Prenotare per uno al ristorante, godersi i weekend da soli o passare serate in casa a coltivare i propri spazi: si tratta di gesti semplici che, però, hanno assunto una nuova rilevanza da quando sono stati condivisi online.
Osservare qualcuno che abita la propria solitudine, per molte persone è diventato un riferimento in cui riconoscersi, lontano dalle narrazioni che descrivevano questa condizione solo come uno stigma. Scopriamo insieme perché tutti parlano dei solitude influencer.
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Solitude influencer: chi sono?

Con l’espressione “solitude influencer” si indicano content creator, attivi su piattaforme come Instagram e TikTok, che hanno fatto dei momenti di vita solitaria il loro tratto distintivo. Attraverso contenuti che raccontano la dimensione intima e ordinaria della quotidianità, sono riusciti a intercettare l’attenzione del pubblico, fino a costruire vere e proprie community.
Le routine e i format di utenti come Lana Isa, nota come @lanasololife, hanno poi trovato grande risonanza fuori dai social, attirando l’interesse di riviste tra cui The Cut e The Atlantic.
Perché la solitudine è diventata interessante nell’era digitale?
Per anni i social media e il mercato degli influencer hanno contribuito a privilegiare un immaginario caratterizzato da viaggi, feste, eventi e continue occasioni di socialità. Un mondo fatto di esperienze straordinarie, capaci da un lato di ispirare e, dall’altro, di amplificare la FOMO (Fear of Missing Out), cioè la paura di restare esclusi da quello che gli altri vivono e condividono.
I cosiddetti solitude influencer propongono, invece, una racconto diverso. Trascorrere del tempo da soli è al centro di una narrazione che, grazie a un’estetica curata e alla ripetizione di rituali, può risultare confortante e visivamente gratificante. Ma ciò che per alcuni sembra quasi un piccolo lusso, ad esempio chi fatica a ritagliarsi uno spazio tranquillo nel caos di tutti i giorni, per altri è un’esigenza legata a vissuti personali o a particolari fasi della vita.
Solitude influencer: se stare da soli non è più uno stigma
Se in passato la solitudine veniva solitamente percepita come una mancanza o un vuoto da colmare, oggi se ne riconosce maggiormente il potenziale come spazio di autonomia e cura di sé. Basti pensare agli appuntamenti o ai viaggi in solitaria, sempre più normalizzati e valorizzati in quanto opportunità di crescita personale.
A ciò si aggiunge una crescente attenzione alla qualità delle relazioni. Infatti, la consapevolezza rispetto ai rapporti tossici può portare le persone ad apprezzare di stare da sole, anziché accontentarsi di legami poco soddisfacenti o addirittura dannosi.
Le critiche ai solitude influencer
Tuttavia, il fenomeno non è esente da critiche. Una delle principali perplessità è legata all’autenticità di contenuti in cui la solitudine è l’elemento comunicativo di uno storytelling rivolto a un pubblico ampio.
All’interno di questo scenario, è inoltre importante non sottovalutare le situazioni di isolamento imposte o prolungate, che nel tempo possono influenzare negativamente il benessere psicologico e fisico, alimentando le difficoltà personali e relazionali.
Dalle aspettative sociali al bisogno di trovare il proprio equilibrio
In risposta ai commenti negativi e all’inizio del “trend”, ha recentemente scritto un post Lana Isa, una delle creator più citate sul tema: «Non doveva essere solo un “vlog estetico” o un modo per romanticizzare l’assenza di amici. Penso che la vita ci metta in determinate situazioni, ed è il modo in cui le affrontiamo che plasma il capitolo successivo. Ho semplicemente iniziato a filmare e mostrare il capitolo attuale della mia vita, ovvero la pace che ho trovato dopo aver elaborato i miei sentimenti».
Dal dibattito sui solitude influencer può emergere quindi una riflessione più ampia di come il benessere spesso risieda nel trovare un equilibrio, profondamente soggettivo, tra il bisogno di socialità e quello di stare con sé stessi. Al di là delle aspettative sociali, è possibile riconoscere e rispettare la diversità del percorso di ciascuno, liberandosi dal peso giudizio o dalla pressione di modelli che non ci rispecchiano.




