Salute

Malattia di Steinert: cos’è la patologia raccontata nel film “Un oggi alla volta”

Dallo schermo alla realtà: che cos'è la distrofia miotonica di tipo 1, come si trasmette, quali organi colpisce e l'importanza di una gestione medica multidisciplinare

La recente messa in onda su Rai 2 del film “Un oggi alla volta” ha portato nelle case di moltissimi telespettatori una storia d’amore molto dolce e profonda che, al contempo, ha acceso i riflettori su una condizione medica poco conosciuta.

“Un oggi alla volta” porta sullo schermo il tema della malattia

La trama del film racconta la storia di Marco, un ragazzo di diciannove anni molto ansioso e preoccupato per il futuro, e di Aria, una ragazza allegra, solare e piena di vita. Tra i due nasce un legame speciale che parte da un numero di telefono sbagliato e si trasforma in una relazione importante. Nel corso della storia si scopre che Aria convive con la malattia di Steinert, una patologia difficile che la costringe a vivere, appunto, “un oggi alla volta”, senza fare troppi progetti a lungo termine.

un oggi alla volta locandina
Un oggi alla volta

Questo racconto televisivo rappresenta un’ottima occasione per capire meglio cosa sia la malattia di Steinert.

Che cos’è la malattia di Steinert?

La malattia di Steinert è considerata la forma più comune di distrofia muscolare dell’adulto. Si tratta di una patologia cronica causata da un difetto scritto nel nostro DNA, che altera la produzione di alcune proteine fondamentali per il corretto funzionamento delle cellule del corpo. È molto importante chiarire subito un aspetto essenziale: sebbene la perdita di forza muscolare sia uno dei segni visibili più tipici, questa non è una malattia che colpisce soltanto i muscoli.

L’alterazione genetica influisce, infatti, sulla funzionalità di più organi. Proprio per questo motivo, la Steinert può manifestarsi con problemi di diversa intensità che colpiscono la vista, il battito del cuore, la respirazione e persino l’equilibrio ormonale, richiedendo terapie che prendano in esame la persona nel suo insieme.

Perché si chiama anche distrofia miotonica di tipo 1?

Il termine clinico “distrofia miotonica” contiene in sé la spiegazione di uno dei sintomi più particolari della malattia: la miotonia, cioè la temporanea difficoltà o impossibilità di rilassare un muscolo dopo che è stato contratto. Un esempio molto pratico si riscontra quando il paziente stringe la mano a qualcuno o afferra un oggetto e, per qualche secondo, non riesce a riaprire le dita, avvertendo come un irrigidimento muscolare che ostacola i movimenti più semplici.

Quali sono le cause della malattia?

Dal punto di vista genetico, la malattia di Steinert è causata da un’anomalia localizzata sul cromosoma 19, in particolare da un‘espansione anomala di una piccola sequenza di DNA (chiamata tripletta CTG) all’interno di un gene chiamato DMPK. Nelle persone sane, questa sequenza si ripete un numero limitato di volte (solitamente meno di 37); nei pazienti affetti da Steinert, invece, la sequenza si ripete in modo anomalo, arrivando a contare centinaia o addirittura migliaia di ripetizioni.

Questo difetto di scrittura del DNA disturba la normale attività delle cellule e interferisce con altre proteine, alterando la stabilità dei tessuti. Esiste una correlazione generale tra il numero di queste ripetizioni e la gravità dei sintomi: un numero più elevato di ripetizioni si associa spesso a un inizio più precoce e a manifestazioni cliniche più severe, un fattore che spiega la grande variabilità con cui la malattia si presenta da paziente a paziente.

Come si eredita la malattia di Steinert?

La trasmissione della patologia avviene con modalità “autosomica dominante”. Ciò significa che il difetto genetico si trova su un cromosoma non legato al sesso e che basta ereditare una sola copia alterata del gene da uno dei genitori per sviluppare la malattia. Se un genitore ha la Steinert, ogni figlio ha, a ogni concepimento, il 50% di probabilità di ereditare la mutazione genetica. Inoltre, la malattia presenta un fenomeno per cui nelle generazioni successive i sintomi tendono a comparire in età più giovane e in forma più severa rispetto ai genitori.

