Benessere

Blue Mind: perché stare vicino all’acqua riduce lo stress e fa bene al cervello

Dal mare ai laghi, fino alle terme: la scienza conferma che gli ambienti blu riducono lo stress, migliorano il benessere psicologico e favoriscono uno stato di calma

Salus per aquam, dicevano gli antichi Romani, ovvero la salute passa dall’acqua. Un’intuizione che oggi trova sempre più conferme nella ricerca scientifica. Che si tratti del mare, di un lago, di un fiume o di una sorgente termale, stare vicino ad ambienti blu aiuta a rallentare il ritmo, allentare le tensioni e ritrovare equilibrio psico-fisico. Gli scienziati parlano di Blue Mind, uno stato di calma e benessere favorito dalla presenza dell’acqua.

Chi ha parlato della teoria della Blue Mind

A coniare il termine è stato il biologo marino americano Wallace J. Nichols, autore del volume Blue Mind che partiva da semplici quesiti: perché ci sentiamo naturalmente attratti dall’oceano, dai laghi o dai fiumi e stiamo meglio dopo una nuotata? Nel suo volume, pubblicato nel 2014, l’autore ha raccolto e sistematizzato decenni di ricerche divise tra neuroscienze, psicologia ambientale e comportamentale, arrivando a una conclusione netta: la vicinanza all’acqua induce uno stato mentale distinto e riconoscibile, caratterizzato da calma, lieve euforia, riduzione del rimuginio mentale e aumento della creatività, uno stato diverso sia dalla veglia ordinaria sia dalla meditazione formale.

La mappa degli stati mentali

Nichols ha anche proposto una mappa cromatica degli stati mentali che è diventata un punto di riferimento nel settore. Al polo opposto della Blue Mind c’è la “Red Mind“, lo stato di allerta dominato da cortisolo e adrenalina, utile in situazioni di reale pericolo ma logorante se attivato di continuo dalla vita moderna fatta di notifiche, scadenze e multitasking. Quando la Red Mind si protrae troppo a lungo, secondo Nichols, si scivola nella “Grey Mind“: lo stato di spegnimento, letargia e possibile burnout che arriva quando il sistema nervoso è rimasto sotto pressione troppo a lungo.

Blue Mind: cosa dice la scienza

Il punto di forza della teoria di Nichols è il fatto che negli ultimi quindici anni un numero crescente di gruppi di ricerca l’abbia messa alla prova con strumenti concreti: questionari su larga scala, dati epidemiologici, risonanze magnetiche ed elettroencefalogrammi.

Uno dei filoni più solidi arriva dal Regno Unito, dove l’European Centre for Environment and Human Health dell’Università di Exeter ha condotto negli anni il progetto BlueHealth, una delle più ampie indagini mai realizzate sul rapporto tra spazi acquatici e salute pubblica. Analizzando dati su larga scala, i ricercatori di Exeter hanno osservato che le persone che vivono più vicine alla costa riportano una salute generale e mentale migliore e livelli più alti di attività fisica, con benefici ancora più marcati per chi vive in condizioni di reddito basso o in aree più svantaggiate.

Tre spiegazioni di cosa succede nel cervello

uomo rilassato in mezzo al mare
Tre spiegazioni di cosa succede nel cervello – www.ok-salute.it

I ricercatori stanno cercando di spiegare cosa accade nel cervello. Ecco tre spiegazioni.

Una questione di attenzione

La prima ipotesi riguarda l’attenzione. Gli spazi acquatici, un orizzonte marino, la superficie di un lago, lo scorrere di un torrente, offrono quella che gli psicologi ambientali, sulla scia della teoria della Attention Restoration formulata negli anni ’80 da Rachel e Stephen Kaplan, chiamano soft fascination: uno stimolo abbastanza interessante da catturare l’attenzione, ma abbastanza semplice e ripetitivo da non richiedere sforzo cognitivo.

