Negli ultimi anni, le abitudini legate alla sessualità e alla salute riproduttiva nel nostro Paese stanno registrando una trasformazione che preoccupa medici e autorità sanitarie. I dati epidemiologici più recenti evidenziano, infatti, una progressiva diminuzione dell’impiego del preservativo, un calo che si fa particolarmente marcato tra le generazioni più giovani. Quello che a prima vista potrebbe sembrare solo un cambiamento statistico nei comportamenti di coppia nasconde, in realtà, implicazioni sanitarie profonde.
I numeri fotografano una tendenza costante: secondo i dati ISTAT, l’uso del preservativo in Italia è in calo: dal 39,1% del 2013 è sceso al 35% nel 2019 tra le donne 18-49 anni. Questa flessione non rappresenta un semplice dato demografico, ma segna un arretramento culturale nell’adozione del dispositivo medico.
Il punto centrale da comprendere è che la questione non riguarda esclusivamente la pianificazione familiare o la prevenzione delle gravidanze indesiderate. Il vero allarme riguarda la protezione dalle infezioni sessualmente trasmesse (IST), patologie infettive che, complice il minor ricorso al profilattico, stanno registrando una decisa e preoccupante risalita su tutto il territorio nazionale.
Analizziamo più nel dettaglio le statistiche attuali, le ragioni alla base di questa tendenza, l’impatto clinico sulle infezioni più diffuse come clamidia e gonorrea e le buone pratiche raccomandate dagli specialisti per prendersi cura di sé e del partner in piena sicurezza.
In questo articolo
Quante persone usano davvero il preservativo in Italia?
Nonostante le campagne di sensibilizzazione, il profilattico continua a perdere terreno all’interno delle scelte contraccettive quotidiane della popolazione adulta. I dati raccolti dall’ISTAT per la fascia femminile tra i 18 e i 49 anni mostrano una frammentazione dei metodi adottati:
- il 35% delle donne indica il preservativo come metodo contraccettivo principale di riferimento;
- i 21,1% ricorre alla pillola anticoncezionale, un dato a sua volta in diminuzione rispetto al 25,9% registrato nel 2013;
- il 18% delle intervistate dichiara di affidarsi al coito interrotto, una pratica priva di basi scientifiche e considerata del tutto inaffidabile dagli esperti;
- il 23% delle donne sessualmente attive riferisce di non utilizzare alcun tipo di metodo contraccettivo durante i rapporti.
Questo quadro mette in risalto una vulnerabilità evidente: quasi una donna su quattro tra quelle sessualmente attive si espone al rischio concreto di gravidanze non pianificate e, soprattutto, contrae rapporti senza alcuna protezione da virus e batteri trasmissibili per via sessuale.
Cosa dicono i dati sui comportamenti dei più giovani

Se tra gli adulti la flessione è costante, nella fascia adolescenziale e giovanile il fenomeno assume contorni ancora più critici, evidenziando una progressiva perdita di consapevolezza circa i rischi reali del sesso non protetto. Le rilevazioni condotte sui comportamenti dei ragazzi e delle ragazze sessualmente attivi mostrano contraddizioni profonde:
- il 61% dei ragazzi e il 57% delle ragazze dichiarano di aver utilizzato il profilattico durante l’ultimo rapporto occasionale o stabile;
- soltanto il 38,9% dei giovani afferma tuttavia di farne un uso costante e continuativo (“sempre”);
- il 19,1% ammette di non utilizzarlo mai, indipendentemente dal tipo di rapporto o dal partner;
- circa un terzo degli adolescenti ha affrontato l’ultimo rapporto intimo senza alcuna barriera protettiva.
Il dato emerge con chiarezza anche dall’indagine condotta da HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), secondo cui solo il 43% dei giovani 11-24 anni usa il preservativo in modo coerente. Dichiarare di aver usato il profilattico nell’ultimo rapporto non equivale, infatti, a proteggersi con regolarità: l’uso saltuario espone l’organismo agli stessi identici pericoli di chi non lo adopera affatto.
