Bambini

Amico immaginario: opportunità o problema?

Dimenticate i pregiudizi clinici: la scienza rivela che i compagni invisibili sono palestre di intelligenza emotiva, linguaggio e creatività. Ecco quando l'immaginazione diventa un superpotere

C’è chi parla con un supereroe, chi con un animale e chi, più semplicemente, sceglie come amico immaginario un coetaneo invisibile, che occupa il posto a tavola o pretende di salire in auto per primo. Per decenni, i genitori hanno guardato con sospetto a questi “intrusi” immateriali, temendo l’ombra di disturbi della personalità o deficit di socializzazione.

Oggi, la psicologia dello sviluppo ribalta completamente la prospettiva: parlare con un amico immaginario non è un sintomo di disturbo, ma un indicatore di salute cognitiva.

Non è solitudine, è “allenamento sociale”

Contrariamente a quanto si credeva in passato, i bambini con amici immaginari non sono necessariamente più soli o timidi. Al contrario, spesso sono molto socievoli e utilizzano queste figure per “testare” situazioni del mondo reale.

Secondo la ricerca, circa il 65% dei bambini ha avuto un compagno immaginario prima dei sette anni. Questo fenomeno rappresenta una vera e propria palestra di Theory of Mind (Teoria della Mente): la capacità di comprendere che gli altri hanno pensieri, desideri e credenze diversi dai propri. «Il bambino che crea un amico immaginario sta imparando a guardare il mondo da un altro punto di vista», spiegano gli esperti. «È un esercizio sofisticato di empatia e narrazione».

I benefici: linguaggio e problem solving

I vantaggi documentati dalla letteratura scientifica sono molteplici:

  1. Competenza linguistica: parlare con qualcuno che non risponde (o che risponde secondo regole create dal bambino) spinge a una maggiore articolazione del linguaggio e a una narrazione più ricca.
  2. Gestione dello stress: spesso l’amico immaginario funge da “cuscinetto” emotivo. Se il bambino ha paura del buio, sarà il suo compagno invisibile a essere il “coraggioso” del gruppo, aiutandolo a elaborare l’emozione.
  3. Creatività: chi inventa mondi e personaggi mostra, negli anni successivi, una maggiore propensione al pensiero divergente e alla risoluzione creativa dei problemi.

Quando bisogna preoccuparsi?

La linea di demarcazione tra gioco e patologia è molto chiara per gli specialisti. Il gioco è sano finché il bambino mantiene il contatto con la realtà.

Il campanello d’allarme non è la presenza dell’amico, ma il comportamento generale: se il bambino smette di mangiare, manifesta allucinazioni visive/uditive che gli causano angoscia (e non gioco), o se l’amico immaginario “ordina” di compiere atti autolesionistici o violenti, allora è necessario consultare un neuropsichiatra infantile. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, sparirà da solo non appena il suo “compitò” educativo sarà terminato.

Per approfondire: gli studi scientifici

Se si vogliono approfondire le basi neuroscientifiche e psicologiche di questo fenomeno, ecco le fonti più autorevoli:

  • L’incidenza del fenomeno: studio dell’Università di Washington e della Oregon University. Questo studio fondamentale ha dimostrato che due terzi dei bambini hanno compagni immaginari e che questo è correlato a migliori capacità di comprensione sociale.

  • Sviluppo cognitivo e linguistico: una ricerca pubblicata su Taylor & Francis Online analizza come i bambini con compagni immaginari sviluppino abilità narrative superiori rispetto ai loro coetanei.

  • Amici immaginari e personalità: uno studio del British Psychological Society esplora come il gioco immaginativo non sia legato a problemi di socializzazione, ma a una ricca vita interiore.

Consigli per i genitori

Secondo gli esperti i genitori dovrebbero seguire questi consigli:

  • Accogliete l’ospite: non negate l’esistenza dell’amico immaginario, ma non forzatela nemmeno. Lasciate che sia il bambino a guidare il gioco.
  • Osservate senza giudicare: è un modo fantastico per capire cosa pensa o cosa preoccupa vostro figlio. Se l’amico immaginario è “triste perché ha cambiato scuola”, forse è vostro figlio a esserlo.
  • Niente paura: entro gli 8-9 anni, la maggior parte di questi amici “trasloca” nel mondo dei ricordi per lasciare spazio a relazioni reali più complesse.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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