Sono tra le indagini radiologiche più prescritte, ma anche fra quelle che suscitano più dubbi. Entrambe permettono di “guardare” all’interno del corpo, ma con tecnologie e caratteristiche diverse. La tomografia computerizzata (Tc, comunemente nota anche come Tac), utilizza i raggi X, mentre la risonanza magnetica (Rm) sfrutta un potente campo magnetico. La prima è rapida, spesso esame di prima scelta nelle emergenze, la seconda invece richiede più tempo, ma offre immagini estremamente dettagliate di numerosi organi e tessuti.
«Si tratta di due strumenti fondamentali della diagnostica moderna, ma non sempre sono intercambiabili», esordisce Francesco De Cobelli, primario dell’Unità di Radiologia dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Radiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele. «Ogni metodica, infatti, ha indicazioni ben precise e fornisce informazioni differenti».
Ecco perché, anche a parità di sintomi, il medico a volte prescrive l’una, a volte l’altra. La scelta dipende dall’organo da studiare, dal tipo di disturbo e anche dall’urgenza. Entrambe, comunque, sono molto accurate e offrono benefici che superano ampiamente gli eventuali rischi.
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Tac o risonanza magnetica: quali sono le principali differenze
Tac
Nella Tac vengono utilizzati i raggi X, cioè radiazioni ionizzanti, ma con una tecnologia molto più sofisticata della tradizionale radiografia: oggi si impiegano principalmente apparecchiature spirali multistrato. La persona è distesa su un lettino che avanza all’interno di una struttura aperta ad anello, nella quale è alloggiato il tubo radiogeno che emette i raggi. «Durante l’esame, il tubo ruota continuamente attorno al corpo, permettendo di acquisire in pochi minuti centinaia di immagini da diverse angolazioni», spiega l’esperto. «Un computer le rielabora trasformandole in sottilissime sezioni dell’organo esaminato e in ricostruzioni tridimensionali». Anziché ottenere un’unica immagine “schiacciata” come succede con la radiografia, la Tac permette di osservare gli organi fetta per fetta, distinguendo anche minime differenze di densità tra i tessuti. In questo modo è possibile individuare alterazioni molto piccole e strutture profonde che con altri esami potrebbero sfuggire.
La Tac è uno degli strumenti diagnostici più utilizzati perché è veloce (dura pochi minuti), precisa e largamente disponibile su tutto il territorio. Inoltre, grazie alla struttura aperta ad anello, in genere non crea problemi di claustrofobia. Consente di individuare lesioni importanti come quelle del sistema nervoso, degli organi addominali, del sistema cardiovascolare e dell’apparato muscolo scheletrico. Il suo principale campo d’azione è lo studio dei tumori, soprattutto se di piccole dimensioni o localizzati in sedi difficili da valutare con altre metodiche.
Risonanza magnetica
A differenza della Tac, la risonanza magnetica non utilizza raggi X. Le immagini sono ottenute grazie all’azione combinata di un intenso campo magnetico e di onde elettromagnetiche a radiofrequenza. Durante l’esame, il paziente viene fatto sdraiare su un lettino che scorre all’interno di un grande cilindro magnetico. L’apparecchiatura invia impulsi di radiofrequenza che interagiscono con gli atomi presenti nei tessuti dell’organismo. I segnali restituiti vengono elaborati da un computer, che ricostruisce immagini estremamente dettagliate delle strutture anatomiche in qualsiasi piano dello spazio, generando anche in questo caso ricostruzioni tridimensionali. La durata dell’esame varia dai 20 ai 60 minuti, a seconda dei casi.
«La risonanza magnetica rappresenta spesso un esame di approfondimento, richiesto dopo altre indagini come ecografia o Tac, quando è necessario caratterizzare meglio una lesione o escludere una patologia», chiarisce il professore. «È molto utilizzata per lo studio di cervello, midollo spinale, colonna vertebrale e articolazioni, perché in questi ambiti fornisce informazioni minuziose».
