Non è passato neppure un anno dal momento in cui il mondo del calcio e dello sport italiano si è stretto attorno a Franco Baresi. Era il 3 agosto 2025 quando, tramite una nota ufficiale, il Milan comunicava che – a seguito di accertamenti di routine – al vice presidente onorario del club era stata riscontrata la presenza di una nodulazione polmonare.
Da quel momento è iniziato un percorso di cura basato su un intervento chirurgico mini-invasivo e successive terapie mirate, fino alla scomparsa di oggi, venerdì 31 luglio. La vicenda del celebre ex difensore ha acceso i riflettori su una patologia subdola, riaprendo il dibattito medico sull’importanza fondamentale della diagnosi precoce e sulle nuove frontiere dell’oncologia.
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Nodulo polmonare: dalla scoperta fortuita a diversi anni di vita in più con le nuove terapie

Il nodulo polmonare è una piccola opacità del polmone, generalmente di forma tondeggiante. Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando misura meno di 6 millimetri, non è maligno e spesso è sufficiente un semplice monitoraggio, in particolare se non sono presenti fattori di rischio come fumo, età avanzata o familiarità per il tumore del polmone.
Se il nodulo è più grande o presenta caratteristiche sospette, il medico può richiedere ulteriori accertamenti, come una TC, una PET-TC o, nei casi più a rischio, una biopsia. Le lesioni superiori a 3 centimetri vengono invece definite masse polmonari e hanno una maggiore probabilità di essere di natura maligna.
L’intervento deve essere tempestivo
Quando si parla di neoplasie polmonari, la tempestività dell’intervento fa la differenza tra la vita e la prognosi complessa. Tuttavia, negli ultimi anni, la ricerca medico-scientifica ha fatto passi da gigante. Se in passato la sopravvivenza dei pazienti con forme avanzate si fermava a pochissimi mesi, oggi le prospettive sono profondamente cambiate.
L’introduzione dei farmaci immunoterapici e delle terapie a bersaglio molecolare (target therapies) ha permesso di prolungare la sopravvivenza di molti pazienti per diversi anni, garantendo spesso una buona qualità della vita. La cura viene personalizzata in base ai vari sottotipi di cancro ai polmoni, la cui aggressività varia notevolmente da caso a caso.
Sette persone su dieci scoprono la malattia troppo tardi
La vera criticità legata a questo tipo di tumore risiede nella sua natura silente negli stadi iniziali. Come evidenziato dagli specialisti, più del 70% dei pazienti arriva alla diagnosi tardi, quando la neoplasia si trova già in fase avanzata o metastatica.
Il tumore ai polmoni – che in Italia fa registrare circa 45.000 nuove diagnosi ogni anno, risultando il primo per mortalità – non dà segni evidenti agli esordi. I sintomi iniziali sono spesso estremamente vaghi e facilmente confondibili con malanni di stagione o disturbi cronici:
- Tosse persistente (che non passa o presenta striature di sangue)
- Fiato corto e difficoltà respiratorie
- Dolore toracico sordo
- Raucedine e alterazioni della voce
- Frequenti infezioni respiratorie o bronchiti
A causa di questa latenza sintomatica, solo una percentuale minoritaria di persone (circa il 30%) risulta operabile al momento della scoperta della malattia. Inoltre, sebbene colpisca prevalentemente i tabagisti (circa l’85% dei casi si verifica in fumatori o ex fumatori), un caso su cinque interessa persone che non hanno mai fumato.
L’esame che fa la differenza: l’importanza della TAC spirale
Di fronte a una patologia così insidiosa, la vera arma a disposizione della medicina moderna è la prevenzione attiva attraverso gli screening mirati. Gli oncologi sottolineano l’efficacia della TAC spirale (tomografia computerizzata del torace a basso dosaggio di radiazioni).
Questo esame è in grado di intercettare il carcinoma polmonare quando si trova ancora ai primissimi stadi, fase in cui le probabilità di guarigione definitiva sono estremamente elevate. Per questa ragione, le società scientifiche e gli esperti del settore insistono sulla necessità di attivare protocolli di screening annuali dedicati alle categorie a rischio, come i forti fumatori o gli ex fumatori. Numerose ricerche cliniche confermano che una diagnosi tempestiva non solo salva migliaia di vite umane, ma riduce drasticamente anche i costi socio-sanitari legati a trattamenti terapeutici complessi in fase avanzata.




