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Donare il sangue con un’app: come funziona Rosso, la startup italiana che semplifica le prenotazioni

Fondata da due imprenditori under 25, Rosso è la prima app italiana che permette di prenotare e gestire le donazioni di sangue e plasma in pochi click

Per molte persone donare il sangue in Italia è ancora oggi un percorso poco intuitivo e accessibile, tra informazioni frammentate e difficoltà nelle prenotazioni. Per semplificare l’intero processo nasce Rosso, la prima app italiana che aiuta i donatori a trovare centri vicini, verificare la propria idoneità e gestire le donazioni.

C’è chi vorrebbe donare il sangue ma non sa se ha i requisiti per farlo, chi sarebbe disponibile fin da subito ma non sa a chi rivolgersi e chi non conosce le modalità di prenotazione. Per mettere ordine nel delicato ecosistema delle donazioni di sangue e plasma, due giovanissimi imprenditori – Chiara Schettino e Filippo Toni – nel 2023 fondano Rosso, la prima app italiana che consente di prenotare e gestire le proprie donazioni con un semplice click.

filippo toni e chiara schettino, fondatori dell'app italiana Rosso per la donazione del sangue
Filippo Toni e Chiara Schettino, fondatori under 25 di Rosso

Inserita nella Top 100 Startup Italiane di Forbes, Rosso permette ai donatori o futuri tali di fissare in pochi passaggi un appuntamento presso le strutture più vicine e agli operatori stessi di monitorare e gestire le richieste. Sempre grazie all’app si scopre se si è idonei alla donazione e si ricevono utili promemoria per quelle successive. Ma come funziona, in concreto, l’applicazione e perché rappresenta un unicum nel panorama italiano? Ce lo racconta direttamente la founder Chiara Schettino, 24enne con alle spalle altri progetti digital tech innovativi e che oggi guida un team di 15 persone.

Donare il sangue con un’app: come nasce Rosso

Com’è nata l’idea di creare un’app come Rosso?

Rosso nasce dall’esigenza di semplificare un gesto fondamentale come la donazione di sangue e plasma. Sebbene in Italia esista una rete molto solida di associazioni e centri trasfusionali, spesso il percorso per il donatore è tutt’altro che semplice. Quindi con Filippo, co-founder, ho voluto creare uno strumento digitale che rendesse questo processo più accessibile e intuitivo, soprattutto per le nuove generazioni.

C’è stato un bisogno personale che l’ha ispirata?

Sì, ho vissuto da vicino il tema della trasfusione e questo mi ha fatto comprendere quanto sia cruciale la disponibilità di sangue, soprattutto nei momenti di emergenza. È stata una spinta importante per trasformare un bisogno in un progetto concreto.

Perché in Italia si dona ancora poco sangue

Qual è oggi il principale ostacolo alla donazione di sangue in Italia?

Stando ai dati del Ministero della Salute, nel 2024 i donatori in Italia sono stati circa 1,68 milioni. In generale, nel nostro Paese dona sangue solo il 2,7% della popolazione e l’età media è sopra i 45 anni. Gli ostacoli principali sono la mancanza di consapevolezza e le informazioni spesso frammentate, difficili da reperire. A questo si aggiunge una limitata digitalizzazione dei processi, che rende l’accesso alla donazione meno immediato di quanto potrebbe essere.

Perché molte persone, pur volendo donare, non lo fanno?

Perché tra l’intenzione e l’azione ci sono ancora troppe barriere pratiche: spesso non si sa dove andare, come prenotare, se si è idonei o quanto tempo richieda la donazione. Nella maggior parte dei casi non è una mancanza di volontà, ma di semplicità e accesso alle informazioni.

Come funziona Rosso e come prenotare una donazione tramite app

Come funziona l’app Rosso?

È molto semplice: si scarica gratuitamente l’app, che geolocalizza l’utente e indica il centro di raccolta più vicino, che sia un ospedale o un’associazione. A quel punto è possibile selezionare giorno e ora in base alle disponibilità. Ovviamente contestualmente si compila un questionario per scoprire se si è idonei alla donazione e trasmettere le informazioni necessarie. Al resto pensa Rosso, accompagnando il donatore lungo tutto il percorso.

Qual è la funzione dell’app che, secondo lei, fa davvero la differenza per l’utente?

Credo proprio la semplicità nella prenotazione. E poi l’utente può tenere traccia di tutte le donazioni fatte, oltre che avere un reminder per la donazione successiva, cosa che aiuta a fidelizzare il donatore nel tempo, ovunque si trovi.

Sensibilizzare i giovani alla donazione: il lavoro nelle scuole e nelle aziende

Avete integrato anche strumenti di sensibilizzazione?

Sì, Rosso non è solo una piattaforma di prenotazione. Lavoriamo molto sulla sensibilizzazione, soprattutto tra i giovani, attraverso scuole e università. Inoltre collaboriamo già con parecchie aziende per promuovere la donazione di sangue e plasma tra i dipendenti, con programmi specifici. L’obiettivo è rendere la donazione parte della quotidianità e non solo una risposta alle emergenze.

Le difficoltà di innovare nel settore sanitario

Qual è stata la sfida più difficile nello sviluppo del progetto?

Integrare innovazione e sistema sanitario, che è giustamente molto regolamentato. Ci sono stati ostacoli burocratici e istituzionali, ma soprattutto la necessità di costruire un rapporto di fiducia con tutti gli attori coinvolti.

Quanto è difficile innovare in un settore così regolamentato come quello sanitario?

È sicuramente complesso, perché richiede il rispetto di normative stringenti e la gestione di dati sensibili. Tuttavia, è proprio in questi contesti che l’innovazione può avere il maggiore impatto, se sviluppata in modo responsabile e in collaborazione con le istituzioni.

I prossimi obiettivi della startup Rosso

Quali sono i prossimi sviluppi di Rosso?

L’obiettivo è ampliare sempre di più la rete dei centri integrati e migliorare l’esperienza dell’utente con funzionalità sempre più personalizzate. Stiamo lavorando su strumenti di prevenzione, maggiore integrazione con il sistema sanitario e nuove soluzioni per coinvolgere attivamente donatori, aziende e comunità.

Chiara Caretoni

Giornalista pubblicista, lavora come redattrice per OK Salute e Benessere dal 2015 e dal 2021 è coordinatrice editoriale della redazione digital. È laureata in Lettere Moderne e in Filologia Moderna all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha accumulato diverse esperienze lavorative tra carta stampata, web e tv. Nel 2018 vince il XIV Premio Giornalistico SOI – Società Oftalmologica Italiana, nel 2021 porta a casa la seconda edizione del Premio Giornalistico Umberto Rosa, istituito da Confindustria Dispositivi Medici e, infine, nel 2022 vince il Premio "Tabacco e Salute", istituito da SITAB e Fondazione Umberto Veronesi.
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