Come sottolinea il Ministero della Salute, il caldo estremo può costituire un rischio soprattutto per chi è affetto da malattie croniche caratterizzate da una limitata possibilità di termoregolazione o dalla ridotta capacità di mettere in atto i tradizionali comportamenti protettivi, come ad esempio bere un bel bicchiere di acqua fresca, accendere il ventilatore, indossare indumenti di cotone leggeri. In un contesto climatico come quello del 2026, caratterizzato da ondate di calore estive sempre più precoci, intense e prolungate, la protezione dei pazienti fragili richiede strategie ancora più mirate e l’ausilio delle nuove tecnologie di monitoraggio.
Ma quali sono le principali patologie da tenere sotto controllo? Perché? E con quali stratagemmi?
In questo articolo
Caldo estremo e malattie croniche che colpiscono il cuore

Per comprendere il rapporto tra malattie cardiovascolari e calura occorre tenere conto di un semplice quanto importante assunto. Con l’incremento della temperatura aumenta il calibro dei vasi sanguigni (vasodilatazione). Ciò comporta una diminuzione della pressione del sangue. Il che può avere effetti diversi a seconda della specifica patologia presente.
Ipertensione
Dopo tale premessa, chi è iperteso potrebbe gongolare, pensando qualcosa del tipo: se il caldo abbassa la pressione, il problema è risolto e posso ridurre le medicine o addirittura sbarazzarmene del tutto. Errore, grave errore.
«Se, da un lato, è vero che le temperature estive favoriscono l’abbassamento dei valori pressori», conferma Marco Froldi, responsabile dell’unità operativa di medicina interna dell’Irccs Policlinico San Donato e professore associato di medicina interna all’Università degli Studi di Milano, «dall’altro è uno sbaglio abbassare la guardia o, peggio, ricorrere al fai-da-te, modificando a casaccio il dosaggio dei farmaci antipertensivi, come ace-inibitori, sartani, calcioantagonisti, diuretici, beta-bloccanti. Utile, invece, programmare, prima dell’estate, una visita di controllo dal medico di famiglia o dallo specialista, che eventualmente provvederà a rimodularne le dosi, adeguandole alle necessità del singolo paziente e al tipo di vacanza prevista, in modo da controbilanciare il potenziamento dell’effetto ipotensivo generato dal caldo».
Nel 2026, l’uso di sistemi di telemedicina e sfigmomanometri smart connessi permette ai pazienti di trasmettere i diari pressori in tempo reale al medico, facilitando piccoli aggiustamenti terapeutici a distanza senza esporsi al calore per andare in studio.
Patologie del cuore
Anche chi ha avuto in passato un problema al cuore, ad esempio infarto, angina, scompenso cardiaco, aritmie, come la fibrillazione atriale, deve stare all’erta. «Quando la pressione si abbassa, il sangue fa più fatica a raggiungere i vasi collocati in periferia», spiega il professore. «Così, per assicurare comunque un’adeguata ossigenazione dei tessuti, il cuore aumenta il proprio ritmo (tachicardia), in modo da pompare il sangue più velocemente. Questo equivale, però, a un aggravio del lavoro a carico del muscolo cardiaco, con potenziali rischi per il cuore stesso».
Non solo. «Il caldo provoca sudorazione, con conseguente perdita di acqua e di elettroliti, in particolare il potassio», continua Froldi. «Una carenza di quest’ultimo (ipopotassiemia), un minerale implicato nel controllo del battito cardiaco, può provocare gravi aritmie».
Neppure scompenso e caldo vanno molto d’accordo
Quando quest’ultimo fa capolino, i sintomi del disturbo, tra cui aumento del battito (tachicardia), difficoltà a respirare (dispnea) e fatica, tendono inesorabilmente a peggiorare. Come raccomandano a gran voce gli esperti, pure nel caso di malattie cardiache è importante, prima dell’estate, bussare alla porta del medico per un check up. In ogni caso, se un cardiopatico avverte disturbi come crampi muscolari, aumento o alterazioni del ritmo cardiaco, abbassamento della pressione (qualora sia possibile misurarla), è importante che si rivolga subito al pronto soccorso.
