Bambini

Ictus nel neonato, a volte si scopre mesi dopo: i sintomi da riconoscere

L’ictus ischemico neonatale può manifestarsi con convulsioni nei primi giorni di vita o essere riconosciuto solo mesi dopo. Il prof. Luca Ramenghi, neonatologo del Gaslini di Genova, spiega quali segnali osservare e perché la diagnosi precoce è fondamentale per il recupero

L’ictus ischemico arterioso nel neonato è causato dall’ostruzione di un vaso cerebrale dovuta probabilmente a un embolo che parte dalla placenta. Colpisce circa un bambino ogni duemila nati. L’età avanzata della madre o la nascita prematura non sono fattori di rischio, mentre lo sono le complicanze durante il parto e la presenza di una placenta materna incline a formare trombi.

Ce ne parla Luca Ramenghi, Direttore della Patologia Neonatale e Terapia Intensiva Neonatale dell’Irccs Istituto Giannina Gaslini di Genova e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Genova.

Ictus nel neonato: i sintomi da riconoscere anche a distanza di mesi

I sintomi dipendono dall’area del cervello colpita. A volte possono essere così sfumati che la diagnosi arriva dopo mesi, quando i genitori notano che il bambino usa una mano peggio dell’altra, o che, correndo, tende a piegare il braccio avvicinando la mano all’addome. In altri casi causano difficoltà nel camminare.

Diagnosi precoce e riabilitazione: perché sono fondamentali per il recupero

La lesione è più comune nei bambini il cui cervello è maturo (dalla 35esima settimana), ma talvolta si sviluppa anche nei prematuri. In questi casi viene individuata subito poiché i bambini sono sottoposti a ecografie cerebrali e, in alcuni centri, a risonanza. Nei prematuri l’ictus avviene in vasi piccoli e gli esiti motori sono molto più benigni. Nei nati dopo le 34-35 settimane, invece, la diagnosi arriva nei primi giorni di vita come risposta a segnali come apnee o convulsioni cliniche, che possono manifestarsi come movimenti ripetuti delle estremità. Sono campanelli d’allarme di una sofferenza cerebrale che spingono i medici ad approfondire.

Ictus neonatale, dalle terapie agli studi sulle cellule staminali

Una diagnosi precoce è fondamentale: prima si interviene con la riabilitazione, maggiori sono le possibilità di recupero. Normalmente, l’emisfero sinistro del cervello comanda la parte destra del corpo e viceversa. Facciamo l’esempio di un danno all’emisfero destro: con un’adeguata e precoce riabilitazione il bambino può imparare a muovere il lato sinistro del corpo usando la parte sinistra del cervello rimasta sana.

Per questo serve una cultura che favorisca l’uso della risonanza quando ci sono condizioni di rischio per il neonato. Nel centro stroke dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, dopo la diagnosi, viene proposto un percorso terapeutico il più personalizzato possibile per il recupero delle funzioni, ma anche per il controllo delle eventuali crisi di epilessia, comuni in questi bambini.

Al momento, non esistono farmaci per l’ictus perinatale e la paralisi cerebrale infantile, ma sono in corso studi promettenti sull’uso delle cellule staminali, somministrate entro pochi giorni dall’insorgenza della lesione, per il recupero delle regioni del cervello che muoiono a causa dell’ischemia.

Francesca Galeazzi

Laureata con lode in Economia, collabora da anni con numerose testate, tra cui il mensile di OK Salute e Benessere.
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