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Sport, la psicologa Branca: «Per alcuni atleti il ritiro può essere come un lutto»

Dal senso di vuoto ai cambiamenti nel corpo e nell'identità: perché il ritiro può essere un momento difficile e come affrontare questa delicata fase di transizione

Per un atleta professionista, la fine della carriera agonistica è un momento delicato, una transizione complessa che, come emerge dalla testimonianza del campione Luca Dotto, richiede una revisione di molti aspetti della vita: routine, abitudini, rapporto con il corpo, rappresentazione di sé e, in definitiva, l’intero progetto esistenziale. Si tratta di un lutto, seppur simbolico: un’esperienza destabilizzante, che implica una trasformazione dell’identità e impone la ricerca di un nuovo equilibrio.

Ritiro degli atleti: l’impatto psicofisico

Dopo il ritiro, molti atleti si sentono smarriti, vuoti e possono vivere periodi di depressione. Spesso gli agonisti hanno personalità orientate alla ricerca di sensazioni intense: la mancanza del brivido della competizione può generare noia e insoddisfazione. Interrompere l’attività fisica intensa provoca inoltre uno sconvolgimento nell’organismo a causa della riduzione dei livelli di serotonina, adrenalina ed endorfine. Mantenendosi in allenamento si evita la “sindrome acuta da scarico”: una condizione psicofisica che si manifesta con sintomi depressivi, instabilità emotiva e disturbi del sonno.

Strategie per affrontare il cambiamento

Numerosi studi indicano che il passaggio risulta più fluido e sereno quando è frutto di una scelta consapevole e preparata per tempo, cioè quando l’atleta inizia a pensare al futuro e sviluppare nuovi progetti mentre è ancora attivo. L’addio alle gare, dopotutto, è simile al pensionamento, ma se quest’ultimo arriva in età avanzata, la carriera agonistica inizia presto, a 16-20 anni, è più breve e termina prima, tra i 35 e i 40. Il vantaggio di un “pensionamento precoce” è avere ancora tempo ed energie per reinventarsi.

Alcuni atleti trovano continuità restando nel mondo dello sport in veste diversa, ad esempio come allenatori. Altri intraprendono percorsi nuovi, cogliendo l’occasione per scoprire oppure riscoprire attività e passioni che l’impegno totalizzante dell’agonismo non consentiva di coltivare. Tanto meglio se, come racconta Luca Dotto, si riusciranno a percorrere entrambe le strade.

Annalisa Costantino

Laureata in Scienze Politiche, con specializzazione in Sociologia, Annalisa scrive da anni per diverse riviste in ambito medicina, salute, turismo, viaggi. Ma non solo. La sua carriera è iniziata in Condé Nast, dove si occupava di beauty, benessere e interviste ai personaggi famosi. Ha collaborato con Vanity Fair, Donna Moderna, La Cucina Italiana, Il Giornale e altre riviste online. Appassionata di forest bathing, lettrice vorace, immensamente innamorata dell'Australia, Annalisa ha visitato tutti i continenti ed è pronta a ricominciare.
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