Quali sintomi provoca la malattia di Steinert?

donna con stampelle
Quali sintomi provoca la malattia di Steinert? – www.ok-salute.it

La variabilità dei sintomi rappresenta una delle caratteristiche più particolari della malattia di Steinert. Poiché la patologia può colpire organi diversi, le manifestazioni variano enormemente. Alcune persone presentano forme talmente lievi da non accorgersi della malattia per gran parte della vita, mentre altre manifestano sintomi evidenti fin dalla giovinezza.

Per comprendere meglio come si manifesta questa condizione e monitorare i primi segnali, è utile conoscere i sintomi clinici più tipici e ricorrenti:

  • Debolezza muscolare: colpisce soprattutto la parte terminale degli arti (come mani e piedi) e i muscoli del viso, della mascella e del collo, rendendo difficili alcuni movimenti precisi o dando al volto un aspetto caratteristico e poco espressivo.
  • Miotonia: la difficoltà a rilassare i muscoli dopo una contrazione volontaria, particolarmente evidente a livello delle mani e accentuata dalle basse temperature.
  • Cataratta precoce: un opacamento del cristallino dell’occhio che si sviluppa spesso in giovane età, ben prima rispetto alla popolazione generale.
  • Disturbi del ritmo cardiaco: alterazioni del battito del cuore che possono causare aritmie o palpitazioni, e che richiedono un attento monitoraggio medico.
  • Sonnolenza diurna e stanchezza: una sensazione di affaticamento costante e di sonno irresistibile durante il giorno, spesso slegata dalle ore di riposo notturno effettive.
  • Disturbi digestivi ed endocrini: difficoltà nella deglutizione, problemi intestinali, alterazioni della tiroide o, negli uomini, calo dei livelli di testosterone e calvizie precoce sulla fronte.

La comparsa di uno o più di questi segnali non deve generare panico, ma rappresenta un chiaro invito a consultare uno specialista. Una diagnosi precisa permette, infatti, di avviare subito i controlli necessari per proteggere gli organi più sensibili, come il cuore e l’apparato respiratorio.

Le forme congenita e adulta della malattia

Dal punto di vista clinico, si distinguono diverse varianti della malattia in base all’età di insorgenza. La forma congenita si manifesta già alla nascita ed è la più grave, caratterizzata da severa debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e di deglutizione fin dai primi istanti di vita. La forma adulta, invece, è la più frequente in assoluto ed esordisce solitamente tra i 20 e i 40 anni di età, presentando una progressione lenta ma costante dei sintomi che colpisce prevalentemente la muscolatura e la funzionalità generale dell’organismo.

Come si arriva alla diagnosi della patologia?

Il percorso diagnostico per la malattia di Steinert parte sempre da un’attenta valutazione clinica condotta da un neurologo o da uno specialista in malattie neuromuscolari. Il medico raccoglie la storia familiare del paziente, valuta la presenza di miotonia e analizza la forza muscolare. Successivamente, si può ricorrere a esami strumentali come l’elettromiografia (EMG), che permette di registrare l’attività elettrica dei muscoli ed evidenziare le tipiche “scariche miotoniche” provocate dalla difficoltà di rilassamento muscolare.

La conferma assoluta della diagnosi avviene, però, attraverso il test genetico, eseguito su un normale prelievo di sangue, poiché consente di identificare con certezza l’espansione anomala della tripletta nel gene DMPK, confermando la diagnosi clinica in modo definitivo.

Quali trattamenti esistono oggi?

Al momento attuale, non esiste ancora una terapia genica o farmacologica risolutiva in grado di correggere definitivamente il difetto genetico alla base della malattia di Steinert. Tuttavia, questo non significa che non si possa fare nulla. La gestione della patologia si concentra sul controllo dei sintomi, sulla prevenzione delle complicanze e sul miglioramento della qualità di vita quotidiana del paziente.

I trattamenti disponibili prevedono l’intervento integrato di diversi specialisti (neurologo, cardiologo, pneumologo, fisiatra) per creare un piano terapeutico personalizzato finalizzato a sostenere l’organismo e gestire tempestivamente ogni singola manifestazione della malattia.

