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Ciuccio, fino a che età si può usare? I pediatri spiegano quando è il momento di toglierlo

Dai benefici per il bambino ai possibili rischi per denti e palato, fino al distacco: le pediatre spiegano come usare il ciuccio correttamente e accompagnare il piccolo ad abbandonarlo senza traumi

Tra i consigli degli amici, i suggerimenti dei nonni e le informazioni poco attendibili sui social network, per i genitori la questione ciuccio è sempre un tema spinoso che alimenta dubbi. Alcuni hanno paura di viziare il bebè, altri provano sensi di colpa per aver ceduto alla strada più facile e «artificiale», c’è chi teme problemi futuri ai denti, chi di creare una dipendenza che sarà difficile da togliere (una delle domani più frequenti tra i genitori è: “fino a che età si può usare il ciuccio?”).

Ciuccio, tutti i benefici per il bambino: perché non va demonizzato

«Il ciuccio è un aiuto prezioso per i bambini, non soltanto per i genitori e non va assolutamente demonizzato», chiarisce subito Elena Bozzola, Segretario e Consigliere Nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP). «La suzione è un bisogno primario che già i piccoli compiono nella pancia della mamma e non ha un ruolo esclusivamente nutritivo, ma serve a soddisfare tutta una serie di bisogni affettivi: rilassa, rassicura, conforta, attenua quel senso di solitudine comune sia nel neonato che nel bambino più grande. È importante anche nella riduzione della percezione del dolore, quindi perché negarlo se il bambino ne trae consolazione, specialmente quando deve fare i conti con esperienze difficili come le coliche o quando spuntano i primi dentini? In questo caso, ad esempio, è dimostrato che l’azione meccanica di sfregamento sulle gengive attenua il fastidio dell’eruzione».

Ciuccio e morte in culla: perché può essere utile durante il sonno

bambino che dorme nella culla con il ciuccio
Ciuccio e morte in culla: perché può essere utile durante il sonno – www.ok-salute.it

Un vecchio proverbio dice, non a caso, che «il ciuccio è mezza balia», ma al di là del supporto emotivo e fisico, usarlo protegge anche da rischi gravi come la SIDS (dall’inglese Sudden Infant Death Syndrome), la terribile sindrome della morte improvvisa del lattante, conosciuta anche come morte in culla.

«Nonostante le indagini accuratissime ancora questo evento non ha una reale spiegazione scientifica, però oggi si conoscono almeno i fattori che hanno un ruolo preventivo, e tra questi c’è proprio l’uso del ciuccio», spiega Elena Bozzola. «Dagli studi è emerso che il bambino che va incontro a SIDS ha una minore capacità di risvegliarsi durante il sonno, per questo se è soggetto a episodi di apnea corre il rischio di avere un arresto respiratorio. L’uso del succhietto, invece, aiuta a mantenere la giusta soglia di risvegliabilità, cioè aumenta la produzione di risvegli proteggendolo dal rischio nel caso vada in apnea».

Quando dare il ciuccio al neonato per non interferire con l’allattamento

I vantaggi ci sono, però, avvertono gli esperti, a patto di farne buon uso. «Per prima cosa bisogna aspettare almeno quattro-sei settimane prima di offrirlo ai neonati, ovvero solo quando può dirsi avviato e ben consolidato l’allattamento al seno», interviene Silvia Perugi, pediatra neonatologa presso l’Azienda Ospedaliera-Universitaria Careggi di Firenze. «Si rischia altrimenti di alterare il meccanismo di domanda-offerta che sta alla base dell’allattamento. Possiamo immaginare il seno come una “fabbrica” perfetta, magica: più chiediamo che venga prodotto il latte, più lo produce. Quanto più il neonato si attacca correttamente al seno, tanto più stimola la produzione di latte e la sua eiezione».

Offrire troppo presto il ciuccio può interferire negativamente con questo processo, sia perché il bambino soddisferebbe già in parte la funzione della suzione, sia perché potrebbe apprenderne un modo errato. «Per attaccarsi correttamente al seno il neonato deve spalancare la bocca, prendendo gran parte dell’areola, altrimenti può provocare dolore», continua Silvia Perugi. «La modalità di suzione del ciuccio, invece, avviene a bocca stretta. Se, abituato al succhietto, si attaccasse a bocca stretta anche al seno, provocando dolore potrebbe compromettere l’allattamento».

Con il dolore della madre, infatti, fisiologicamente diminuisce la produzione di ossitocina, il latte può fuoriuscire con più difficoltà e quello non drenato inibire la sintesi della prolattina (l’ormone che fa sintetizzare il latte). Il risultato è che il latte diminuisce e l’allattamento diventa problematico. Non vale per tutte le mamme, come spiega la neonatologa, ma può succedere.

Ciuccio, non usarlo subito per calmare il pianto del bambino

Usare correttamente il ciuccio significa poi non ricorrervi automaticamente al primo vagito del bebè. Le alternative le elenca Silvia Perugi: «Consoliamolo facendogli sentire il suono della nostra voce, prendiamolo in braccio, culliamolo, cerchiamo un contatto visivo con gli occhi, mettiamolo pelle a pelle. Il ciuccio non dev’essere il primo rimedio per calmare il bambino».

Imparare a osservare il proprio bimbo aiuta a distinguere le sue esigenze in modo da potere rispondere bene e per tempo ai suoi bisogni. Ci sono pianti e pianti. «Le lacrime del neonato possono indicare un disagio per il pannolino sporco, un malessere, stanchezza o semplicemente voglia di coccole», continua la neonatologa. «Se non si capisce il motivo del pianto e si ricorre subito al ciuccio il piccolo si calmerà sul momento, forse, ma durerà poco perché il problema non è stato risolto. Osservarlo aiuta anche a cogliere già i primissimi segnali di una richiesta: ad esempio quando il bebè comincia ad aver fame spalanca gli occhi, si guarda intorno, gira la testa da un lato e dall’altro, si porta la manina alla bocca, tira fuori la lingua. Ecco, se fa queste cose è arrivato il momento di offrirgli il latte, senza aspettare che si irriti e scoppi a piangere».