Tac e risonanza magnetica: quando si prescrive l’una o l’altra
Sia la Tac che la Rm sono tecniche tomografiche, consentono cioè di ottenere immagini “a strati” del corpo umano. Le loro indicazioni, però, non sempre coincidono.
Tac

- In linea di massima, la Tac offre una valutazione più ampia e panoramica. Per esempio, permette di studiare contemporaneamente torace e addome ed è fondamentale nei pazienti oncologici per verificare l’eventuale diffusione di un tumore ad altri organi.
- Per i polmoni la metodica di scelta è la Tac perché individua anche noduli, enfisema e malattie interstiziali.
- La Tac è ideale per valutare le coronarie e per individuare placche o restringimenti che possono ostacolare la circolazione.
- La Tac trova impiego anche nei traumi, quando si sospettano fratture vertebrali, anche complesse, o quando è necessaria una ricostruzione dettagliata dell’osso in vista di un intervento.
- Nelle situazioni di emergenza, come incidenti stradali, sospetto ictus o emorragia cerebrale, il primo esame è quasi sempre la Tac. La sua rapidità e l’ampia disponibilità nei pronto soccorso, infatti, permettono di ottenere in pochi minuti informazioni decisive. Se necessario, l’iter diagnostico viene poi completato con la risonanza.
Risonanza magnetica

- La risonanza magnetica, invece, è generalmente più mirata e viene scelta quando è necessario analizzare in dettaglio uno specifico distretto anatomico. È l’esame di riferimento per approfondire una mammografia dubbia, in presenza di un sospetto tumore della prostata e per valutare utero e ovaie.
- Per fegato, reni, pancreas, milza e surreni entrambe le indagini sono valide, ma la Rm offre un vantaggio aggiuntivo perché visualizza anche le vie biliari e il dotto pancreatico.
- La Rm è indicata per studiare il muscolo cardiaco e riconoscere infiammazioni, cicatrici o alterazioni funzionali.
- In caso di mal di schiena, sospetta ernia o problemi articolari, la risonanza è generalmente superiore perché permette di osservare anche nervi, dischi intervertebrali, cartilagini, tendini, menischi, midollo spinale, legamenti e processi infiammatori.
- Anche per cervello e midollo spinale la risonanza fornisce informazioni più complete.
Esistono infine esami Tac e Rm “total body”. La Tac total body è impiegata soprattutto nel follow-up oncologico, mentre la risonanza trova indicazione nei soggetti ad alto rischio di sviluppare metastasi non ancora sintomatiche o, in casi selezionati, nell’ambito della medicina preventiva.
Il mezzo di contrasto: a cosa serve e come funziona
Entrambi gli esami possono essere eseguiti anche con mezzo di contrasto, che:
- migliora la visualizzazione dei vasi sanguigni,
- aiuta a distinguere i tessuti sani da quelli malati
- consente di caratterizzare meglio eventuali lesioni.
Nella Tac il mezzo di contrasto è costituito da una soluzione a base di iodio, usata in una quantità di circa 100 ml. Invece nella risonanza magnetica si impiegano mezzi di contrasto a base di gadolinio, in dosi circa dieci volte inferiori, generalmente tra 6-8 ml. Nella maggior parte dei casi, il contrasto viene iniettato in una vena del braccio, più raramente può essere somministrato per bocca o per via rettale, a seconda del distretto da studiare.
Durante l’iniezione, alcune persone avvertono un senso di calore diffuso o, più raramente, un sapore metallico in bocca, sensazioni di solito transitorie. La Tac viene eseguita con mezzo di contrasto nella maggior parte dei casi, fatta eccezione per lo studio dei polmoni, delle fratture ossee complesse e dell’encefalo nei casi di emergenza. «La risonanza magnetica, invece, essendo una metodica multiparametrica, sfrutta diverse tecniche di acquisizione delle immagini», specifica l’esperto. «Riesce così ad analizzare le caratteristiche dei tessuti anche senza mezzo di contrasto, come nella valutazione delle articolazioni».
