Salute Mentale

Figli violenti, la psicologa Virginia Suigo: «Il perdono non è uno strumento educativo»

La specialista ribadisce che con il perdono o, al contrario, la punizione non si responsabilizzano i ragazzi. Ecco cosa, invece, suggerisce di fare

Urla, bestemmie ma anche calci, sputi e furti di denaro o beni preziosi. A essere perseguitati da figli violenti sono tanti genitori, vittime sole, travolte da paura e vergogna, spesso incapaci di chiedere aiuto. Di fronte all’aggressività dei propri ragazzi, la reazione più immediata è punire: vietare le uscite, togliere computer e smartphone, irrigidire le regole. Eppure, per i medici questo approccio non è efficace.

«Punire non basta», conferma Virginia Suigo, psicologa e psicoterapeuta, autrice di Figli violenti. Parental abuse in adolescenza: valutazione e intervento (FrancoAngeli) e coordinatrice dell’équipe di psicologi dell’Istituto Minotauro di Milano. «La punizione è controproducente e può aumentare la recidiva, oltre che essere dannosa a livello educativo».

Perché punire i figli violenti non basta?

La dottoressa ribadisce il pensiero generale della comunità scientifica, cioè che la punizione può funzionare solo per interrompere un’azione violenta nell’immediato ma spesso non aiuta il ragazzo o la ragazza a capire cosa sta succedendo dentro e fuori di sé.

«Questo approccio non favorisce l’interiorizzazione di norme positive di comportamento e promuove risentimento, desiderio di vendetta e ribellione, ma anche sfiducia nei confronti degli adulti», spiega Suigo. Da una parte, quindi, il genitore prova a prendere in mano la situazione con castighi e rigidità, dall’altra il figlio o la figlia violenti vivono quelle reazioni come un ulteriore attacco, aumentando ancor di più aggressività e opposizione. Inoltre, la punizione inserisce i genitori in un vortice che alterna fasi di sottomissione – durante i comportamenti violenti – a fasi di ripresa autoritaria, che non giova né a loro né ai loro figli.

E quindi, bisogna sempre lasciar correre? Perdonare qualunque atteggiamento passivamente? «Certo che no. Nemmeno il perdono è uno strumento educativo efficace. Punendo e perdonando, infatti, si perde l’occasione di aiutare questi ragazzi a responsabilizzarsi, a imparare a rispondere delle proprie azioni e di capire quale messaggio sta inviando col suo comportamento violento», continua la psicoterapeuta.

E allora, come gestire i figli violenti?

Gli specialisti invitano i genitori a non affrontare questo peso da soli. Chiedere aiuto esternamente non significa “aver fallito” come madri e padri ma semplicemente cercare gli strumenti più idonei per uscire da situazioni di disagio e sofferenza, che possono anche peggiorare nel tempo.

Parlare con un familiare o un amico può essere già un primo passo, poi ci si può «rivolgere ai medici di base, anche per orientarsi tra i servizi disponibili sul territorio, compresi quelli forniti dai consultori familiari», continua Suigo. «Le figure di riferimento, in questi casi, sono gli psicologi e gli psicoterapeuti, che possono lavorare con i genitori – e, laddove necessario, anche con i figli – sugli equilibri relazionali alla base della violenza».

Come riprendere il controllo dei figli

Come ricorda la dottoressa nel suo libro, uno studio pubblicato nel 2007 sulla rivista Child Psychiatry and Human Development ha individuato una serie di passaggi considerati efficaci per recuperare il controllo di un figlio violento:

  • consapevolezza dei propri diritti come genitori;
  • definizione di ciò che è e non è accettabile, anche alla luce dei possibili motivi che spingono il figlio ad agire così, ricordando però che eventuali diagnosi – come ADHD, disturbi dell’apprendimento o depressione – non giustificano mai atti di violenza;
  • distinzione tra i comportamenti da ridurre, eliminare o incentivare, riflettendo sulle proprie reazioni, evitando risposte disfunzionali e punitive;
  • costruzione di un vero e proprio piano d’azione da comunicare al figlio e da condividere con una rete di supporto;
  • prevedere scenari alternativi nel caso di mancata collaborazione;
  • predisporre un piano di sicurezza nel caso in cui le violenze potrebbero subire una escalation;
  • valorizzare i miglioramenti dei figli attraverso incoraggiamenti e gratificazioni, restando al contempo preparati a eventuali crisi o ricadute;
  • mantenere sempre uno spazio per la propria vita personale.

Chiara Caretoni

Giornalista pubblicista, lavora come redattrice per OK Salute e Benessere dal 2015 e dal 2021 è coordinatrice editoriale della redazione digital. È laureata in Lettere Moderne e in Filologia Moderna all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha accumulato diverse esperienze lavorative tra carta stampata, web e tv. Nel 2018 vince il XIV Premio Giornalistico SOI – Società Oftalmologica Italiana, nel 2021 porta a casa la seconda edizione del Premio Giornalistico Umberto Rosa, istituito da Confindustria Dispositivi Medici e, infine, nel 2022 vince il Premio "Tabacco e Salute", istituito da SITAB e Fondazione Umberto Veronesi.
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