In particolare, la gestione clinica della Steinert comprende:

  • Monitoraggio cardiologico e respiratorio: visite regolari con elettrocardiogramma ed ecocolordoppler per individuare aritmie, abbinate a test di funzionalità polmonare per valutare la respirazione.
  • Valutazione oculistica: controlli periodici per monitorare l’eventuale insorgenza della cataratta ed eventualmente pianificare l’intervento chirurgico di rimozione, semplice e risolutivo.
  • Supporto riabilitativo e fisioterapico: sedute di fisioterapia mirate a mantenere l’elasticità muscolare, prevenire le contratture e preservare la forza e la coordinazione nei movimenti quotidiani.
  • Gestione delle alterazioni endocrine: terapie ormonali o nutrizionali specifiche per correggere eventuali squilibri metabolici, problemi alla tiroide o alterazioni glicemiche.
  • Trattamento sintomatico dei disturbi specifici: utilizzo di farmaci mirati a ridurre la miotonia più severa o a contrastare la sonnolenza diurna e la stanchezza cronica.

Questo percorso di cura integrato aiuta il paziente a gestire la malattia, senza mai lasciarlo da solo. Seguire con costanza le terapie di supporto permette di rallentare la progressione dei disturbi e di mantenere un’ottima qualità di vita nel tempo.

Prognosi e impatto sulla vita quotidiana

La prognosi e il decorso della malattia di Steinert variano moltissimo in base alla forma clinica e all’età in cui si manifestano i primi sintomi. Nella forma classica dell’adulto, la progressione è lenta e permette a molti pazienti di condurre una vita attiva e lavorativa per decenni. Il fattore che influisce maggiormente sull’aspettativa e sulla qualità della vita a lungo termine è il coinvolgimento cardiaco e respiratorio, che richiede una sorveglianza medica costante.

Convivere con la Steinert richiede indubbiamente un adattamento dello stile di vita, ma non cancella la possibilità di mantenere una gestione attiva e consapevole della propria quotidianità. Sottoporsi regolarmente ai controlli programmati e seguire i consigli del team multidisciplinare permette di prevenire le complicanze più serie e di conservare l’autonomia il più a lungo possibile.

Cosa significa convivere con la Steinert ogni giorno

Per il paziente, convivere con questa patologia significa imparare a gestire le proprie riserve di energia, rispettando i tempi di riposo e pianificando le attività quotidiane senza sforzi eccessivi. È fondamentale mantenere uno stile di vita sano, evitare il fumo, seguire un’alimentazione bilanciata per non affaticare l’apparato digerente e svolgere una moderata attività fisica, sempre concordata con il fisioterapista. La prevenzione e la conoscenza della propria condizione sono gli strumenti più forti per affrontare la quotidianità con serenità.

Perché si parla di questa malattia proprio oggi?

L’attenzione mediatica generata da film come “Un oggi alla volta” ha il grande merito di far conoscere le malattie rare al grande pubblico. Quando la televisione e il cinema affrontano questi temi, si crea una naturale curiosità che spinge le persone a informarsi e a cercare risposte corrette dal punto di vista medico.

È fondamentale, tuttavia, saper distinguere tra le esigenze di copione di un racconto cinematografico (che deve necessariamente emozionare e semplificare alcuni passaggi per questioni narrative) e la realtà clinica vissuta ogni giorno dai pazienti. Parlarne con un linguaggio semplice ma scientificamente rigoroso serve proprio a trasformare l’emozione di un film in vera consapevolezza sociale e medica.

Fonti e approfondimenti:

Marica Musumarra

Giornalista iscritta all'Albo e SEO Copywriter, ha costruito la sua professione partendo da una profonda passione per la scrittura. Ha iniziato i suoi studi a Catania, laureandosi in Lettere Moderne, per poi trasferirsi a Parma dove ha conseguito la laurea magistrale in Giornalismo e Cultura Editoriale con lode. La sua tesi d'inchiesta sul ruolo delle donne dagli anni Trenta a oggi le è valsa la vittoria del primo premio CUG dell'Ateneo sul tema della parità di genere. Dopo aver lavorato in Emilia Romagna come vicedirettrice di ParmAteneo e in diverse agenzie di comunicazione, è rientrata in Sicilia. Oggi lavora come freelance per clienti in tutta Italia, in particolare nel settore medico-sanitario, con l’obiettivo di “tradurre” il linguaggio medico in testi accessibili e alla portata di tutti.
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