Raggiungere grandi traguardi è una sfida. Continuare a farlo nel tempo, preservando il proprio equilibrio e il proprio benessere, lo è ancora di più. Con 14 medaglie conquistate in sei edizioni consecutive dei Giochi Olimpici, Arianna Fontana, icona dello short track, è l’atleta italiana più medagliata nella storia delle Olimpiadi e un esempio straordinario di longevità sportiva.
In questa intervista, Arianna racconta il suo percorso, condividendo una prospettiva che va oltre la pista: per restare ai massimi livelli non occorre spingersi sempre oltre il limite, ma imparare ad ascoltarsi e trovare, quando serve, il coraggio di fermarsi.
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Arianna Fontana: l’importanza di ascoltare il proprio corpo
Ha iniziato a gareggiare da giovanissima e oggi è l’atleta italiana con il maggior numero di medaglie olimpiche. Nel suo percorso, come si è evoluto il suo approccio alla preparazione atletica?
«Rispetto a Torino 2006 è cambiato molto, anche perché il mondo dello sport in vent’anni si è trasformato completamente. Un tempo il talento poteva avere un peso maggiore in determinate situazioni, oggi non basta più. Quando vuoi rimanere ai massimi livelli, ogni aspetto fa la differenza: il recupero, l’allenamento, l’alimentazione e la componente mentale».
«Anche gli elementi che possono sembrare meno significativi, alla fine, incidono sulla prestazione. È fondamentale avere al proprio fianco uno staff preparato, che sappia comprendere le tue esigenze e i tuoi obiettivi e aiutarti a raggiungerli. Bisogna anche imparare a conoscere e ad ascoltare il proprio corpo, capire che cosa funziona e cosa no».
Affrontare il recupero dopo gli infortuni

L’ultima stagione è stata segnata da tre infortuni importanti. Questa esperienza l’ha portata a una nuova consapevolezza e ha cambiato il suo approccio al recupero?
«Sono stata molto fortunata nel corso della mia carriera, perché non ho avuto grandi infortuni. La scorsa estate e il successivo autunno, invece, ho dovuto affrontare prima un problema alla schiena, poi alla caviglia e infine una lesione di cinque centimetri al quadricipite. Ho dovuto concentrarmi su quello che avevo davanti, giorno dopo giorno. Non pensavo neanche al domani per cercare di fare tutto quello che potevo per recuperare al meglio».
Arianna Fontana: nutrizione e integrazione per sostenere la performance
Come adatta l’alimentazione alle diverse fasi della stagione e alle esigenze dell’allenamento?
«Durante il periodo estivo, quando i carichi di lavoro sono più pesanti, cerchiamo di nutrire adeguatamente il mio corpo ed evitare un deficit calorico. Avvicinandoci alle competizioni, organizziamo l’alimentazione in modo più mirato e integriamo anche con diversi prodotti e vitamine. A questo proposito, Herbalife rappresenta un supporto per ottimizzare l’alimentazione in funzione della performance».
E per quanto riguarda l’integrazione, segue protocolli specifici elaborati con il suo team?
«Dopo carichi di lavoro importanti, soprattutto di forza, faccio affidamento sulle proteine, per esempio Rebuild Strength di Herbalife. Quando esco in bicicletta per diverse ore, CR7 Drive mi è utile per assumere sali minerali. Durante le competizioni, se devo iniziare presto la mattina, utilizzo anche LiftOff con caffeina, che mi aiuta ad avere una spinta in più. Inoltre, durante le gare non sempre riesco a mangiare molto: porto con me bresaola della Valtellina, barrette proteiche o gel energetici che mi danno energia senza appesantirmi».
Riconoscere quando è il momento di fermarsi

Oggi c’è molta attenzione verso la salute mentale nello sport. Quando ha iniziato, questo aspetto era sottovalutato?
