Novembre è tradizionalmente il mese di Movember, la campagna internazionale dedicata alla sensibilizzazione sui tumori maschili e sulla salute dell’uomo. Nonostante la diffusione delle informazioni, gli screening urologici registrano ancora tassi di adesione nettamente inferiori rispetto a quelli femminili. Per comprendere l’origine di questo divario e fare chiarezza sulle patologie oncologiche più diffuse, ne abbiamo parlato con il professor Angelo Porreca, responsabile dell’Urologia presso l’Ospedale Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo e docente alla Humanitas University.
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Il quadro epidemiologico: prostata, rene, vescica e testicolo

«Novembre è un mese cruciale perché permette di focalizzare l’attenzione sulle patologie oncologiche a cui gli uomini sono maggiormente esposti», spiega il professor Porreca. Nell’ambito delle prime dieci neoplasie per incidenza nella popolazione maschile, ben tre rientrano nella sfera di competenza urologica: il tumore della prostata, il tumore del rene e il tumore della vescica.
Se il tumore della prostata rappresenta la prima neoplasia per incidenza e la seconda per mortalità tra gli uomini (colpendo prevalentemente la fascia d’età over 50-60), il tumore del testicolo rappresenta invece il principale fattore di rischio oncologico per le fasce giovanili, con un picco d’incidenza compreso tra i 15 e i 35 anni.
La barriera culturale della prevenzione maschile: il mito della virilità e la prevenzione
La causa principale della scarsa propensione degli uomini agli screening preventivi è da ricercare in un retaggio culturale radicato. «L’idea tradizionale impone la figura maschile come esente dal bisogno di cure, sovrapponendo erroneamente il concetto di virilità a quello di salute», osserva lo specialista.
Questo approccio ritarda spesso l’accesso alla prevenzione secondaria, ovvero alle visite di controllo periodiche e agli esami di laboratorio fondamentali per intercettare precocemente le patologie. La prevenzione primaria, basata su uno stile di vita equilibrato e corretta alimentazione, deve necessariamente essere affiancata da controlli urologici mirati. Intercettare tempestivamente una lesione prostatico-urologica consente di intervenire in stadi precoci, garantendo percentuali di guarigione e sopravvivenza estremamente elevate.
Studi scientifici a supporto
- Incidenza e diagnosi precoce del carcinoma prostatico: le linee guida della European Association of Urology (EAU) confermano la centralità dello screening urologico per la riduzione della mortalità specifica.
- Aspetti socio-comportamentali nella prevenzione maschile: una ricerca pubblicata sul Journal of Cancer Education analizza le barriere psicologiche e culturali che ostacolano l’adesione dei pazienti di sesso maschile agli screening oncologici urologici.




