Corsa meglio della bici per ossa forti

Ossa forti

Lo dimostra uno studio dell'Istituto Ortopedico Galeazzi condotto sugli atleti delle ultramaratone

Per rinforzare le ossa è meglio correre piuttosto che pedalare o nuotare: il carico del peso corporeo, infatti, promuove la formazione di nuovo osso migliorando la salute dello scheletro nel lungo periodo. E’ quanto dimostra uno studio dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano presentato al congresso della Società europea di endocrinologia a Monaco di Baviera, in Germania.

Lo stesso gruppo di ricerca, guidato da Giovanni Lombardi, aveva scoperto in precedenza che i ciclisti abituati a percorrere lunghe distanze nelle gare di endurance soffrono di un riassorbimento cronico del tessuto osseo, che tende ad impoverire lo scheletro rilasciando calcio nel circolo sanguigno.
Per verificare se lo stesso fenomeno si verificasse anche in altri generi di sport, i ricercatori hanno studiato 17 atleti in occasione di una ultra-maratona di 65 chilometri in montagna.

Prima e dopo la gara, gli sportivi sono stati sottoposti ad una serie di esami del sangue per verificare 5 parametri: i livelli di osteocalcina e P1NP (molecole legate alla formazione di nuovo osso e per questo considerate come indicatori della salute dello scheletro) e i valori di tre ormoni (insulina, glucagone e leptina) che indicano lo stato energetico dell’organismo.

Dai risultati è emerso che gli atleti dopo la ultramaratona avevano livelli più alti di glucagone, mentre insulina e leptina erano più basse a causa dell’energia spesa durante lo sforzo fisico. L’abbassamento dell’insulina andava di pari passo con il calo di osteocalcina e P1NP, elemento questo che suggerisce come i corridori avessero spostato le loro energie dalla produzione di nuovo osso verso la necessità di rispondere alle richieste metaboliche legate all’attività fisica.

Questi dati sono stati poi messi a confronto con quelli relativi ad un gruppo di coetanei non particolarmente sportivi e abituati a praticare attività fisica in maniera moderata. Dal raffronto è emerso che gli ultramaratoneti avevano livelli di P1NP più alti a riposo: ciò significa che, sebbene durante la gara avessero deviato le loro energie dalla formazione di nuovo osso, nel lungo periodo avevano comunque un guadagno netto di massa ossea.

«Le persone comuni devono fare un moderato esercizio fisico per mantenersi in salute», spiega Lombardi. «Alla luce dei risultati del nostro studio, però – precisa il ricercatore – è raccomandabile che le persone con un maggiore rischio di fragilità ossea scelgano la corsa piuttosto che il nuoto o la bicicletta».

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