Ipotensione
Se avere la pressione alle stelle, con i gravi disturbi cardiaci che ne conseguono, non è certo un bene, neppure averla sotto i tacchi è auspicabile. «Gli abbassamenti della pressione, soprattutto se repentini, con valori inferiori a 90-60 millimetri di mercurio, possono comportare una serie di disturbi, tra cui spossatezza, apatia, affaticamento, nausea, vertigini, svenimenti», elenca l’esperto. Gli anziani, in particolare, devono prestare attenzione a eventuali cadute con conseguenti ferite, fratture, traumi, particolarmente temibili nel caso in cui assumano anche farmaci anticoagulanti, che fluidificano il sangue facilitando eventuali emorragie.
Tra gli accorgimenti utili per l’ipotensione:
- evitare alcolici;
- masticare all’occorrenza un bastoncino di liquirizia pura o bere un caffè;
- evitare di alzarsi velocemente, ma passare con gradualità dalla posizione sdraiata a quella seduta, e da quest’ultima a quella eretta;
- aumentare leggermente l’apporto di sale nella dieta, ma solo se espressamente validato dal medico.
In caso di emergenza, stendersi subito a terra con le gambe sollevate per consentire al sangue di defluire meglio verso il cuore.
Malattie venose
Il caldo, provocando la dilatazione dei vasi, è nemico anche di chi soffre di malattie venose, come varici, tromboflebiti e trombosi. Ecco allora gambe gonfie e doloranti, prurito e formicolio alle caviglie, crampi notturni agli arti inferiori, capillari visibili, comparsa di arrossamenti e macchie scure, vene varicose. Come cercare di alleviare i disturbi? Gli esperti suggeriscono di evitare di stare a lungo in piedi o seduti, di rinfrescare le gambe con acqua fredda (ad esempio, immergendole in piscina o nel mare o utilizzando il getto della doccia) e di cercare di tenerle il più possibile sollevate, in modo che risultino più alte rispetto al livello del cuore.
Come cercare di alleviare i disturbi? Gli esperti suggeriscono di evitare di stare a lungo in piedi o seduti, di rinfrescare le gambe con acqua fredda (ad esempio, immergendole in piscina o nel mare o utilizzando il getto della doccia, procedendo sempre dal basso verso l’alto) e di cercare di tenerle il più possibile sollevate, in modo che risultino più alte rispetto al livello del cuore. Può essere utile, su prescrizione, l’uso di integratori flebotonici a base di flavonoidi per rinforzare le pareti dei vasi.
Caldo e malattie croniche: il diabete

Per chi è affetto da diabete, il pericolo numero uno in agguato d’estate è la disidratazione, ovvero un depauperamento delle risorse idriche dell’organismo, in cui la quantità di liquidi assunti è inferiore alla quantità di quelli persi. A spiegare la correlazione tra la patologia metabolica e la carenza di acqua è Froldi.
Il problema che colpisce i reni
Da un lato, se il glucosio nel sangue è alto e supera la soglia di assorbimento renale, di solito intorno ai 180 milligrammi per decilitro, il rene non riesce a riassorbire l’eccesso e, anziché reimmetterlo nel circolo sanguigno, lo elimina. Poiché lo zucchero “attrae” moltissima acqua (effetto osmotico), anche quest’ultima viene convogliata in gran quantità nelle urine e così espulsa (diuresi osmotica).
Dall’altro lato, come è noto, il caldo provoca una intensa sudorazione, un fenomeno mirato a mantenere una temperatura corporea costante, compresa tra i 36 e i 37 gradi. In particolare, quando quest’ultima accenna ad aumentare, un’area del cervello (ipotalamo), che contiene neuroni sensibili alle variazioni di temperatura interna, attiva attraverso i nervi le ghiandole sudoripare che si trovano nella pelle e che producono appunto il sudore, un liquido ricco di acqua che, evaporando, raffredda la cute e quindi l’organismo.
Gli antidiabetici possono favorire la disidratazione
Come se ciò non bastasse, anche alcuni farmaci antidiabetici possono contribuire ad aumentare ulteriormente la disidratazione. «Nei diabetici la disidratazione è nociva perché può causare un rilevante aumento della concentrazione di zuccheri nel sangue (iperglicemia)», mette in guardia Froldi. «Inoltre, nel diabete di tipo 2, potrebbe innescare la sindrome iperosmolare iperglicemica, una grave complicanza della malattia che può provocare convulsioni, coma e anche la morte».