«Sono entrata in squadra per i Giochi Olimpici del 2006 e all’epoca di psicologi sportivi non si parlava ancora molto. Bisognava essere duri, non mollare mai e mostrarsi sempre al massimo, anche mentalmente. Oggi c’è una consapevolezza diversa, che applico anch’io. Dopo le ultime Olimpiadi mi sono presa una pausa, perché è importante staccare. Il fisico può adattarsi: lo spingi, lui si adatta e continua a lavorare. La testa, invece, può fare più fatica e avere bisogno di fermarsi».
Imparare a staccare la spina è stato quindi fondamentale per riuscire a costruire una carriera così lunga?
«Sì, assolutamente. Credo di essere stata anche un esempio nel mio sport. Negli ultimi quattro-sei anni ho visto tanti atleti iniziare a prendersi delle pause, rinunciare ad alcune competizioni e prendersi più cura di sé, senza pensare solo al risultato. Se vuoi essere sempre sul podio, devi essere sempre perfetto: i margini di errore sono piccolissimi e a un certo punto rischi di scoppiare. È meglio fermarsi prima per evitare di arrivare al punto in cui cominci persino a odiare quello che stai facendo. Ed è la cosa più brutta che possa accadere».
«A volte, le persone che hai accanto non vedono le cose allo stesso modo e possono spingerti ancora di più. Ogni atleta dovrebbe imparare a proteggersi da queste pressioni, capire quando è il momento di staccare e non avere paura di dire “ho bisogno di una pausa”. Questo non significa necessariamente interrompere tutto. Puoi continuare ad allenarti, rimanere in forma e dare una mano ai compagni di squadra, ma vivere la stagione con maggiore serenità, senza la pressione di dover partecipare a tutte le gare».
Famiglia, amici e natura per ritrovare le energie
Quali abitudini la aiutano a ricaricarsi nella vita quotidiana?
«Cerco di trascorrere il tempo libero con la mia famiglia e con gli amici. Quando sono a casa in Italia, in Valtellina, mi piace stare in montagna, fare passeggiate e andare nei rifugi. Negli Stati Uniti, dove abbiamo casa in Florida, ci piacciono il mare e la pesca. Il contatto con la natura è sempre presente. È lì che riesco a ritrovare me stessa e recuperare le energie».
«Trovare il mio perché»: le sfide future e la motivazione di Arianna Fontana
Guardando alle possibili Olimpiadi del 2030, ha parlato anche dell’importanza di trovare la giusta motivazione. Come si coltiva la voglia di andare avanti e di affrontare nuovi sacrifici?
«A ogni quadriennio ho trovato una motivazione diversa che mi ha spinto a continuare. Oggi, la voglia di andare avanti c’è ancora. Credo che quel fuoco che ho dentro di me non si spegnerà mai e che mi aiuterà anche in tutto quello che verrà dopo il giorno in cui deciderò di smettere. Per quanto riguarda le prossime Olimpiadi, mi sto prendendo il tempo necessario per trovare il mio perché. Dobbiamo anche capire cosa succederà, per parlare del 2030 è ancora un po’ troppo presto».
Cosa hanno rappresentato per lei le diverse Olimpiadi?
«A Vancouver la mia motivazione era dimostrare a me stessa che potevo conquistare una medaglia olimpica individuale, dopo quella vinta nella staffetta a Torino 2006. Per Milano-Cortina, invece, quello che ho fatto era per me e per mio marito Anthony, che è anche il mio allenatore e mi ha aiutato nelle ultime tre Olimpiadi. Non sapevo se sarebbe stata la nostra ultima Olimpiade, quindi mi sono detta che, se lo fosse stata, volevo farlo per noi e per tutto quello che avevamo affrontato».
Arianna Fontana: quello che lo sport mi ha insegnato
Ripensando alla sua carriera nello short track, qual è l’insegnamento più grande che porta con sé, dentro e fuori dalla pista?
«Lo sport, in generale, mi ha dato una forza che porto in tutto quello che faccio. So quanto valgo e di che cosa sono capace, sia fisicamente sia mentalmente. Questo me l’ha insegnato lo sport e posso portarlo anche nella vita di tutti i giorni».
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