Alternative alla Tac in caso di bambini, gravidanza o allergia

La Tac utilizza radiazioni ionizzanti che potrebbero produrre effetti biologici sui tessuti. Tuttavia, oggi, con le apparecchiature di ultima generazione, le dosi impiegate sono basse e il rischio si è ridotto, pur non essendo del tutto azzerato. Per questo motivo ogni prescrizione deve sempre basarsi su un’attenta valutazione del rapporto rischi-benefici. «Particolare attenzione va riservata ai bambini, i cui tessuti, ancora in fase di crescita, sono più sensibili alle radiazioni», evidenzia l’esperto. «Se però la Tac è indispensabile per la diagnosi, non va evitata perché non è controindicata in senso assoluto in età pediatrica».
In gravidanza, invece, la Tac non viene usata, per il possibile rischio a carico del feto. In questi casi, quando appropriato, si preferisce la risonanza magnetica, che può essere impiegata per studiare il feto stesso.
Anche il mezzo di contrasto iodato richiede alcune precauzioni: può affaticare i reni, motivo per cui prima dell’esame viene richiesto un esame del sangue con dosaggio della creatinina, utile per verificarne la funzionalità. In presenza di un’insufficienza renale significativa, è il medico che decide se procedere oppure orientarsi verso un’indagine alternativa. Le reazioni allergiche ai mezzi di contrasto iodati, invece, sono davvero poco frequenti: «Chi in passato ha manifestato soltanto orticaria o prurito può essere sottoposto a una terapia preventiva con cortisone», spiega il professore. «Se invece la reazione è stata grave, in genere si evita il mezzo di contrasto o si
ricorre a una risonanza magnetica».
Alternative alla Rm in caso di protesi o claustrofobia
La Rm non espone il paziente alle radiazioni, ma presenta altre possibili criticità. Il macchinario è costituito da un grande magnete e richiede quindi la rimozione di tutti gli oggetti metallici, come gioielli, piercing e orologi. Pacemaker e defibrillatori devono essere sempre valutati prima dell’esame. «I device di ultima generazione sono spesso compatibili con la risonanza, ma l’indagine può essere eseguita solo in centri specializzati, dopo una valutazione cardiologica e la programmazione del dispositivo in modalità dedicata», afferma De Cobelli. «Al termine dell’esame, il cardiologo provvede a ripristinare le impostazioni abituali». Anche in presenza di viti, protesi, stent o altri dispositivi metallici l’esame può essere eseguito solo se i materiali sono compatibili con il campo magnetico.
Oltre ai possibili problemi di sicurezza (il macchinario attira i metalli), infatti, le protesi possono ridurre la qualità diagnostica delle immagini. Infine, alcune persone possono vivere con disagio la permanenza nel tunnel della Rm a causa della claustrofobia. Esistono apparecchiature aperte, ma sono poco diffuse. Solo una piccola percentuale di pazienti, comunque, presenta una controindicazione assoluta alla risonanza magnetica: in questi casi, si opta per altre metodiche, come Tac, ecografia o Pet (tomografia a emissione di positroni), a seconda della situazione.
Tac e risonanza magnetica: come prepararsi e affrontare gli esami
Prima
Se gli esami vengono eseguiti senza mezzo di contrasto, in genere non è richiesta alcuna preparazione. Quando invece è previsto, è necessario osservare un digiuno di almeno quattro-sei ore. Alcuni esami possono richiedere preparazioni specifiche, come un clistere per particolari studi della prostata. Le terapie farmacologiche abituali non devono essere sospese salvo diversa indicazione del medico. Inoltre, è importante portare con sé tutta la documentazione clinica disponibile.
Durante
Di solito non è necessario spogliarsi completamente; è invece fondamentale rimanere perfettamente immobili e seguire le indicazioni del tecnico, come trattenere a richiesta il respiro.
Dopo
Al termine dell’esame si possono riprendere le normali attività. Se viene utilizzato il mezzo di contrasto, può essere prudente farsi accompagnare. Dopo una Tac con contrasto, è utile bere abbondantemente per favorire l’eliminazione dello iodio attraverso i reni. Se nelle ore successive dovessero comparire sintomi insoliti, contattare il medico.




