio in questo gruppo i ricercatori hanno registrato l’aumento più marcato del colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”). Questo picco dell’LDL è stato riscontrato in realtà in tutte le fasce d’età esaminate, un dato che contrasta con alcune ricerche precedenti e che spinge i medici a raccomandare esami del sangue regolari prima e durante la dieta per non mettere a rischio la salute cardiovascolare.

Quando funziona il digiuno intermittente sugli over 45: il grande pericolo della perdita di muscolo

L’allarme più serio lanciato dagli scienziati riguarda gli over 45 e i senior. In questa categoria, il digiuno intermittente si è dimostrato efficace nel ridurre la pressione sistolica (la “massima”) e i trigliceridi, favorendo il dimagrimento. C’è però un prezzo biologico altissimo da pagare: una quota importante dei chili persi non era grasso, ma massa magra (muscolo).

Se sotto i 30 anni perdere un po’ di muscolo è un evento transitorio e facilmente recuperabile, dopo i 45 anni la riduzione del tessuto muscolare apre le porte a condizioni cliniche severe come la sarcopenia, l’alterazione metabolica e la fragilità fisica generale. Il calo della massa muscolare è stato osservato sia con l’alimentazione a tempo limitato (16:8) sia con il digiuno 5:2.

L’antidoto dei pesi e delle proteine: la personalizzazione è tutto

Dalla metanalisi emerge comunque un’indicazione pratica fondamentale: i soggetti che associavano il digiuno intermittente a un allenamento mirato (aerobico o di resistenza con i pesi) riuscivano a intaccare i depositi di grasso salvando il tessuto muscolare.

Per questa ragione, gli autori dello studio sottolineano che il digiuno intermittente non può più essere considerato una dieta “fai-da-te” da scaricare da un’applicazione. Se si decide di intraprenderlo, soprattutto dopo i 40 anni o in presenza di altre patologie, diventa fondamentale:

  • curare maniacalmente l’apporto di proteine nobili nelle finestre in cui è consentito mangiare;
  • praticare attività fisica contro resistenze (pesi, macchine, corpo libero) per stimolare la sintesi muscolare;
  • consultare un medico nutrizionista o un dietologo per calibrare lo schema sulla propria reale situazione biologica.

Quando funziona il digiuno intermittente: studi scientifici per approfondire

Per i professionisti della nutrizione, i medici e i lettori che desiderano analizzare i dati numerici e le tabelle statistiche della ricerca, ecco i riferimenti della letteratura scientifica internazionale indicizzati su PubMed:

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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