Cosa fare?
Per evitare tutto ciò è bene giocare d’anticipo, bevendo circa 2-2,5 litri di acqua al giorno e non facendo mai mancare sulla tavola cibi come le verdure, che contengono un’elevata quantità di acqua (fino al 95%), oltre a vitamine ed elettroliti, come potassio, sodio, calcio, magnesio, preziose sostanze che vengono eliminate con le urine.
Nonostante le precauzioni, potrebbe comunque capitare di incorrere in una eccessiva perdita di liquidi. Qualora si avvertissero nausea, capogiri, mal di testa, respiro affannoso e accelerato, è bene rivolgersi subito al più vicino pronto soccorso, dove sarà possibile, tramite la somministrazione per via endovenosa di soluzioni di cloruro di sodio, ripristinare velocemente una corretta idratazione e controllare progressivamente la glicemia nel tempo.
Attenzione anche alla ipoglicemia
Oltre alla disidratazione, un altro rischio che i diabetici non dovrebbero trascurare, soprattutto se in trattamento con insulina o con farmaci orali quali sulfoniluree e glinidi, è quello di ipoglicemia. «Occorre prestare attenzione perché uno dei sintomi classici della crisi ipoglicemica, la copiosa sudorazione, d’estate può essere confuso con un effetto del caldo, portando a una tardiva identificazione del calo di zuccheri», avverte Froldi. «Tuttavia, per non incorrere in errore, basta ricordare che a quest’ultimo si associano in genere, oltre alla sudorazione, ulteriori sintomi, come confusione mentale, difficoltà di concentrazione, visione doppia (diplopia), formicolio generalizzato, pallore».
In caso di dubbio, la prima cosa da fare è misurare la glicemia con un glucometro, l’apposito strumento di monitoraggio che, soprattutto durante la stagione calda, dev’essere sempre tenuto a portata di mano. Nel 2026, l’uso dei sensori per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM) applicati sul braccio o sull’addome ha rivoluzionato questa gestione: i dispositivi inviano allarmi acustici sullo smartphone del paziente prima che l’ipoglicemia diventi severa, facilitando una prevenzione tempestiva.
Se i valori glicemici sono inferiori a 50-60 milligrammi per decilitro, è sufficiente assumere una zolletta di zucchero, una bibita zuccherata o un frutto ad alto contenuto zuccherino, come la banana, per ripristinare l’equilibrio glucidico. Proprio per non incorrere in questo tipo di problemi, come raccomanda l’esperto, «d’estate la glicemia dovrebbe essere monitorata con regolarità e in modo particolarmente scrupoloso, con almeno tre misurazioni giornaliere a digiuno, ovvero prima della colazione, del pranzo e della cena».
L’insulina teme il caldo
Infine, un’ultima avvertenza. Se tutti i farmaci vanno conservati al riparo dal caldo e dalla luce, ciò vale in modo particolare per i flaconi di insulina, molto sensibile alle elevate temperature, e per il glucometro e le relative strisce reattive, che, se esposte al sole, possono danneggiarsi irreparabilmente rendendo inaffidabili i risultati delle misurazioni. Utilizza astucci termici dedicati durante i viaggi.
Caldo e malattie croniche: le patologie della tiroide

Se la tiroide non funziona a dovere, il caldo può causare qualche problema. «Quando il sistema degli ormoni tiroidei, deputato al mantenimento della stabilità della temperatura corporea, è difettoso, si presentano difficoltà nella termoregolazione», spiega Froldi.
«Per questo motivo, le escursioni termiche ambientali sono percepite in maggior misura da chi sia affetto da ipertiroidismo o da ipotiroidismo. In particolare, negli ipertiroidei non adeguatamente trattati con i farmaci appropriati si verifica un eccesso di ormoni tiroidei, che induce una dilatazione dei vasi sanguigni con conseguente maggiore afflusso di sangue e aumento della temperatura corporea. Da qui la caratteristica insofferenza di chi presenta ipertiroidismo verso le alte temperature. Al contrario, negli ipotiroidei gli ormoni diminuiscono e accade, quindi, l’opposto, con una maggiore tolleranza nei confronti del caldo. Nonostante ciò, chi soffre di ipotiroidismo può comunque subire un peggioramento della propria condizione a temperature elevate, ad esempio avvertendo maggiormente la consueta stanchezza e la debolezza muscolare».
