Non sono solo i cibi ultra-processati, i cosiddetti junk food, a minacciare la salute del nostro cuore, ma i conservanti in essi contenuti, compresi quelli che consideriamo comunemente “naturali”. Chi consuma regolarmente alimenti ricchi di additivi corre un rischio maggiore del 29% di soffrire di pressione alta e del 16% di andare incontro a infarto o ictus.
La conferma arriva da un imponente studio epidemiologico condotto in Francia e pubblicato sull’autorevole European Heart Journal. La ricerca ha monitorato per oltre un decennio la dieta e la salute di oltre 112.000 partecipanti, accendendo un faro su una realtà che riguarda da vicino anche i consumatori italiani.
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Il paradosso dei conservanti “naturali”: il caso dell’acido citrico e della vitamina C
La vera sorpresa emersa dallo studio riguarda i conservanti antiossidanti, spesso percepiti come innocui o persino salutari. L’acido citrico (E330) e l’acido ascorbico (la comune vitamina C, E300), utilizzati dall’industria alimentare per evitare che i cibi anneriscano o irrancidiscano, sono stati associati a un aumento del 22% del rischio di ipertensione.
«L’acido ascorbico presente in natura nei frutti ha un impatto sull’organismo completamente diverso rispetto a quello aggiunto come additivo, che spesso è sintetizzato chimicamente», ha spiegato Mathilde Touvier, direttrice di ricerca presso l’INSERM (l’Istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica) e coordinatrice dello studio NutriNet-Santé. «I risultati osservati per gli additivi alimentari non si applicano, quindi, alle sostanze naturali che assumiamo mangiando frutta e verdura fresche».
Conservanti alimentari e pressione alta: i cibi insospettabili sulle nostre tavole

In Italia la cultura del buon cibo è sacra, ma i ritmi della vita moderna hanno spinto un numero crescente di persone verso i prodotti pronti, confezionati o a lunga conservazione. Lo studio ha analizzato nel dettaglio 17 conservanti diffusi, scoprendo che ben 8 di essi sono legati all’insorgenza dell’ipertensione.
Molti di questi fanno parte della nostra quotidianità gastronomica:
- Sorbato di potassio (E202): ampiamente utilizzato nei prodotti da forno confezionati (merendine, pan bauletto), nei formaggi spalmabili, nelle salse e persino in alcuni vini.
- Metabisolfito di potassio (E224): un classico elemento impiegato nell’enologia italiana per la conservazione del vino, ma presente anche in birre, sidri e succhi di frutta.
- Nitrito di sodio (E250): il sale chimico pilastro della conservazione della carne. In Italia lo troviamo nella stragrande maggioranza dei salumi industriali, dal prosciutto cotto al salame, fino ai wurstel.
I nitrati e i solfiti erano già noti per il loro legame con le patologie cardiovascolari, ma questo studio dimostra come l’effetto cumulativo degli additivi sia un problema sistemico. Non si tratta solo di eliminare un singolo alimento, poiché queste sostanze sono ormai onnipresenti: precedenti ricerche dello stesso team hanno dimostrato che i conservanti si trovano nel 65% dei cibi non considerati “ultra-processati” ma comunque confezionati.
Non solo cuore: i legami con tumori e diabete di tipo 2
I dati emersi sul fronte cardiovascolare si sommano a precedenti e altrettanto allarmanti pubblicazioni dello stesso gruppo di ricerca. Sei dei conservanti analizzati — tra cui acetati, sorbati e nitrati — sono stati precedentemente correlati a un incremento fino al 32% del rischio di sviluppare tumori (in particolare al seno e alla prostata) e a un aumento del 49% del rischio di diabete di tipo 2.
Sebbene si tratti di studi osservazionali, che non possono stabilire un rapporto di causa-effetto diretto e assoluto, gli esperti sottolineano il rigore scientifico della ricerca, che ha isolato fattori cruciali come l’età, il fumo, l’attività fisica e l’indice di massa corporea (IMC).
Conservanti alimentari e pressione alta: la difesa del sistema alimentare e i consigli dei nutrizionisti

Dall’altro lato della barricata, gli scienziati dell’alimentazione ricordano che i conservanti svolgono un ruolo tecnologico vitale. Impediscono lo sviluppo di batteri letali (come il botulino nei salumi), riducono lo spreco alimentare e allungano la vita dei prodotti sugli scaffali dei supermercati.
Come difendersi, dunque, senza rinunciare alla comodità? La risposta degli esperti è il ritorno alla Dieta Mediterranea nella sua forma più pura.
I consumatori sono invitati a privilegiare alimenti freschi, non lavorati o minimamente processati. Se il fattore tempo è cruciale, la soluzione migliore per la conservazione domestica è il freddo: scegliere prodotti surgelati al naturale, la cui stabilità è garantita dalle basse temperature e non dall’aggiunta di chimica industriale.
I link agli studi scientifici citati su conservanti alimentari e pressione alta
Per approfondire le evidenze scientifiche alla base di questo articolo, è possibile consultare le ricerche ufficiali:
- Studio principale (Cuore e Ipertensione): i dettagli della ricerca condotta sul campione di NutriNet-Santé sono disponibili sul portale ufficiale della rivista della Società Europea di Cardiologia.
- Studio Correlato (Conservanti e Diabete di tipo 2): i dettagli della parte che riguarda il diabete di tipo 2 su Diabetes Care.
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