Salute

Statine e cervello: l’uso precoce riduce fino al 15% il rischio di demenza

Presentato al Congresso ESC di Monaco uno studio su oltre 132mila persone: abbassare il colesterolo LDL a partire dalla mezza età protegge i vasi cerebrali e riduce l'incidenza del decadimento cognitivo

Le celebri pillole “salva-cuore” utilizzate da milioni di persone per contrastare il colesterolo alto potrebbero rivelarsi tra le armi più efficaci per proteggere la salute del cervello. L’assunzione di statine è infatti associata a una riduzione del rischio di sviluppare la demenza fino al 15%, con benefici tanto maggiori quanto prima si inizia il trattamento.

La scoperta arriva dal più grande studio del suo genere, presentato al Congresso annuale della Società Europea di Cardiologia (ESC) a Monaco di Baviera e simultaneamente pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe.

I numeri globali descrivono un’emergenza sanitaria in rapida crescita: entro il 2050 le persone affette da demenza nel mondo potrebbero quasi triplicare, raggiungendo quota 153 milioni. Tuttavia, gli esperti stimano che circa la metà dei casi potrebbe essere prevenuta o ritardata agendo sui fattori di rischio modificabili. Tra questi, la salute cardiovascolare si conferma determinante.

Lo studio su statine e cervello: 15 anni di monitoraggio su 132mila persone

 Testa con meandri di plastilina e pillole su sfondo giallo vista dall'alto
Lo studio su statine e cervello: 15 anni di monitoraggio su 132mila persone – www.ok-salute.it

La ricerca ha seguito per 15 anni (dal 2006 al 2021) un campione di 132.585 cittadini danesi con diabete di tipo 2. Nel corso del periodo di osservazione, il 2,7% dei partecipanti ha sviluppato una forma di demenza.

Analizzando l’impatto dei trattamenti, i ricercatori hanno rilevato che chi ha iniziato la terapia con statine ha ottenuto una protezione significativa rispetto a chi non le assumeva:

  • trattamento precoce: ha ridotto il rischio relativo di demenza del 15% nell’arco di 10 anni.
  • trattamento tardivo: ha mostrato comunque un’efficacia, riducendo il rischio del 10%.
  • genere: i risultati sono apparsi sovrapponibili sia negli uomini che nelle donne.

«La nostra ricerca sostiene l’idea che il rischio di demenza vada affrontato agendo contemporaneamente su più fattori, e che il colesterolo debba rientrare a pieno titolo in questo elenco», ha spiegato a Monaco il dottor Tummas Ternhamar dell’Ospedale Universitario di Copenaghen, primo autore dello studio. «Le linee guida della Lancet Commission raccomandano già di identificare e trattare l’eccesso di colesterolo LDL a partire dalla mezza età. I nostri dati aggiungono un tassello cruciale: il fattore tempo è fondamentale, agire presto garantisce una protezione migliore».

Perché ciò che fa bene al cuore protegge il cervello

Le statine agiscono riducendo i livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”) nel sangue, ostacolando la formazione delle placche aterosclerotiche nelle arterie che causano infarti e ictus. Ma quale sia il meccanismo esatto attraverso cui proteggono la funzione cognitiva è ancora oggetto di approfondimento.

«Il colesterolo LDL elevato favorisce l’aterosclerosi cerebrovascolare, gli ictus ischemici e la riduzione dell’afflusso di sangue al cervello, provocando danni progressivi al tessuto cerebrale», chiarisce Ternhamar. Mantenere pervie e flessibili le arterie che nutrono il cervello consente di preservare l’ossigenazione dei neuroni nel lungo periodo.

Un’interpretazione accolta con grande interesse dalla comunità scientifica internazionale. La professoressa Isabel Goncalves del comitato di comunicazione dell’ESC, non coinvolta direttamente nella ricerca, ha sottolineato: «Trattandosi di farmaci ampiamente disponibili ed economici, questi risultati hanno una portata potenziale enorme per la salute pubblica».

Il parere degli esperti: prevenzione integrata e prospettive

Pur trattandosi di uno studio osservazionale – capace di evidenziare una forte associazione ma non una causalità diretta – l’evidenza clinica si inserisce in un filone di ricerca sempre più solido che lega la salute vascolare a quella neurodegenerativa.

«Questo studio rafforza un concetto chiave: ciò che fa bene al cuore fa bene anche al cervello», ha commentato la dottoressa Honorine Lebraud di Alzheimer’s Research UK. «Ci offre indizi fondamentali su come la salute cardiovascolare influenzi il decadimento cognitivo e indica dove dovranno concentrarsi le ricerche future».

Sulla stessa linea il professor Bryan Williams, responsabile scientifico della British Heart Foundation: «I risultati sono assolutamente verosimili e coerenti con i dati dei trial clinici che già mostrano come le statine possano ridurre il rischio demenza».

La prospettiva futura tracciata dagli esperti è quella di un approccio preventivo a 360 gradi: l’eventuale indicazione alla statina dalla mezza età non sostituisce, ma si affianca a uno stile di vita sano basato su attività fisica regolare, dieta equilibrata e controllo costante della pressione arteriosa.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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