Quando Chiara Schettino parla di Rosso, difficilmente lo fa come di un progetto nato per caso. Oggi ha 24 anni, è CEO e co-founder di Ema Health e da qualche anno lavora alla costruzione di una startup che ha scelto un settore molto particolare in cui fare innovazione: quello della donazione di sangue e plasma.
L’idea di occuparsi di questo mondo è legata anche a un’esperienza personale. Nel 2020, a 18 anni, Chiara ha ricevuto una diagnosi di linfoma non-Hodgkin. Durante le cure ha avuto bisogno di trasfusioni e si è trovata direttamente dall’altra parte di un sistema che fino a quel momento aveva conosciuto soltanto da lontano.
«Non appena sarò guarita, farò di tutto per sensibilizzare sulla donazione di sangue», pensava allora. Quella promessa è rimasta, ma nel tempo ha preso una forma diversa da quella che immaginava. Ha raccontato la sua storia a OK Salute.
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Da un’esperienza personale a un’idea imprenditoriale
Chiara ha sempre avuto un interesse per l’innovazione applicata alla salute. Ancora prima di occuparsi di sangue, durante il lockdown aveva lavorato a un progetto di startup legato alla possibilità di pre-diagnosticare il Covid attraverso l’analisi della voce. Dopo la guarigione, il tema della donazione è tornato nella sua vita. Non soltanto come qualcosa da raccontare, ma come un problema sul quale provare a intervenire.
Nel 2023, insieme a Filippo Toni, ha fondato Ema Health. Il primo prodotto della società è Rosso, una piattaforma digitale che permette di cercare un centro di raccolta, scegliere giorno e orario e prenotare una donazione di sangue o plasma direttamente dallo smartphone (Chiara Schettino ce ne ha parlato in maniera approfondita in un’altra intervista, ndr).
L’obiettivo è intervenire su un percorso che, per anni, è rimasto in gran parte analogico e frammentato. E non riguarda soltanto il momento della prenotazione: Rosso accompagna il donatore anche nelle fasi successive, con assistenza e reminder, mentre la società lavora allo stesso tempo sulla digitalizzazione dei centri di raccolta. È un approccio che guarda quindi sia a chi dona sia alle strutture che gestiscono la raccolta.
Tre milioni per far crescere Rosso
A giugno Ema Health ha raccolto 3 milioni di euro da un gruppo di investitori guidato da 360 Capital, con il supporto di CDP Venture Capital. Il capitale raccolto servirà ad accelerare l’espansione di Rosso in Italia, aumentando il numero di donatori attivi e dei centri di raccolta digitalizzati.
Per Chiara, quindi, la sfida oggi è molto più ampia della sensibilizzazione sulla donazione. È costruire un’azienda capace di intervenire concretamente su un pezzo del sistema sanitario e utilizzare la tecnologia per rendere più semplice un gesto che ancora oggi, per molte persone, rimane lontano dalla propria quotidianità. «La mia sfida è portare sempre più giovani a fare questo passo», racconta. Ed è proprio sui giovani che Rosso ha scelto di concentrarsi. Non attraverso campagne basate sul senso del dovere, ma provando a rendere la donazione più compatibile con il modo in cui le nuove generazioni vivono, si informano e utilizzano i servizi.
Il sangue come questione di futuro
La necessità di coinvolgere nuovi donatori non riguarda soltanto la comunicazione. Il ricambio generazionale è una delle questioni con cui il sistema trasfusionale italiano deve confrontarsi nei prossimi anni. È qui che Chiara vede lo spazio per Rosso: usare uno strumento che i giovani già conoscono, lo smartphone, per rendere più accessibile un percorso che finora ha avuto poca presenza digitale. Ema Health oggi è una realtà con una propria tecnologia, un team, investitori e un piano di crescita. Rosso è il prodotto con cui sta entrando nel sistema trasfusionale. E Chiara, che a 18 anni aveva promesso a se stessa di fare qualcosa per la donazione, oggi quella promessa la sta mantenendo in una forma molto più grande di quanto probabilmente immaginasse.