Caldo e malattie croniche: le patologie delle malattie neurologiche
Sclerosi multipla
I primi scritti sulla sensibilità termica nella sclerosi multipla risalgono al XIX secolo, quando medici come Ollivier d’Angers e Wilhelm Uhthoff osservarono come l’esposizione al calore o un bagno caldo inducessero un peggioramento transitorio dei sintomi visivi e motori.
«La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa del sistema nervoso centrale, in cui si verifica una perdita di mielina, la sostanza che ricopre le fibre nervose», ricorda Federica Agosta, neurologa dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e ricercatrice all’Università Vita-Salute San Raffaele. «L’effetto di tale demielinizzazione è una conduzione rallentata degli impulsi nervosi. In presenza di un incremento termico, la trasmissione subisce un ulteriore rallentamento (noto storicamente come fenomeno di Uhthoff). Ecco perché con un clima caldo, ma anche a causa di esercizi fisici, febbre o esposizione solare, in circa il 60-80% dei pazienti si riscontra un’esacerbazione dei sintomi (motori, visivi, di sensibilità)». È sufficiente un aumento di soli 0,5 gradi della temperatura corporea per bloccare la conduzione degli impulsi nervosi nei nervi demielinizzati.
Per trattare la sensibilità al calore, oltre a farmaci specifici come la 4-aminopiridina, la medicina moderna nel 2026 consiglia l’utilizzo preventivo di gilet e indumenti refrigeranti attivi durante le ore più calde. L’esperta puntualizza di non confondere questo fenomeno temporaneo con una vera ricaduta della malattia (che mostra nuove lesioni alla risonanza magnetica). Infine, occorre mantenere la corretta idratazione, evitando di ridurre l’acqua per paura dei disturbi urinari tipici della malattia.
Alzheimer
Nel caso della malattia di Alzheimer e più in generale delle demenze senili, accade che il paziente, proprio a causa del decadimento cognitivo, percepisca meno le variazioni di temperatura e abbia quindi una maggiore difficoltà a mettere in atto le tradizionali contromisure per proteggersi dall’afa. Ciò può aumentare il rischio di squilibri metabolici che, seppure lievi, in persone anziane con situazioni già compromesse potrebbero avere conseguenze assai negative. «Per evitare ciò, è fondamentale che chi si prende cura del paziente (caregiver) controlli quotidianamente che beva a sufficienza, soggiorni in un luogo climatizzato, indossi abiti leggeri e non esca nelle ore più calde della giornata, cioè tra le 11 e le 17», sottolinea Agosta. Nel 2026, l’integrazione di sensori domotici ambientali nelle case dei pazienti aiuta i familiari a monitorare a distanza la temperatura delle stanze e i consumi di acqua del paziente.
Parkinson
Anche chi è affetto dalla malattia di Parkinson con il caldo può dover affrontare qualche grattacapo in più. Tra i sintomi che fanno parte di questa condizione, si annovera, infatti, anche l’alterata termoregolazione, che può facilitare il verificarsi di un colpo di calore,
ovvero un aumento della temperatura corporea oltre i 40 gradi associato a un’alterazione della coscienza (convulsioni, delirio, coma). A favorire tale problema possono, inoltre, contribuire anche alcuni farmaci anti-parkinsoniani, come trifenidile, tropatepina, biperidene. I suggerimenti da attuare per la prevenzione sono i consueti: soprattutto bere molta acqua e monitorare il clima in casa con l’ausilio di un termometro che indichi temperatura e umidità.
Inoltre, per chi utilizza pompe per infusione continua di farmaci, occorre fare attenzione che i dispositivi non rimangano esposti al sole diretto.
Caldo e malattie croniche: le patologie psichiatriche

Il caldo dà alla testa, e non è solo un modo di dire. Alte temperature e umidità possono, infatti, scatenare squilibri in chi soffre di patologie mentali, come conferma l’aumentato numero di ricoveri nei reparti di psichiatria che si verifica ogni estate. Ad andare incontro a una esacerbazione sono soprattutto il disturbo bipolare e la schizofrenia. «Nel primo caso, si possono verificare dei picchi di umore euforico ed eccitato (mania), che conducono, ad esempio, ad acquisti impulsivi e a comportamenti superattivi, incontrollabili, disinibiti», spiega Cristina Colombo, responsabile del Centro disturbi dell’umore dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. «Nel secondo caso, si possono invece accentuare o ripresentare i deliri e le allucinazioni visive e uditive».
