«C’è un caso di streptococco». Basta un messaggio nella chat di classe per innescare un passaparola di dubbi e preoccupazioni. Bisogna eseguire un tampone anche a un bambino senza sintomi? Il test rapido da comprare in farmacia è affidabile? Come distinguere un mal di gola virale da uno causato da un batterio? Tutte domande che tormentano ciclicamente i genitori con la riapertura delle scuole.
Abbiamo chiesto di fare chiarezza ad Andrea Lo Vecchio, presidente della Società italiana di infettivologia pediatrica (Sitip) e professore associato di Pediatria all’Università Federico II di Napoli. «Lo streptococco di gruppo A (Streptococcus pyogenes) è il batterio responsabile della maggior parte delle infezioni batteriche della gola nei bambini e nei ragazzi», spiega l’esperto.
«Colpisce nella fascia d’età tra 3 e 15 anni, al di sotto e al di sopra di questa soglia le infezioni sono rare. Il batterio si trasmette attraverso le goccioline respiratorie emesse parlando, tossendo o starnutendo e tramite contatti ravvicinati. Per questo asili, scuole e palestre, i luoghi dove bambini e ragazzi trascorrono molte ore insieme, sono gli ambienti in cui circola più facilmente. E, per la stessa ragione, ogni anno si registrano circa 400 milioni di infezioni nel mondo».
In questo articolo
Streptococco: quali infezioni può causare nei bambini
Nella maggior parte dei casi, il batterio provoca infezioni delle alte vie respiratorie. «Soprattutto faringiti e otiti», precisa Lo Vecchio. «In misura minore può colpire anche la pelle e i tessuti molli causando, ad esempio, l’impetigine, che si manifesta con piccole lesioni e caratteristiche croste color miele, soprattutto su viso, braccia e gambe. Più raramente, può provocare anche forme invasive, come polmoniti, ascessi, celluliti (infezioni della pelle e dei tessuti sottocutanei) o la fascite necrotizzante, un’infezione seria dei tessuti molli che richiede un ricovero urgente».
Faringite e impetigine, in genere, si riducono nel giro di pochi giorni. «A volte anche senza terapia», precisa l’esperto. Il vero motivo per cui non va sottovalutata l’infezione da streptococco, infatti, è un altro: il rischio delle complicanze che possono comparire nel tempo, se non viene riconosciuta e trattata correttamente. Una delle più temute, ad esempio, è la febbre reumatica, una reazione infiammatoria che può danneggiare in modo permanente il cuore. È il caso, spesso ricordato, di Massimo Troisi: colpito da febbri reumatiche fin dall’infanzia, il comico romano sviluppò una grave lesione della valvola mitrale che contribuì ai problemi cardiaci culminati nella sua morte, nel giugno del 1994.
Possibili complicanze
«Possono essere principalmente di due tipi. Le prime sono dovute alla diffusione del batterio nell’organismo, come sinusiti, ascessi, polmoniti o, nei casi più seri, sepsi. Sono rischi che corrono soprattutto le persone fragili con difese immunitarie ridotte», sottolinea Lo Vecchio. Le seconde sono le cosiddette “complicanze immunomediate”: «Il sistema immunitario, dopo aver eliminato il batterio, continua ad attaccare per errore alcuni tessuti dell’organismo, in particolare cuore, articolazioni e reni. Possono così svilupparsi patologie più gravi come la febbre reumatica, una malattia infiammatoria autoimmune che interessa soprattutto cuore e articolazioni, oppure la glomerulonefrite post-streptococcica, un’infiammazione dei reni. Sono eventi rari, ma è importante
prevenirli riconoscendo l’infezione in tempo».
Streptococco nei bambini: quali sono i sintomi

«I sintomi più tipici sono la febbre alta, oltre i 38 gradi, e il mal di gola intenso. Nei bambini più piccoli il dolore può essere così forte da portarli a rifiutare il cibo», fa sapere l’esperto. Le tonsille possono gonfiarsi e diventare rosse, possono comparire placche e piccole macchie rosse sul palato (petecchie), mentre i linfonodi del collo tendono a ingrossarsi. «Un altro elemento che fa sospettare l’infezione da streptococco è l’assenza della tosse, che invece è molto frequente nelle forme virali».
Quando fare il tampone per lo streptococco
Nessuno di questi segnali, però, basta a stabilire con certezza se si è di fronte a un’infezione da streptococco. «Se i sintomi lo fanno sospettare, la raccomandazione è una sola: bisogna rivolgersi al pediatra», raccomanda Lo Vecchio. «Spetta al medico stabilire se il tampone è necessario: chi lo ha a disposizione, può eseguirlo direttamente in ambulatorio durante la visita; altrimenti si indirizza il bambino a un laboratorio o a una farmacia. Questa è una battaglia che la Società italiana di infettivologia pediatrica porta avanti da tempo: non si deve andare in farmacia di propria iniziativa per acquistare un tampone rapido, tanto meno decidere autonomamente di assumere un antibiotico in base ai sintomi o al risultato. L’abitudine all’autodiagnosi, forse ereditata dal periodo della pandemia, è sbagliata perché il tampone va sempre interpretato insieme alla visita clinica».