È l’opposto esatto di uno schermo pieno di notifiche. Mentre la mente è impegnata a seguire il movimento dell’acqua, le risorse mentali normalmente dedicate al controllo, alla pianificazione e all’autocontrollo possono, in un certo senso, riposare e rigenerarsi.

Le onde celebrali

La seconda pista riguarda le onde cerebrali. Diverse rassegne di studi che hanno confrontato l’attività cerebrale in ambienti urbani e in ambienti naturali, usando elettroencefalogramma e risonanza magnetica funzionale, indicano che il tempo trascorso in spazi verdi e blu produce:

  • una maggiore attività nelle aree cerebrali associate a piacere e bellezza;
  • un aumento delle onde alfa collegate a uno stato di calma vigile;
  • una riduzione dei circuiti neurali legati a stress e affettività negativa.

La spiegazione ormonale

La terza spiegazione riguarda gli ormoni. In diversi studi, la sola vicinanza all’acqua sembra associata a una riduzione del cortisolo, l’ormone principale dello stress, che in eccesso cronico può favorire infiammazione e persino compromettere nel tempo la capacità dell’ippocampo di formare nuovi ricordi, insieme a un aumento di dopamina, serotonina e ossitocina, i neurotrasmettitori legati rispettivamente a motivazione, tono dell’umore e legame sociale. Alcuni studi di risonanza magnetica citati da Nichols suggeriscono che la sola vicinanza all’acqua “inondi” il cervello di questi ormoni del benessere.

Non tutti gli spazi blu agiscono allo stesso modo

Non tutti gli spazi blu agiscono allo stesso modo. Un’indagine pubblicata su Science of the Total Environment segnala che gran parte del beneficio osservato vicino alla costa non deriva dallo stare in acqua, ma dal semplice camminare lungo la spiaggia: è soprattutto questa attività fisica “a terra” a spiegare il legame tra vicinanza al mare e salute.

Una ricerca australiana più recente, condotta su 350 partecipanti, è arrivata a una conclusione ancora più specifica: mentre per gli specchi d’acqua chiusi (laghi, fiumi) il beneficio sul tono dell’umore passa quasi interamente dall’attività fisica, per la costa marina l’effetto positivo resta significativo anche a parità di movimento. Segno che il mare, da solo, porta con sé qualcosa in più.

Camminare lungo la costa o vicino ai fiumi

Sullo stesso filone, un ampio studio pubblicato nel 2023 su oltre 18.000 persone in 18 Paesi diversi, ha cercato di capire non solo se gli spazi blu facciano bene, ma quali facciano meglio. Il risultato: le visite alla costa e ai fiumi in ambiente rurale producono i benefici più alti per il benessere mentale, e l’effetto è tanto più forte quanto più questi luoghi sono vicini a casa. Un dato che ha già iniziato a influenzare le politiche urbanistiche di alcune città britanniche, orientate a garantire a ogni cittadino uno spazio verde o blu raggiungibile in un quarto d’ora a piedi.

Anche le terme producono l’effetto Blue Mind

Le terme meritano un discorso a parte, perché sommano più ingredienti della Blue Mind nello stesso momento: il movimento lento dell’acqua, il calore, la riduzione degli stimoli sensoriali, il silenzio, la ritualità di un percorso benessere che scandisce il tempo diversamente dalla quotidianità. Diversi resoconti clinici collegano l’immersione in acqua calda a una riduzione del cortisolo salivare e a un riequilibrio tra sistema nervoso simpatico, quello dell’allerta, e parasimpatico, quello del recupero. È probabilmente per questo che un’ora alle terme sembra “resettare” più di un’ora di riposo qualunque: non è solo relax, è un vero e proprio cambio di stato fisiologico.

Simona Cortopassi

Classe 1980, è una giornalista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Toscana d’origine, vive a Milano e collabora con testate nazionali cartacee e digitali, occupandosi principalmente di benessere.È fondatrice di The Good Nighter, un blog dedicato al mondo del sonno, nato con l’obiettivo di diffondere maggiore consapevolezza sui disturbi del sonno e sull’insonnia.
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