Salute

Diabete di tipo 2, Nico: «Il monitoraggio continuo del glucosio ha cambiato il mio modo di gestire la malattia»

Dalla diagnosi a 36 anni fino alla terapia con insulina e al monitoraggio continuo del glucosio: la storia di Nico racconta come sono cambiate negli anni la gestione del diabete e le possibilità offerte dalla tecnologia

Quando gli è stato diagnosticato il diabete di tipo 2, nel 1986, aveva 36 anni. Oggi Nico Giussani ne ha 76 e in questi quattro decenni di convivenza con la malattia sono cambiati il suo stile di vita, le terapie intraprese e gli strumenti a disposizione per controllare la glicemia. Da una gestione prevalentemente passiva del diabete, l’uomo è infatti passato a un approccio più consapevole, nel quale i dati sul glucosio disponibili durante la giornata – grazie a un sistema di monitoraggio continuo – hanno assunto un ruolo importante.

Diabete di tipo 2, Nico: dalla diagnosi a una nuova consapevolezza

I primi sintomi compaiono durante un viaggio di lavoro nei Paesi Bassi: dopo un episodio di vomito, nei mesi successivi arrivano una sete insolita, un dimagrimento inspiegabile e il bisogno frequente di urinare. Una visita dal medico di medicina generale porta alla diagnosi di diabete di tipo 2 e all’invio presso il servizio di diabetologia.

Dopo alcuni anni di terapia orale, Nico passa all’insulina basale serale. La vera svolta arriva però nel 2006, quando un controllo evidenzia un’emoglobina glicata superiore al 9%. Decide allora di cambiare approccio: maggiore attenzione all’alimentazione, alla terapia e soprattutto all’attività fisica.

La bicicletta diventa una parte importante della sua quotidianità. Inizia ad allenarsi con regolarità (25 minuti di esercizio al giorno, alternando bicicletta, cyclette e pesi) e a partecipare a lunghe pedalate con gli amici, in Italia e all’estero. L’attività fisica lo aiuta a migliorare il controllo glicemico e ad acquisire nuova autostima.

Monitoraggio continuo del glucosio: come cambia la gestione del diabete

FreeStyle Libre - Abbott
FreeStyle Libre – Abbott

Grazie al rimborso garantito dalla Regione attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, nel 2022 Nico inizia a utilizzare FreeStyle Libre 2 di Abbott per il monitoraggio continuo del glucosio (CGM), passando poi a FreeStyle Libre 3 poco tempo dopo.

Il cambiamento è rappresentato soprattutto dalla possibilità di avere informazioni continue sull’andamento dei livelli di glucosio, anziché affidarsi soltanto alle singole misurazioni con la puntura del dito o agli esami periodici. «Posso capire meglio come il mio organismo reagisce all’alimentazione, alla terapia e all’attività fisica», spiega Nico.

Nella sua esperienza, infatti, i dati disponibili lo aiutano a prendere decisioni più consapevoli nella quotidianità mentre gli allarmi, compresi quelli notturni, sono un prezioso supporto per prevenire gli episodi di ipoglicemia. Da sportivo quale è, per Nico il CGM è particolarmente utile durante le sue lunghe pedalate. Se prima doveva fermarsi per misurare la glicemia con la puntura del dito, oggi può controllare rapidamente il valore e il suo andamento sul display, verificando se rientra nel range indicato dal team diabetologico e gestendo più facilmente l’assunzione di carboidrati.

Di fatto il 76enne è passato da una gestione più approssimativa e passiva a un approccio più consapevole e informato.

Cosa dicono le nuove evidenze sul monitoraggio continuo del glucosio

App di FreeStyle Libre 2 - Abbott
App di FreeStyle Libre 2 – Abbott

L’esperienza del paziente si inserisce in un contesto nel quale il monitoraggio continuo del glucosio è al centro di numerosi studi, presentati al 62° Congresso Annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD).

