Respirare aria pura, camminare sui sentieri, immergersi nel silenzio dei boschi: come scrive Paolo Cognetti, “la montagna non è solo un paesaggio, è un modo di vivere la vita”. Ed è anche – aggiunge oggi la scienza – un’alleata per allungarla. Un numero crescente di ricerche in campo medico conferma infatti che gli ambienti montani impattano positivamente su corpo, mente e sistema immunitario, e frequentarli con regolarità garantisce benefici concreti sulla salute generale e sulla propensione a vivere meglio e di più.
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Camminare in montagna migliora la salute di cuore, muscoli e ossa
L’escursionismo in quota, che ha vissuto un vero e proprio boom nel post-pandemia, con una crescita significativa degli appassionati senior (è over 65 un quarto degli oltre 350 mila iscritti al Club alpino italiano), rappresenta un’attività fisica completa, in grado di migliorare numerosi parametri fisiologici. Studi clinici su chi pratica hiking nei contesti alpini, condotti al dipartimento di Medicina dello sport di Innsbruck, in Austria, hanno riscontrato una riduzione della pressione arteriosa e un potenziamento della funzione cardiovascolare.
Inoltre, il dispendio energetico significativo (300-600 kcal/ora) legato alla camminata su percorsi in lieve o media pendenza, e la sollecitazione di gruppi muscolari profondi – in particolare quelli di glutei e polpacci, gli addominali e i muscoli posteriori della coscia – contribuiscono a ridurre la percentuale di grasso corporeo e a
migliorare la densità ossea e l’equilibrio, con effetti preventivi su obesità, osteoporosi e stabilità nella deambulazione.
Da quale altitudine iniziano i benefici?
Uno dei meccanismi-chiave alla base della “montagna-terapia” è l’adattamento a una lieve ipossia, e cioè a una ridotta disponibilità di ossigeno che si verifica gradualmente a mano a mano che si sale: uno stimolo che induce modificazioni favorevoli a livello cardiovascolare e metabolico, aumentando di riflesso l’efficienza dell’organismo nel suo complesso. A quali quote bisogna arrivare per innescare questo processo virtuoso? «I vantaggi legati all’altitudine si riscontrano a partire dai 1.200-1.300 metri fino ai 2.300-2.500, poi la riduzione di ossigeno comincia a farsi sentire, soprattutto se si trascorre la notte in altitudine», spiega Annalisa Cogo, pneumologa,
docente presso l’Università di Ferrara e tra i fondatori della Società italiana di medicina di montagna (Simem), con sede a Padova.
«In quota si riduce la pressione dell’ossigeno e il midollo osseo viene stimolato a produrre più globuli rossi, una condizione che aumenta la capacità del sangue di trasportare ossigeno dai polmoni ai tessuti. Questa dinamica comporta anche un innalzamento dei livelli di emoglobina, che rende l’organismo più efficiente nell’utilizzo dell’ossigeno e migliora la resistenza fisica».
Aria di montagna: perché aiuta polmoni e allergie

