«Io ho il dovere di non pesare sugli altri con le mie sofferenze. Anche se racconto le mie disgrazie e i miei dolori, è un modo per pensare al pubblico, sapendo che ognuno combatte già le proprie battaglie». Antonella Clerici è esattamente come la si vede in televisione: spontanea, accogliente, senza sovrastrutture. Entra nelle case degli italiani tutti i giorni con la leggerezza dei grandi professionisti, ma dietro quel sorriso solare e rassicurante c’è una donna che ha affrontato una vita non sempre gentile.
Tra lutti, complicazioni di salute raccontate sempre con sincerità e le fatiche di tutti i giorni, rappresenta un punto di riferimento per molte generazioni. Un’autenticità che l’ha trasformata da volto noto del piccolo schermo a presenza di famiglia, capace di maturare ed evolversi insieme al suo pubblico lasciando la porta di casa sempre aperta.
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Antonella Clerici e il rapporto con il pubblico: «La gente sente se sei vera»

Antonella, la sua è una vita vissuta sotto i riflettori ma segnata anche da problemi di salute e amici che purtroppo se ne sono andati. Eppure, va sempre in onda con il sorriso. Come ci riesce nonostante tutto?
«Credo sia una scelta di responsabilità. Ho un rapporto con il pubblico iniziato quando avevo 37 anni e ormai siamo cresciuti insieme. Chi mi segue ha visto ogni mia fase: dai successi televisivi agli amori complicati, fino alle malattie. Io non sono mai stata una diva, non ho mai eretto barriere. Ho scelto di condividere tutto, ma quando vado in onda ricordo sempre che le persone a casa hanno già le loro difficoltà. Magari un giorno ho un sorriso più amaro, un altro più aperto, ma non posso pesare con i miei dolori su chi cerca in me un momento di serenità».
«C’è una bella differenza tra l’essere famosi ed essere amati: la gente sente se sei vera. Entrare ogni giorno nelle case delle persone crea uno scambio d’affetto reciproco bellissimo: il calore che trasmetto al pubblico torna indietro centuplicato nei momenti in cui sono io ad averne bisogno. La gratitudine verso questa grande famiglia è la mia ricarica quotidiana».
Amore maturo, perché dopo i 50 anni cambia il modo di stare in coppia
Parlando di vita privata, molte persone incontrano il grande amore nella seconda parte della loro vita. Nel suo legame con Vittorio Garrone ha trovato una serenità profonda: qual è la vera potenza e la differenza dell’amore maturo rispetto a quello giovanile?
«L’amore maturo è risolutivo perché parte da una profonda consapevolezza di sé. Da giovane sei inevitabilmente più fragile e insicura: ti appoggi all’altro convinta che sia una roccia e tendi a scendere a molti compromessi anche con te stessa, magari perché vuoi fortemente costruire una famiglia, avere un figlio o realizzare un progetto di vita. Oggi non ho più niente da dimostrare. So esattamente chi sono, cosa voglio e soprattutto cosa non accetto più».
«Non temo di stare da sola: sono indipendente economicamente, ho la mia vita, mia figlia Maelle, il mio lavoro, le mie amiche. Questo cambia radicalmente le carte in tavola, perché non ti leghi a una persona per riempire un vuoto o per bisogno, ma per pura e semplice scelta. È la gioia immensa di guardarsi e dirsi: «Sto bene con te, ci scegliamo ogni singolo giorno per il piacere di camminare insieme».
Questa forma d’amore cambia anche il modo di gestire le dinamiche di coppia e la quotidianità?
«Moltissimo. Un tempo le aspettative ferivano, oggi si è molto più accoglienti verso i difetti dell’altro. Quando incontri un compagno di vita a cinquant’anni suonati, accetti la persona che hai di fronte nella sua totalità, senza la pretesa infantile di doverla cambiare o plasmare a tua immagine. C’è una complicità più dolce, una protezione reciproca e un rispetto degli spazi che da giovani spesso manca. Si è consapevoli che non si può rappresentare tutto per l’altra persona».
«E poi, vivere nel bosco con Vittorio ha amplificato queste sensazioni: la natura restituisce i tempi biologici reali, la lentezza, il valore del silenzio e del respiro profondo lontano dal caos. Scegliersi senza vincoli, senza l’ansia del futuro ma con il gusto di godersi il presente, è un dono meraviglioso che mi riempie il cuore e mi aiuta a mantenere quel sorriso aperto che la gente vede in televisione».
La routine di Antonella Clerici per stare bene: «Muovermi mi aiuta anche con l’umore»

Oltre alla serenità affettiva, la vediamo anche in grandissima forma fisica. Ha una routine di salute ben precisa che la aiuta a gestire lo stress?
«Sì, ma sempre senza cadere negli eccessi. Mi sveglio presto, verso le sei e mezza, e prima di iniziare la giornata lavorativa mi dedico al mio benessere: 40 minuti di camminata sul tapis roulant, un po’ di stretching e qualche esercizio con i pesetti per i muscoli. Tutti, soprattutto dopo i 50 anni, dovremmo sollevare pesi per stare in salute! Non sono certo un tipo da palestra, ma muovermi ogni mattina mi aiuta a scaricare le tensioni e riequilibrare l’umore. Ho anche rivoluzionato la colazione, abbandonando il dolce per passare al salato: mi dà un’energia pazzesca. E niente dosi massicce di integratori: se ne dovessi prendere 40 al giorno come vedo fare a molte colleghe, morirei!».
E con la cucina, campo in cui è praticamente un’autorità, che rapporto ha oggi?
«Resto una golosa, però negli anni ho imparato ad ascoltare il mio corpo. Se ceno pesante la sera la pago subito, quindi ho trovato la mia formula: la sera mangio quasi sempre proteine, come carne, pesce o uova accompagnati da verdure, mentre se voglio un bel piatto di pasta me lo godo a pranzo. Ogni tanto seguo anche il digiuno intermittente, che su di me funziona benissimo. La chiave sta nell’equilibrio, senza privarsi del gusto. Preparare un piatto semplice per le persone che amo rimane per me un atto d’affetto insostituibile».
Maelle, il dialogo e l’importanza dell’indipendenza
Sua figlia Maelle sta per diventare maggiorenne. Che mamma si sente in questa fase della sua vita?
«Maelle è cresciuta insieme al mio pubblico. Oggi che è un’adolescente cerco di usare il dialogo ed evitare lo scontro. Se andassi sul muro contro muro sarei perdente in partenza. Preferisco spiegarle le cose con calma, lasciarle i suoi spazi e farle capire il valore dell’impegno. Le ripeto sempre che la cosa più importante nella vita è l’indipendenza: solo se sei autonoma e non dipendi da nessuno sarai sempre libera di fare le tue scelte a testa alta».
Se potesse incontrare la giovane Antonella che studiava Giurisprudenza a Milano, cosa le direbbe?
«Che è stata brava e fortunata. E le suggerirei anche di stare tranquilla, perché tutto quello che ha conquistato lo ha fatto con serietà, sacrificio e dedizione, senza mai tradire la propria natura. Le direi di non avere ansia per il futuro, perché quando metti il cuore in ciò che fai, le strade si aprono sempre».




