Non lasciare soli i pazienti e i caregiver. Dopo oltre trent’anni di ricerca, la comunità scientifica si trova oggi di fronte a una svolta. Le nuove terapie contro le proteine beta-amiloidi, tra i principali responsabili dell’Alzheimer, hanno infatti dimostrato la possibilità di intervenire sul decorso biologico della malattia nelle sue fasi iniziali, aprendo prospettive finora impensabili.
Il tema è al centro del dibattito scientifico e regolatorio, sia a livello internazionale sia nazionale, dal momento che l’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco si è recentemente espressa sulla non rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale di questa innovativa classe di farmaci per il trattamento dell’Alzheimer in fase precoce, riaccendendo il confronto sulle modalità più appropriate e sostenibili per garantire l’accesso all’innovazione.
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Alzheimer: le nuove terapie anti-beta amiloide aprono una nuova fase nella cura
«Le nuove terapie anti-beta amiloide rappresentano una nuova frontiera di speranza per le persone con Alzheimer e le loro famiglie» commenta Mario Zappia, Presidente della Società Italiana di Neurologia. «La discussione in corso non può non concentrarsi sui pazienti che possono realmente trarne beneficio, attraverso esiti misurati sul piano clinico. In questa prospettiva, la Società Italiana di Neurologia ribadisce la propria piena
disponibilità a collaborare con le istituzioni e gli enti regolatori per definire percorsi appropriati e sostenibili di accesso a queste innovazioni».
Diagnosi precoce dell’Alzheimer: perché è fondamentale per accedere alle nuove terapie
Proprio l’arrivo delle nuove opportunità terapeutiche rende ancora più centrale il tema della diagnosi precoce. «Il tempo della diagnosi e della cura presentano una finestra ristretta al fine di ottimizzare il rapporto tra benefici e costi» sottolinea Marco Bozzali, Presidente della Società Italiana Neurologia delle Demenze. «Per questo è fondamentale garantire alle persone un accesso precoce alla diagnosi biologica e, quando indicato, alle terapie in
grado di modificare il decorso di malattia, superando ritardi e disuguaglianze».
Fondo Alzheimer, caregiver e accesso alle cure: le priorità per il futuro
Tra le diverse necessità emerse, di particolare rilievo quella di consolidare il Fondo Alzheimer e demenze e promuovere una maggiore integrazione tra assistenza sanitaria, servizi sociali e sostegno ai caregiver, anche attraverso un Piano Europeo. «L’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer rinnova il proprio impegno a sostenere con determinazione queste priorità, promuovendo iniziative legislative e di indirizzo che
mettano al centro la dignità delle persone e il supporto alle famiglie, e lavorando per rafforzare il coordinamento tra livello nazionale ed europeo» aggiunge Beatrice Lorenzin, senatrice e co-presidente dell’Intergruppo parlamentare Alzheimer.