Non solo: «Quando ci si muove a passo veloce, soprattutto su percorsi in pendenza, si respira più profondamente, e questo allena i muscoli del sistema respiratorio», precisa l’esperta, che è anche autrice del manuale Medicina e salute in montagna (Hoepli). «L’aria montana è anche meno umida, più fresca e meno inquinata rispetto al fondovalle e, in particolare nelle zone boschive, è ricca di terpeni, molecole organiche volatili ad azione balsamica emesse dagli alberi e soprattutto dalle conifere, che contribuiscono ad attenuare l’infiammazione bronchiale. Infine, è bene ricordare che in montagna la stagione dei pollini è più breve e oltre i 1.800 metri è difficile incontrare l’acaro della polvere, responsabile di gran parte delle allergie respiratorie e cutanee».
Quando l’altitudine può diventare un rischio
Qualche accortezza in più è d’obbligo «sopra i 2.500-3.000 metri, a maggior ragione in presenza di bambini e di soggetti non abituati alle grandi altezze», avverte Cogo. Attenzione, dunque, a spostarsi rapidamente fino ad altitudini importanti utilizzando le funivie, «perché, una volta arrivati alla meta, potrebbero comparire senso di stordimento e affaticamento respiratorio o, via via che si sale, il mal di montagna, che si manifesta con cefalea, nausea, inappetenza, vertigini e senso di stordimento. È quindi buona norma, se si ha in programma un’ascesa impegnativa, acclimatarsi per un paio di giorni ad altitudini più basse».
Montagna e benessere mentale: meno stress e più mindfulness
La montagna favorisce anche il benessere psicologico. L’attenzione richiesta mentre si procede su terreni irregolari, per esempio, induce uno stato di presenza mentale assimilabile alla mindfulness: lo affermano due studi – uno realizzato all’Università dell’Indiana, negli Stati Uniti, e l’altro al dipartimento di Scienze umane dell’Università degli Studi di Verona – che hanno evidenziato una riduzione dello stress nelle persone che praticano alpinismo e attività outdoor in quota.
E ancora, un’altra ricerca condotta nelle università di Toronto, Pittsburgh e Berkeley, in California, ha dimostrato che anche il senso di meraviglia suscitato dalla visione dei paesaggi alpestri aiuterebbe a ridurre i livelli di cortisolo e citochine pro-infiammatorie, ipotizzando così un legame diretto tra esperienza estetica della natura e mitigazione degli stati d’ansia.
Vivere in montagna aiuta davvero a vivere più a lungo?
I benefici che la montagna dispensa aumentano in parallelo al tempo di permanenza: svariate indagini certificano che vivere stabilmente a quote moderate (fino a circa 2.000 metri) è associato a una minore incidenza di infarto e ictus e alla riduzione della mortalità fino al 61% negli uomini e al 54% nelle donne rispetto ai residenti in pianura.
Ai dati epidemiologici si aggiungono fattori ambientali e comportamentali: chi abita nelle Terre Alte, in effetti, di solito si muove di più a piedi, è meno esposto all’inquinamento, segue una dieta basata su cibi naturali e spesso a km zero, può fare affidamento su reti sociali più coese, ed è uno stile di vita che – a detta degli esperti – caratterizza anche le cosiddette “Blue Zones”, le aree del pianeta dov’è presente una concentrazione eccezionalmente alta di ultracentenari.
Di fatto, però, anche una frequentazione regolare delle aree alpine, che preveda escursioni da lungo weekend, soggiorni che abbinano attività fisica in natura, bagni di foresta e magari anche trattamenti con acque termali ed erbe autoctone, può essere d’aiuto per attivare molti dei meccanismi fisiologici che sono alla base della longevità.
Dove sperimentare i benefici della montagna: spa e wellness in quota
La scoperta dell’acqua calda

Alla Longevity Spa del Bad Moos Aqua Spa Resort di Sesto, in Alto Adige, i trattamenti anti-aging combinano crioterapia, sauna e bagni nelle acque ricche di zolfo che sgorgano nei dintorni dell’hotel, non lontano dalle piste da sci delle Tre Cime. Fra i rituali di ultima generazione, spiccano lo “Zerobody Dry Float”, il galleggiamento “a secco” che promuove il rilassamento profondo, il “Molecular Hydrogen Booster”, basato sull’uso di idrogeno molecolare ad azione antiossidante, e la “Photobiomodulation”, una terapia non invasiva che utilizza luce rossa e infrarossa per curare la pelle invecchiata o danneggiata.
I bagni salini, le saune e le immersioni nella piscina onsen (a 40 °C), ispirata alle terme giapponesi, sono invece il fiore all’occhiello del Naturhotel Leitlhof di San Candido, in Val Pusteria, dove è anche possibile provare i massaggi con pietre basaltiche calde o con olio di arnica, indicato dopo l’attività sportiva per l’effetto defaticante specifico su schiena e gambe.
Massaggi minerali e ayurveda in quota