Uno studio real-world condotto negli Stati Uniti su quasi 28.000 adulti ha rilevato, tra gli utilizzatori di CGM, un’associazione con un rischio di morte inferiore del 45% a 12 mesi e del 36% a 24 mesi, oltre a una riduzione delle complicanze cardiovascolari. Si tratta di un’associazione osservata nella pratica clinica reale, non della dimostrazione di un rapporto di causa-effetto.

Altri dati arrivano dallo studio FreeDM2, condotto su 303 persone con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale. Dopo quattro mesi, l’utilizzo del CGM – un sistema Libre di Abbott – è stato associato a una riduzione dell’HbA1c dello 0,6% e a circa 2,5 ore in più al giorno trascorse nell’intervallo glicemico ottimale.

Anche uno studio italiano su 88 persone ha evidenziato, dopo tre mesi di utilizzo, un miglioramento del controllo glicemico, del tempo trascorso nel range terapeutico e della qualità di vita.

«Questi nuovi risultati aggiungono evidenze importanti sul valore del monitoraggio continuo del glucosio, mostrando un’associazione con outcome clinici di particolare rilevanza, come la mortalità e le complicanze cardiovascolari», commenta Chiara Guglielmi, medical director della divisione Diabetes Care di Abbott Italia. «Questi studi confermano il valore clinico del monitoraggio continuo del glucosio e rafforzano la necessità di garantirne l’accesso a tutte le persone che possono trarne beneficio».

Le linee guida raccomandano il CGM anche con la sola insulina basale

Le nuove evidenze trovano riscontro anche nelle linee guida italiane. Le raccomandazioni di SID e AMD, pubblicate nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’ISS e aggiornate a ottobre 2025, indicano l’impiego del monitoraggio continuo del glucosio anche nelle persone con diabete di tipo 2 trattate con terapia insulinica anche solo basale.

«I dati presentati a questo EASD evidenziano inoltre una forte associazione fra uso del CGM e riduzione degli eventi cardiovascolari in chi fa questo tipo di terapia. Che significano non solo guadagno di salute, ma anche economico per chi deve gestire la sanità. La vera sfida diventa ora tradurre queste indicazioni nella pratica quotidiana affinché tutti gli italiani, indipendentemente dalla loro Regione di appartenenza, possano beneficiarne», interviene il professor Andrea Giaccari, diabetologo del Policlinico Gemelli di Roma e Coordinatore delle Linee Guida italiane sulla terapia del diabete di tipo 2.

CGM nel diabete tipo 2: l’accesso non è ancora uniforme in Italia

Il professor Giaccari fa luce su una questione ancora aperta: l’accesso alle tecnologie non è uniforme in Italia. I criteri di rimborsabilità dei sistemi CGM differiscono infatti tra le Regioni: in alcune l’utilizzo è ancora limitato alle persone in terapia insulinica multi-iniettiva, mentre in altre è stato esteso anche a chi utilizza la sola insulina basale.

«Ampliare la prescrivibilità a tutte le persone con diabete di tipo 2 rappresenta una scelta strategica di costo-efficacia, fondamentale per migliorare la loro qualità di vita. Questo investimento tecnologico riduce infatti in modo significativo le complicanze a lungo termine e i costi diretti e indiretti per il Servizio Sanitario Nazionale, abbattendo ospedalizzazioni e accessi al pronto soccorso», si inserisce Lina Delle Monache, rappresentante delle associazioni di pazienti e membro dei panel di esperti per la redazione delle Linee Guida italiane sul diabete e sul monitoraggio della glicemia.

Per Nico, intanto, il percorso continua. Il consiglio che rivolge a chi ha appena ricevuto una diagnosi è di procedere un passo alla volta, fissando obiettivi realistici e imparando a conoscere sempre meglio la propria condizione. Il suo motto è «Gradatim sed ferociter»: passo dopo passo, ma con determinazione. Dopo quarant’anni di diabete, continua a pedalare con un obiettivo preciso: non soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni.

A cura di OK Promotion

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