La quinta malattia (si chiama così perché è stata la quinta malattia esantematica in ordine cronologico ad essere stata individuata), chiamata anche megaloeritema infettivo, o “malattia delle guance schiaffeggiate”, è una patologia infettiva benigna causata dal Parvovirus B19. Ha un periodo di incubazione di 4-14 giorni (che può estendersi in alcuni casi fino a 21 giorni), colpisce soprattutto i bambini e le persone che lavorano negli ambienti scolastici e ha un picco di incidenza in primavera e all’inizio dell’estate. Negli ultimi anni, in particolare tra il 2024 e il 2026, la sorveglianza epidemiologica europea ha registrato una recrudescenza di casi con picchi anomali anche fuori stagione. Quest’anno però la sua diffusione non accenna a fermarsi anche in queste settimane.
Le malattie esantematiche sono:
- morbillo,
- varicella,
- rosolia,
- scarlattina,
- quinta malattia,
- sesta malattia,
- mani piedi bocca,
- pitiriasi rosea.
In questo articolo
Quali sono i sintomi della quinta malattia?

Si manifesta inizialmente con sintomi simil-influenzali, come:
- febbriciattola,
- mal di gola,
- cefalea,
- dolori articolari,
- lieve rinite o sintomi gastrointestinali.
In genere durano tra i 7 e i 10 giorni. Dopo questo breve periodo compare un esantema rosso al volto, in rilievo e caldo, conferendo un aspetto di «guance schiaffeggiate». In seguito questa eruzione può diffondersi anche al tronco, agli arti e ai glutei mentre il palmo delle mani e la pianta dei piedi vengono solitamente risparmiati. I disturbi si risolvono nel giro di 10-14 giorni.
Quinta malattia negli adulti
La maggior parte dei pazienti è tra i 5 e i 15 anni. Può capitare che colpisca però anche gli adulti che non hanno contratto l’infezione durante l’infanzia. Spesso in questo caso il sintomo principale è rappresentato da dolori articolari (artralgie e talvolta artrite acuta bilaterale alle mani, polsi e ginocchia). Spesso non appare neanche l’esantema. Colpisce con maggior frequenza le donne e può durare per giorni o addirittura mesi. Il dolore articolare, diversamente dall’artrite reumatoide, non causa deformità e peggiora durante la giornata, ma le articolazioni non vengono danneggiate in modo permanente.
Come si trasmette
Il contagio avviene per via aerea, tramite le secrezioni respiratorie (goccioline di saliva, colpi di tosse, starnuti), tramite contatto diretto con il muco o la saliva del paziente infetto e per via transplacentare dalla madre al feto. I bambini sono contagiosi esclusivamente nella fase iniziale simil-influenzale, ovvero prima della comparsa dell’esantema; poi, una volta che l’esantema si è presentato, non sono più contagiosi e possono tornare tranquillamente a scuola.
Diagnosi della quinta malattia
La diagnosi è solitamente clinica: il medico è in grado di riconoscere le peculiarità dell’esantema presente sul viso del bambino. Per avere una conferma, specie nelle donne in gravidanza o nei soggetti a rischio, si può prescrivere un prelievo del sangue per valutare il dosaggio degli anticorpi sierici IgM e IgG specifici per il Parvovirus B19 o l’identificazione del DNA virale tramite PCR.
Si può prevenire? Quali sono le cure?
Purtropto non esiste ancora un vaccino in grado di prevenire il contagio. Tuttavia gli specialisti consigliano di utilizzare le norme igieniche più semplici, come il lavaggio frequente delle mani e la ventilazione dei locali, per ridurre il rischio. La terapia, invece, è sintomatica e mira alla gestione dei disturbi con la somministrazione di antipiretici (come il paracetamolo), analgesici per i dolori articolari e l’applicazione di lozioni anti-prurito. In caso di complicanze severe nei pazienti immunodepressi, si può ricorrere alla somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa.
Complicanze della quinta malattia
Nei bambini sani le complicanze sono rare. Nei piccoli con una forma di anemia cronica (come l’anemia falciforme o la talassemia) o un sistema immunitario indebolito, invece, può causare una crisi aplastica acuta con anemia grave e manifestazioni neurologiche gravi (come meningite ed encefalite). L’infezione, inoltre, è particolarmente pericolosa se si contrae in gravidanza, in particolare entro le prime 20 settimane, perché potrebbe provocare idrope fetale, aborto spontaneo o la morte del feto. Per questo motivo, le donne incinte entrate in contatto con casi confermati devono consultare tempestivamente il proprio ginecologo per effettuare il monitoraggio ecografico e sierologico.
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