Alla Spa & Acqua Minera dell’Hotel Plunhof a Ridanna, in Alto Adige, il percorso wellness si snoda tra saune minerarie a 80-100 °C, bagno turco, biosauna, sedute nelle grotte con laghetti d’acqua termale e un esclusivo “Rituale primordiale” che utilizza la quarzite argentea della Val di Vizze, territorio noto per la sua secolare tradizione estrattiva: il trattamento prevede un peeling deacidificante a base di sale del Mar Morto e quarzite, fumigazioni con aghi di ginepro, impacchi di erbe depurative e l’applicazione di pietre calde che attivano il sistema parasimpatico e alleviano le tensioni fisiche e mentali.
L’antica medicina ayurvedica è invece protagonista all’Engel Ayurpura di Nova Levante (Bolzano), dove i percorsi “Rasayana” (ossia di ringiovanimento) lavorano sul rafforzamento del sistema immunitario e sul miglioramento delle funzioni fisiologiche attraverso trattamenti, fitoterapia e alimentazione mirata: in questo contesto, la montagna amplifica gli effetti dei programmi perché l’ambiente alpino accelera i processi di disintossicazione, e l’attività fisica open air, che comprende escursioni, camminate e yoga outdoor, contribuisce a ridurre lo stress.
Miele, lana di pecora e immersioni fredde

I trattamenti dell’Eco Spa dell’Olm Nature Escape di Caminata di Tures, in provincia di Bolzano, raccontano la Valle Aurina attraverso i sensi. Il “Massaggio del bosco” è un rituale detox che lavora con il legno caldo di pino cembro e una tecnica di massaggio al miele che risveglia la circolazione, restituendo al corpo energia e vitalità. Anche il bagno alla lana di pecora è un rituale ancestrale che nutre la pelle grazie alla lanolina, mentre chi apprezza le emozioni forti non si farà mancare un bagno nell’acqua fredda nel laghetto interno al resort, a una temperatura di circa 13 gradi: è un’esperienza che rafforza il sistema immunitario, aumenta il metabolismo e regala una sferzata di vitalità ai muscoli stanchi.
Peeling alla polenta, bagni di fieno e sauna in grotta

Al Riffelalp Resort 2.222 m si arriva solo con la ferrovia Gornergrat, la storica cremagliera che parte da Zermatt. Qui gli ospiti possono usufruire della piscina all’aperto più alta d’Europa, con vista sul Cervino e acqua riscaldata a 35 ºC, provare fanghi e massaggi alle erbe officinali o concedersi una mezz’ora nella Criter-Grotta: un nido in pietra dove i vapori salini e il rumore dell’acqua che scorre sulle pareti rocciose favoriscono il più completo relax.
Arroccato sulle pendici del Monte Reit, a Bormio, anche il Qc Terme Bagni Vecchi offre pacchetti longevity con sedute nella grotta sudatoria, e immersioni nei bagni romani, utilizzati sin dai tempi più antichi da viandanti e viaggiatori.
A Entreves, frazione di Courmayeur, la spa dell’Auberge de la maison propone invece un singolare scrub riattivante a base di polenta macinata a pietra e oli essenziali estratti da piante montane, anche se il must della struttura è il Refuge du Mont-Blanc, dove si può prenotare una spa privata dotata di biosauna alle erbe alpine, vasca idromassaggio in legno e giacigli per i bagni di fieno, che purificano la pelle e le vie respiratorie.
Digital detox e cura del silenzio

Al Rifugio Contrin, a 2.016 metri di altitudine a Canazei, ai piedi della parete sud della Marmolada, la montagna diventa la cornice ideale per una vacanza all’insegna della disconnessione. Qui, nel silenzio rarefatto dell’Alta Val di Fassa, boschi e pascoli hanno fatto da cornice a un retreat di digital detox scandito da sessioni di forest bathing e pratiche guidate dal trainer Alessio Carciofi, che in questo primo esperimento-pilota ha accompagnato i partecipanti anche nelle cene in silenzio e nelle uscite notturne sotto le stelle.
Le passeggiate lente in natura, la calorosa accoglienza montanara e i sapori semplici della tradizione alpina sono gli ingredienti che, da giugno a settembre, trasformano la permanenza al Rifugio Contrin in un’esperienza altamente disintossicante, che regala benefici fisici e mentali destinati a perdurare anche dopo il rientro.