Il rischio è assumere antibiotici senza che siano necessari, con effetti collaterali immediati, come diarrea e nausea e, nel tempo, favorire l’aumento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza.
Tampone positivo: significa sempre che il bambino ha lo streptococco?
Un tampone positivo non significa necessariamente che il bambino abbia un’infezione in corso. «Può essere un portatore sano: il batterio vive sulle mucose senza provocare alcuna malattia. È una condizione frequente che non richiede né accertamenti né terapia antibiotica», precisa l’esperto. «Il test rapido ha una sensibilità superiore al 90%: è molto efficace nell’individuare la presenza del batterio ed è frequente che lo intercetti».
Streptococco: quando serve l’antibiotico
Quando il pediatra conferma la diagnosi, prescrive l’amoxicillina, un antibiotico a cui lo streptococco è ancora sensibile. Può associare anche un probiotico per ridurre il rischio di diarrea. «I sintomi, in genere, iniziano a migliorare dopo due-tre giorni dall’inizio della terapia. Se il bambino è sfebbrato e in buone condizioni generali, salvo diversa indicazione, può tornare a scuola», conferma il pediatra. «E anche quando febbre e mal di gola passano, l’antibiotico va assunto per tutti i dieci giorni prescritti perché è questa la durata indicata dalle linee guida per prevenire la febbre reumatica, la complicanza più temuta».
Lo streptococco può tornare dopo la guarigione?

Una volta curata l’infezione, lo streptococco può ripresentarsi: un bambino può ammalarsi fino a quattro-cinque volte nel corso dell’infanzia perché esistono ceppi diversi del batterio e la malattia non lascia un’immunità permanente. Al momento, inoltre, non c’è un vaccino contro lo streptococco di gruppo A.
Streptococcus salivarius K12: può aiutare a prevenire le ricadute?
A parte i probiotici utilizzati per proteggere l’intestino, negli ultimi anni la ricerca si è concentrata in particolare su un ceppo, lo Streptococcus salivarius K12, un batterio buono che non ha effetti sull’intestino ma che, secondo le ricerche, aiuta a ostacolare la crescita dello streptococco. I possibili benefici di questo batterio, che vive normalmente nella bocca, sono stati valutati anche in una delle revisioni sistematiche più recenti sull’argomento.
Pubblicata nel 2024 sulla rivista Life, la ricerca ha raccolto i risultati di 15 studi clinici condotti su bambini sani e piccoli pazienti con faringiti, otiti ricorrenti e adenoiditi croniche. Dai risultati, è emerso che K12 può contribuire a ridurre le ricadute di faringite streptococcica, il ricorso agli antibiotici e i giorni di assenza da scuola. Gli autori, però, hanno sottolineato che le prove disponibili non sono ancora sufficienti per raccomandarne l’uso nelle linee guida.
Streptococco: cosa devono fare e non fare i genitori
Cosa fare
- Se il bambino ha febbre e mal di gola (senza tosse), contattare il pediatra.
- Eseguire il tampone solo se lo consiglia il medico.
- Se viene prescritta la terapia antibiotica, completarla fino al decimo giorno.
- Rispettare i tempi indicati dal pediatra anche per il rientro a scuola.
- Durante l’infezione, lavare spesso le mani e non condividere bicchieri, posate o borracce.
Cosa non fare
- Eseguire il tampone se il bambino non ha sintomi, anche se in classe c’è un caso di streptococco.
- Acquistare un test rapido in farmacia per l’autodiagnosi.
- Iniziare l’antibiotico senza la valutazione del pediatra.
- Sospendere l’antibiotico quando i sintomi migliorano.
- Ripetere il tampone a fine terapia (a meno che non sia stato richiesto dal medico).
Perché i casi di streptococco sono aumentati dopo la pandemia
I ricercatori del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma hanno condotto uno studio per ricostruire l’andamento delle infezioni da streptococco prima, durante e dopo la pandemia. La ricerca, pubblicata nel 2024 su The Lancet Microbe, ha analizzato i dati raccolti tra il 2018 e il 2023 su un campione di oltre 1.800 persone, tra bambini e ragazzi.
I risultati hanno mostrato che i casi di streptococco sono aumentati rapidamente nel 2023, secondo gli autori per la ripresa dei contatti sociali dopo la fine delle misure di contenimento. Nel periodo successivo, però, l’incidenza è tornata su livelli simili a quelli precedenti al Covid. Un dato che, secondo gli esperti, lascia ben sperare che il picco di casi sia ormai alle spalle.