Usarlo sempre o usarlo solo ogni tanto: perché l’intermittenza non protegge
Tra la popolazione persiste spesso la falsa convinzione che proteggersi “nella maggior parte dei casi” sia sufficiente a scongiurare brutte sorprese. Dal punto di vista infettivologico, tuttavia, la differenza tra l’uso continuo e quello sporadico è abissale. La sicurezza biologica non ammette mezze misure:
- uso “sempre”: assicura una barriera fisica impermeabile contro batteri, parassiti e virus, garantendo un’altissima efficacia protettiva sia contro le IST sia contro le gravidanze;
- uso “ogni tanto”: mantiene un livello di rischio elevatissimo, poiché è sufficiente un singolo contatto non protetto per contrarre un patogeno silente o trasmetterlo inconsapevolmente;
- non uso mai: espone l’individuo al massimo grado di vulnerabilità clinica, trasformando ogni rapporto in una potenziale occasione di contagio.
L’indagine LELO 2025 conferma come la popolazione italiana sia divisa: a fronte di un 37,6% che lo usa costantemente e di un 18,5% che lo impiega quasi sempre, il 24% dichiara di averne aumentato l’uso negli ultimi cinque anni, mentre il 16% lo ha ridotto e l’8% non lo ha mai acquistato né utilizzato. La quota complessiva di chi si protegge con regolarità resta, dunque, al di sotto della soglia necessaria per garantire una reale tutela della salute pubblica.
L’impatto clinico: l’allarmante risalita delle infezioni sessualmente trasmesse

La conseguenza diretta e tangibile del minor ricorso alla barriera protettiva è il costante incremento dei casi clinici registrati nei centri specializzati. Questa crescita progressiva segna una ripresa decisa di patologie che in passato sembravano destinate a una lenta regressione. I dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) mostrano un quadro clinico chiaro:
| Infezione sessualmente trasmessa | Variazione epidemiologica | Dettaglio clinico |
| Clamidia | +41,5% in un solo anno | Picco tra i 15 e i 24 anni (8,3% vs 2,7% negli over 24). |
| Gonorrea | Casi quintuplicati dal 2010 al 2024 | Picco di 1.555 casi nel 2024 (+84% rispetto al 2021). |
| Sifilide | +25,5% tra il 2021 e il 2023 | Infezione batterica sistemica in costante risalita. |
| HIV | 2.379 nuove diagnosi nel 2024 | Andamento stabile (2.507 nel 2023), ma con troppe diagnosi tardive. |
Il dato epidemiologico sottolinea un pericolo generazionale netto, dato che la clamidia è più che triplicata tra i giovani 15-24 anni rispetto agli over 24 (8,3% vs 2,7%). Questo microrganismo infetta frequentemente le vie genitali senza dare sintomi evidenti nell’immediato, diffondendosi silenziosamente e rischiando di provocare danni irreparabili all’apparato riproduttivo se non diagnosticato e curato con antibiotici mirati.
Le ragioni del calo: perché si usa sempre meno il profilattico?
Non esiste un solo motivo in grado di spiegare questo fenomeno; piuttosto, si ha a che fare con un insieme complesso di fattori culturali, educativi e psicologici che agiscono simultaneamente:
- falsa sensazione di sicurezza: la diffusione dei contraccettivi ormonali porta molti a ritenere risolto ogni pericolo, ignorando che la pillola non scherma in alcun modo dalle infezioni;
- assenza di percorsi educativi strutturati: nelle scuole italiane manca un insegnamento obbligatorio e continuativo dedicato all’affettività e alla salute sessuale;
- persistenza dello stigma sociale: acquistare preservativi o proporne l’uso al partner suscita ancora oggi imbarazzo, vergogna o timore di essere giudicati;
- bassa percezione del rischio individuale: prevale l’idea illusoria che le infezioni colpiscano “gli altri” o che l’aspetto rassicurante del partner sia sinonimo di salute biologica;
- disagio fisico percepito: permane la convinzione che il profilattico rappresenti un ostacolo insormontabile alla spontaneità e al piacere intimo;
- transizione affrettata nelle coppie stabili: si tende ad abbandonare il preservativo all’inizio di una relazione senza essersi prima sottoposti a uno screening infettivologico di coppia;
- effetto collaterale delle nuove terapie: l’avvento della profilassi pre-esposizione (PrEP) contro l’HIV ha ridotto la paura del contagio da virus dell’immunodeficienza, inducendo talvolta ad abbassare la guardia contro tutte le altre infezioni batteriche e virali.
