Alimentazione

Sale nascosto negli alimenti: il trucco per scovarlo leggendo l’etichetta

Non basta fidarsi delle scritte sulla confezione: ecco quali numeri controllare e come capire rapidamente se un prodotto contiene troppo sodio

Quando decidiamo di prenderci cura della nostra pressione arteriosa o della salute del cuore, il primo gesto a cui pensiamo è ridurre il sale che usiamo per cucinare. Tuttavia, eliminare la saliera dalla tavola rappresenta solo una parte della soluzione. La quota maggiore del sale che assumiamo ogni giorno si nasconde, infatti, nei cibi confezionati e nei preparati industriali, spesso celata dietro sapori insospettabili e diciture pubblicitarie appositamente studiate per rassicurarci (ma fondamentalmente ingannevoli).

Per difendere davvero il nostro benessere cardiovascolare da acquisti errati, bisogna innanzitutto imparare a leggere e decifrare le tabelle nutrizionali stampate sul retro delle confezioni. Saper interpretare le etichette permette, infatti, di fare la spesa in modo consapevole e di individuare le “trappole” alimentari prima che arrivino nella nostra dispensa.

Sodio o sale? Le differenze per non sbagliare i calcoli

Uno degli errori più comuni davanti allo scaffale nasce dalla confusione tra i termini “sodio” e “sale”, due parole che indicano concetti ben distinti dal punto di vista nutrizionale. Il sodio è il singolo minerale che influenza i meccanismi della pressione arteriosa, mentre il sale da cucina comune (cloruro di sodio) è il composto che utilizziamo nei piatti, formato per circa il 40% da sodio e per il 60% da cloruro.

Questa differenza è fondamentale quando si esaminano le etichette:

  • se l’etichetta riporta il sodio, per risalire al sale complessivo bisogna moltiplicare il valore indicato per 2,5;
  • se l’etichetta riporta il sale, il valore espresso descrive già l’intero quantitativo presente nell’alimento.

Avere chiara questa distinzione aiuta a comprendere immediatamente l’impatto reale di uno snack o di un piatto pronto sul nostro organismo, in modo da evitare di sottostimare le dosi assunte.

Parametri pratici per orientarsi tra i valori nutrizionali

Per legge, le aziende alimentari indicano obbligatoriamente la quantità di sale o di sodio riferita a 100 grammi di prodotto oppure a singola porzione stimata. Avere a mente pochi parametri numerici di riferimento consente di capire al volo se un alimento sia adatto a un consumo quotidiano o se vada scartato.

Ecco come distinguere tra:

  • alimento a basso contenuto di sodio: contiene un valore pari o inferiore a 140 mg di sodio per porzione (equivalenti a meno di 0,3 grammi di sale per 100 grammi). Rappresenta la scelta ideale da inserire abitualmente nel carrello;
  • alimento a ridotto tenore di sodio: presenta almeno il 25% di sale in meno rispetto al prodotto industriale convenzionale equivalente della stessa categoria;
  • alimento senza sale aggiunto: certifica che nessun sale è stato introdotto durante le fasi di lavorazione industriale, pur potendo contenere la naturale traccia di sodio presente nella materia prima fresca.

In tutto ciò è molto importante prestare attenzione alle porzioni reali: molti produttori calcolano i valori su una porzione teorica minuscola, ad esempio 25 o 30 grammi; consumando l’intera confezione, il sale effettivamente assunto deve essere moltiplicato per le porzioni reali consumate.

Perché le diciture “light” o “fitness” possono trarre in inganno?

Un’altra “trappola” frequente deriva dai cosiddetti claim salutistici che spiccano sulla parte frontale delle confezioni. Scritte accattivanti come “leggero”, “snack proteico”, “light”, “benessere” o “prodotto dietetico” fanno pensare a cibi sani a tutto tondo, ma spesso si riferiscono esclusivamente a un ridotto contenuto di grassi o all’assenza di zuccheri raffinati.

Per compensare la perdita di sapore dovuta al taglio dei grassi, infatti, di tanto in tanto l’industria aggiunge maggiori quantità di sale, aromi ed esaltatori di sapidità. Ecco perché verificare sempre i dati numerici riportati nella tabella sul retro impedisce di farsi guidare dalle sole promesse commerciali, con l’obiettivo di garantire scelte alimentari realmente coerenti con la protezione della pressione arteriosa.

Fonti e approfondimenti:

Marica Musumarra

Giornalista iscritta all'Albo e SEO Copywriter, ha costruito la sua professione partendo da una profonda passione per la scrittura. Ha iniziato i suoi studi a Catania, laureandosi in Lettere Moderne, per poi trasferirsi a Parma dove ha conseguito la laurea magistrale in Giornalismo e Cultura Editoriale con lode. La sua tesi d'inchiesta sul ruolo delle donne dagli anni Trenta a oggi le è valsa la vittoria del primo premio CUG dell'Ateneo sul tema della parità di genere. Dopo aver lavorato in Emilia Romagna come vicedirettrice di ParmAteneo e in diverse agenzie di comunicazione, è rientrata in Sicilia. Oggi lavora come freelance per clienti in tutta Italia, in particolare nel settore medico-sanitario, con l’obiettivo di “tradurre” il linguaggio medico in testi accessibili e alla portata di tutti.
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