Perché queste malattie peggiorano con il caldo?
Il peggioramento di questi malati può accadere per varie ragioni. «La prima ipotesi, la più semplice, è che molti pazienti, proprio a causa del caldo, dormano poco e male e ciò lì renda più nervosi e irritabili, favorendo una riacutizzazione della patologia», prosegue l’esperta. «E poi c’è il fattore luce. L’aumentata luminosità che caratterizza l’estate incrementa la produzione di alcuni ormoni, come la serotonina, che potrebbero contribuire ad accentuare alcuni tratti del disturbo bipolare, ma anche della schizofrenia». Tutt’altro discorso vale per la depressione, che invece, proprio a causa della maggior quantità di luce e della conseguente produzione degli ormoni del benessere, come la serotonina, migliora durante i mesi estivi.
I medici nel 2026 raccomandano di non modificare mai i dosaggi dei neurolettici o del litio senza consulto, poiché il bilancio idrico estivo altera profondamente la concentrazione di questi farmaci nel sangue.
Caldo e malattie croniche: le patologie respiratorie
Il caldo e l’umidità fanno sentire i loro effetti negativi anche in chi soffre di patologie respiratorie, in particolare asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). In presenza di un clima caldo-umido, è infatti più probabile che i pazienti avvertano il respiro difficoltoso, accusino episodi di «fame d’aria» (dispnea) e producano una maggiore quantità di catarro.
Ad avere qualche ulteriore fastidio è soprattutto chi è costretto a trascorrere l’estate in città, dove gli inquinanti abitualmente presenti in alte concentrazioni nell’aria, per le elevate temperature e il forte irraggiamento solare, producono sostanze acide e ozono troposferico, che irritano l’apparato respiratorio.
Consigli della moderna pneumologia:
- Evitare di uscire nelle ore centrali della giornata;
- In casa e negli uffici, usare l’aria condizionata attivando la funzione di deumidificazione e impostando una temperatura di circa 25 gradi;
- Evitare sbalzi termici superiori a 10-12°C rispetto all’esterno ed evitare l’esposizione diretta ai flussi d’aria;
- Utilizzare purificatori d’aria dotati di filtri HEPA e carboni attivi negli ambienti interni per abbattere la quota di ozono e particolato fine (PM2.5) che si accumula nei giorni di forte afa.
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Cristina Colombo
È primario dell’Unità Disturbi dell’Umore dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e docente ordinario di Psichiatria all’Università Vita-Salute San Raffaele. Nella stessa sede è direttrice della Scuola di specializzazione in Psichiatria e del Master in Psicopatologia forense e Criminologia Clinica. Tra il 2000 e il 2003 progetta e coordina il corso del Fondo Sociale Europeo sulla formazione dei ricercatori e operatori negli interventi biologici non farmacologici nel trattamento della depressione e l’International Workshop on Sleep Deprivation and Chronobiology of Depression. Nel corso della sua carriera ha svolto un’intensa attività di ricerca che soprattutto sulle tecniche di elettroencefalografia computerizzata e di brain mapping e tecniche di visualizzazione cerebrale (TAC, RM, PET). È inoltre membro del comitato operativo del Centro di Eccellenza Risonanza Magnetica ad Alto Campo (CERMAC) per lo studio dell’imaging funzionale applicato alla psichiatria. Collabora con numerose riviste in qualità di Revisore, è Editor della sezione Affective Disorders e del numero monografico Evidence based assessment of mood disorders per Clinical Neuropsychiatry, Journal of Treatment Evaluation. Dal 1998 è nel comitato scientifico della rivista Psichiatria e Psicoterapia Analitica. Suoi contributi appaiono su Genes, Brain and Behavior, Psychopharmacology, Journal of Clinical Psychiatry, Neuropsychopharmacology, Journal of Affective Disorders, Psychiatry Research.
Organizza workshop internazionali su argomenti di psichiatria come le nuove tecniche di privazione del sonno, la cronobiologia e la depressione.