I pericoli del sesso non protetto: cosa si rischia davvero
Avere rapporti sessuali completi senza barriera significa esporsi a una serie di complicanze mediche che possono condizionare la salute futura in modo permanente. Basta un solo rapporto non protetto, infatti, per contrarre un’infezione sessualmente trasmessa. I pericoli concreti a cui si va incontro comprendono:
- infezioni completamente asintomatiche: sia la clamidia che la gonorrea decorrono frequentemente senza bruciore o secrezioni evidenti, evolvendo nel tempo in malattia infiammatoria pelvica (MIP), dolore cronico e infertilità irreversibile;
- rischio di gravidanze non programmate: dovuto all’assenza di contraccezione o al ricorso fallace a pratiche prive di sicurezza;
- diagnosi tardive di HIV: scoprire l’infezione a distanza di anni riduce l’efficacia precoce delle terapie antiretrovirali e favorisce il contagio involontario di altri individui;
- infezioni da Papillomavirus (HPV): virus altamente trasmissibile che favorisce lesioni precancerose e neoplasie del collo dell’utero, dell’ano e del cavo orale; il profilattico ne abbatte sensibilmente la trasmissione, pur non coprendo interamente tutte le aree cutanee;
- epatiti B e C: gravi infezioni virali a carico del fegato che possono cronicizzare fino a quadri di cirrosi o insufficienza epatica.
A conferma di come il problema sia trasversale e diffuso, l’ISS rileva un dato indicativo: nel 2024, il 54,7% delle chiamate al Telefono Verde AIDS e IST riguarda rapporti eterosessuali; il 9,5% rapporti tra uomini. Questo dimostra chiaramente che il rischio biologico è legato esclusivamente alle modalità del rapporto e non all’orientamento sessuale di chi lo pratica.
Come proteggersi: le regole per una sessualità sicura

La soluzione per arrestare la crescita delle infezioni non risiede in un atteggiamento punitivo, ma nella diffusione di buone pratiche accessibili, verificabili e prive di giudizio morale:
- utilizzare il preservativo fin dall’inizio del contatto in ogni rapporto occasionale o quando lo stato sierologico del partner non è formalmente accertato;
- sottoporsi a un controllo completo per IST insieme al partner prima di decidere di abbandonare l’uso del profilattico all’interno di una relazione monogama;
- integrare la doppia protezione: affiancare il preservativo a un contraccettivo ormonale o intrauterino per azzerare contemporaneamente il rischio di infezioni e gravidanze indesiderate;
- aderire alle campagne vaccinali gratuite contro l’infezione da HPV e contro l’epatite B secondo i calendari sanitari previsti;
- rivolgersi senza timore ai consultori familiari, ai reparti di malattie infettive o al proprio medico per ricevere chiarimenti e prescrizioni;
- vivere l’acquisto e la condivisione del profilattico come una forma di rispetto e cura reciproca, mai come una mancanza di fiducia nei confronti dell’altro.
In Italia sono attivi 628 centri dove fare test gratuiti per HIV e IST, mentre il Telefono Verde AIDS e IST dell’ISS è attivo al numero 800 861061. I test sono confidenziali, rapidi, spesso anonimi e consentono di accedere tempestivamente alle cure del caso prima che l’infezione causi lesioni permanenti.
