Gli episodi di violenza giovanile urbana, distruzione e perdita del controllo comportamentale che stanno interessando Milano e altre grandi città italiane non possono essere liquidati come semplici atti di teppismo o ridotti a risposte di sola natura repressiva. A sottolinearlo è il professor Andrea Fossati, psicologo clinico e preside della Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.
Secondo il docente, per comprendere appieno quanto sta accadendo è necessario superare la singola lettura psicologica individuale e adottare un approccio multidisciplinare che integri la psicologia sociale, la sociologia e le scienze politiche. Soltanto attraverso una comprensione profonda dei meccanismi di gruppo e del contesto sociale è possibile strutturare interventi autenticamente preventivi anziché limitarsi a rincorrere le emergenze in età adulta.
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La difficoltà nel controllo emotivo e l’importanza della prevenzione

Nel commentare le dinamiche individuali, il professor Fossati ha spiegato come nel contesto sanitario sia noto da tempo un aumento progressivo delle difficoltà dei giovani nella gestione delle proprie emozioni e nel controllo degli impulsi distruttivi. Di fronte a tali manifestazioni, la strada maestra per le famiglie e i genitori rimane quella della motivazione: occorre spingere i ragazzi a intraprendere percorsi di supporto con esperti in modo consapevole e condiviso, poiché nessun cambiamento comportamentale può avvenire se imposto dall’alto.
Tuttavia, il preside di Psicologia dell’Ateneo milanese ha precisato che la rabbia giovanile non può essere derubricata a mero disturbo o problema individuale. Quando i fenomeni assumono una dimensione collettiva e di massa, entrano in gioco potenti forze psicosociali che alterano la percezione della responsabilità individuale.
Effetto gruppo e disimpegno morale: cosa dice la scienza
Uno dei nodi centrali evidenziati dall’esperto riguarda l’influenza del gruppo sulle azioni dei singoli. La dimensione collettiva tende infatti ad amplificare la percezione di impersonalità, diffuse le responsabilità tra i partecipanti e innescare dinamiche di imitazione.
A spiegare questo processo è la solida teoria del Moral Disengagement (disimpegno morale) formulata dal celebre psicologo Albert Bandura. In base a questo costrutto scientifico, quando gli individui agiscono all’interno di un gruppo coeso, tendono a “mettere tra parentesi” il proprio sistema di valori etici. La percezione di appartenenza crea una contrapposizione netta tra il proprio gruppo (“i buoni”) e l’esterno (“i cattivi”), portando i singoli a giustificare le proprie azioni con il pretesto di non poter abbandonare i compagni o con la convinzione che, facendolo tutti, sia un comportamento accettabile.
Questo fenomeno di deragliamenti emotivi e comportamentali correlati all’influenza del gruppo è stato ampiamente documentato anche dalla ricerca sulla deindividuazione e le dinamiche di massa, la quale dimostra come l’anonimato e la pressione dei pari riducano drasticamente l’autocontrollo.
Violenza giovanile: perché il “pugno duro” non è sufficiente
Riflettendo sulle possibili soluzioni, il professor Fossati e gli osservatori del fenomeno concordano sul fatto che le sole misure rigide o di polizia non siano sufficienti a risolvere il problema. L’esperienza storica di altri Paesi europei ne è la dimostrazione: in Francia, ad esempio, nonostante l’adozione di normative severe e una presenza massiccia di forze dell’ordine e militari nelle strade, i disordini continuano a ripresentarsi ciclicamente da decenni.
Per affrontare un fenomeno così complesso serve dunque un dialogo costante tra esperti e istituzioni per comprendere le radici del disagio e della devianza. L’obiettivo fondamentale rimane quello di intervenire precocemente sulle cause del disagio giovanile, integrando la lettura della psicologia clinica con quella della psicologia sociale e sociologica per costruire politiche di prevenzione efficaci e durature.
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Andrea Fossati
Il professor Andrea Fossati è psicologo clinico e psicoterapeuta presso il Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Ospedale San Raffaele Turro e collabora all’Istituto di Cura Città di Pavia. È inoltre Professore Ordinario e Preside della Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.