Come scegliere il ciuccio giusto: silicone, lattice e forma

Fin qui si è parlato dell’utilizzo, ma molti genitori hanno anche l’imbarazzo della scelta al momento dell’acquisto. I modelli variano in base all’età – e fin qui tutto bene – ma restano da scegliere: il materiale (ci sono in silicone e in lattice); la forma (meglio a goccia o a ciliegia?); la maschera, tonda o a farfalla. Poi, tra tante altre caratteristiche, ci sono quelli che si illuminano al buio, quelli che si chiudono automaticamente quando cadono, quelli che assicurano una respirazione fisiologica e perfino i ciucci tech di ultima generazione.

«I succhietti anatomici sono generalmente quelli che si adattano meglio al palato dei bambini, meglio sceglierli il più piccoli possibile in modo da limitare eventuali impatti negativi sulla struttura della bocca», sottolinea Elena Bozzola.

«Per quanto riguarda il materiale, i ciucci in lattice sono più morbidi e per questo di solito più graditi dai piccoli anche se hanno lo svantaggio di usurarsi prima, mentre quelli in silicone sono più rigidi ma resistenti. Una regola valida per tutti non c’è, perché non ci sono evidenze scientifiche che portano a preferire un modello a un altro. Il più delle volte è il bambino stesso a scegliere attraverso le sue preferenze, si procede a tentativi fino a trovare quello che gradisce. L’importante è scegliere un modello indicato per la sua fascia d’età e sostituirlo ai primi segni di usura. Se il colore cambia, il materiale si allenta, compaiono delle piccole lacerazioni, è il momento di comprarne uno nuovo».

Ciuccio, fino a che età si può usare e quando bisogna toglierlo

ciuccio fino a che età si può usare bambino di due anni
Ciuccio, fino a che età si può usare e quando bisogna toglierlo – www.ok-salute.it

Quando bisogna dirgli addio? Fino a che età si può usare il ciuccio? Secondo gli esperti, orientativamente, va tolto intorno ai due anni, ancora meglio se si comincia dopo i 12 mesi. L’importante è non rimandare troppo, oltre i tre anni si rischiano problemi di salute, a cominciare da quelli della bocca. I più comuni sono deformazioni del palato, difetti di posizione dei denti, malocclusioni, otiti e carie, soprattutto se si commette lo sbaglio di immergere il succhietto in sostanze edulcoranti.

Come togliere il ciuccio senza traumi: i consigli dei pediatri

Il distacco dev’essere graduale e sereno. «Bisogna armarsi di tanta pazienza e ricordarsi che toglierlo non è un obiettivo che può essere sempre raggiunto subito», consiglia Elena Bozzola. «Si può cominciare a ridurne l’uso durante il giorno, distraendo il bambino con altre attività, una passeggiata, un gioco, e concordare con lui un posto dove conservarlo, pattuendo di prenderlo solo in momenti particolari come la sera prima di addormentarsi. Per l’addio definitivo è preferibile scegliere un periodo tranquillo per il bimbo, quindi evitare in concomitanza della nascita di un fratellino o dell’inizio della scuola, che segnano passaggi emotivamente stressanti. Si può approfittare ad esempio di una vacanza per “dimenticare” a casa il ciuccio, oppure aspettare un momento felice come il Natale e dire che Babbo Natale ha lasciato un regalo sotto l’albero ma volendo tanto una cosa del bimbo per ricordo lo ha portato con sé… Di solito funziona».

Se il distacco è più complicato del previsto non bisogna forzare, sarebbe inutile e controproducente. «Vanno evitati rimproveri, punizioni o atteggiamenti che svalutano e criticano il bambino per il suo bisogno», conclude Elena Bozzola. «Con pazienza si troverà il momento giusto per dire addio a questo “compagno di crescita”. In relazione ai denti, per minimizzare i rischi si può sfilare di bocca ogni volta che il piccolo si addormenta».

Come pulire e sterilizzare il ciuccio: le regole per una corretta igiene

Appena comprato, il ciucco va senza dubbio sterilizzato, e per i primi mesi va bene riservare un’attenzione particolare alla sua igiene: se si desidera si può sterilizzare una volta al giorno. «Dai sei mesi in poi, se cade in casa dove i microbi sono “familiari” agli anticorpi di mamma e bambino, basta lavarlo con una soluzione igienizzante e risciacquarlo con acqua», spiega la pediatra Elena Bozzola. «Si può ricorrere alla sterilizzazione semmai quando finisce in posti sporchi, in cui transitano tante persone, come negozi e supermercati. L’importante è non pulirlo mettendoselo in bocca. C’è chi pensa di restituirlo così igienizzato, ma per quanto la saliva possa contenere sostanze blandamente antibatteriche, in bocca ci sono numerosi batteri che per un bambino piccolo possono essere dannosi. Meglio portare sempre dietro una bottiglietta d’acqua naturale e ricorrere a quella per sciacquarlo».

Federica Sciacca

Giornalista pubblicista dal 2011, collabora con OK Salute e Benessere e altre testate nazionali di salute. Laureata in Giornalismo per uffici stampa all’Università di Palermo, ha conseguito un Master in Giornalismo, Comunicazione di massa e Information & Communication Technology, e uno in Editoria. Dal 2013 scrive di medicina e salute per carta stampata e web e si occupa di divulgazione scientifica.
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