La contraccezione in Italia e il confronto con l’Europa
Il quadro italiano appare particolarmente arretrato se paragonato ai comportamenti registrati nel resto d’Europa, dove la cultura della prevenzione sessuale è sostenuta da decenni di programmi educativi continuativi. Se, come anticipato, in Italia solo il 35% delle donne utilizza il preservativo e circa il 20% sceglie la pillola contraccettiva, nei Paesi dell’Europa occidentale la contraccezione ormonale tocca quote medie del 50-60%, affiancata da un ricorso costante ai metodi di barriera tra il 30% e il 40%.
Al contempo, il ritardo culturale italiano nell’adozione di metodi contraccettivi moderni e sicuri è stimato in circa 45 anni rispetto alle altre nazioni del bacino mediterraneo ed europeo. La forte diffusione del coito interrotto (utilizzato da quasi un quinto della popolazione) testimonia un deficit informativo che spinge molte persone a fare affidamento su metodi privi di validità clinica, esponendosi a rischi evitabili.
Il calo dell’uso del preservativo in Italia non è, quindi, un dato astratto: si traduce in migliaia di infezioni sessualmente trasmesse in più ogni anno. Proteggersi non è solo una questione di contraccezione, ma di salute pubblica. Usare il preservativo, infatti, è un atto di responsabilità verso sé stessi e verso il partner.
FAQ – Domande frequenti sull’uso del preservativo e la prevenzione
Perché si registra una diminuzione dell’uso del preservativo nel nostro Paese?
Il calo è legato a una combinazione di fattori: la carenza di corsi di educazione sessuale nelle scuole, la sopravvivenza di imbarazzi e tabù culturali, una falsa percezione di invulnerabilità e l’errata convinzione che i metodi ormonali proteggano anche dalle infezioni.
Quali sono le infezioni sessualmente trasmesse in maggior aumento?
L’infezione che registra l’incremento più preoccupante è la clamidia, cresciuta del 41,5% in un solo anno e concentrata principalmente tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Anche la gonorrea ha mostrato una rapida ascesa, con numeri quintuplicati dal 2010 a oggi.
L’infezione da HIV è in aumento in Italia?
Le nuove diagnosi di HIV si mantengono stabili (2.379 casi segnalati nel 2024 a fronte dei 2.507 del 2023). Tuttavia, desta forte preoccupazione l’elevata percentuale di diagnosi tardive, che si verificano quando il virus ha già indebolito il sistema immunitario a causa di controlli rimandati troppo a lungo.
Il preservativo offre una protezione totale da tutte le infezioni?
Il preservativo è il metodo più sicuro ed efficace disponibile, in grado di proteggere da HIV, clamidia, gonorrea ed epatiti. Tuttavia non offre una schermatura del 100% per infezioni che si trasmettono per semplice contatto cutaneo su aree non coperte dalla guaina, come le lesioni da Papillomavirus (HPV), la sifilide o l’herpes genitale.
La pillola o la spirale possono sostituire l’uso del profilattico?
No. I dispositivi ormonali e intrauterini sono progettati esclusivamente per evitare la fecondazione e prevenire gravidanze non desiderate, ma non formano alcuna barriera contro virus, batteri o miceti trasmissibili durante l’atto sessuale.
Fonti e approfondimenti:
- ISTAT: “Indagine Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari 2019”
- Ministero della Salute: “Relazione IVG – dati 2023”
- ISS – Istituto Superiore di Sanità: “Infezioni sessualmente trasmesse – 2025”, “Giornata mondiale della salute sessuale: in Italia stabile l’Hiv ma in crescita le altre infezioni”, “Infezioni sessualmente trasmesse in aumento nel 2024, picco per clamidia e gonorrea”, “Aids – Aspetti epidemiologici in Italia”, “Nel 2025 25 chiamate al giorno al Telefono Verde Aids e IST dell’Iss”
- LELO: “LELO Survey Highlights Shifting Condom Use Amidst Ongoing HIV Battle”




