Sottoporsi a un intervento al cuore ha rappresentato per decenni un’esperienza chirurgica dal forte impatto traumatico. La necessità di accedere al muscolo cardiaco imponeva infatti la sternotomia medianica, ovvero il taglio e la divaricazione dell’osso sternale. Oggi, però, lo scenario clinico è radicalmente cambiato e la cardiochirurgia moderna offre soluzioni straordinariamente avanzate che permettono di operare il cuore conservando l’integrità del torace.
Come spiega il dottor Alfonso Agnino, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia dell’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, la medicina ha compiuto passi da gigante negli ultimi anni. L’approccio mininvasivo è ormai una prassi consolidata che si avvale di piccole incisioni laterali posizionate nell’emitorace destro.
A questa tecnica si è aggiunta, a partire dal 2017-2018, la cardiochirurgia robotica, un’evoluzione tecnologica che consente al chirurgo di effettuare le manovre operative attraverso micro-accessi di appena un centimetro o un centimetro e mezzo, paragonabili a quelli necessari per la semplice asportazione di un piccolo neo cutaneo.
In questo articolo
Robotica per il cuore: i vantaggi clinici e psicologici per il paziente

I vantaggi derivanti dall’impiego della robotica e della mininvasività sono molteplici e toccano la sfera sia clinica, sia psicologica del paziente. Dal punto di vista emotivo, la possibilità di non vedere il proprio torace segnato dalla classica e profonda cicatrice verticale riduce in modo significativo la percezione della malattia. Il paziente non vive il trauma visivo della “spaccatura” dello sterno, mantenendo la sensazione di un corpo integro. Questo favorisce una ripresa psicologica e funzionale molto più rapida.
Sul piano strettamente medico, evitare l’apertura dello sterno significa ridurre drasticamente il dolore post-operatorio, contrarre il rischio di sanguinamento e azzerare quasi del tutto la possibilità di infezioni ossee o mediastiniche complesse. Il risultato finale è un ritorno alla vita normale e all’attività lavorativa in tempi nettamente inferiori rispetto agli standard del passato.
Robotica per il cuore: quando si può applicare la mininvasività
Tuttavia, il dottor Agnino precisa che non tutti i pazienti cardiologici possono accedere indistintamente alle tecniche mininvasive o robotiche. La scelta dell’accesso chirurgico non dipende tanto dalla costituzione fisica della persona, quanto piuttosto dalla specifica patologia da trattare.
Attualmente, la chirurgia robotica e la minitoracotomia trovano la loro applicazione ideale:
- negli interventi di riparazione o sostituzione della valvola mitrale,
- negli interventi sulla valvola tricuspide,
- nell’asportazione di alcuni tipi di tumori cardiaci benigni (come i missomi),
- nel trattamento della valvola aortica,
- in selezionati casi di rivascolarizzazione coronarica monovaso.
Al contrario, quando ci si trova di fronte a patologie che coinvolgono la radice aortica, l’aorta ascendente o l’arco aortico, l’accesso sternotomico tradizionale rimane tuttora la scelta chirurgica indispensabile e più sicura. Il dottor Agnino ci tiene a sottolineare come la sternotomia tradizionale non debba essere demonizzata: applicata a partire dal 1957, è la tecnica che ha permesso di salvare milioni di vite umane in tutto il mondo ed è tuttora un caposaldo fondamentale della medicina.
Fonti scientifiche e riscontri clinici
Studi pubblicati sull’European Journal of Cardio-Thoracic Surgery (EJCTS) indicano che la cardiochirurgia robotica della valvola mitrale riduce sensibilmente le complicanze post-operatorie, i giorni di degenza in terapia intensiva e la necessità di trasfusioni ematiche rispetto alla sternotomia.




