Salute

Giornata mondiale dell’ictus, il dottor Del Sette: «Ogni minuto si perdono 2 milioni di neuroni, il tempo è tutto»

In occasione della Giornata Mondiale dell'Ictus, l'esperto dell'IRCCS Policlinico San Martino e di ALICe Italia fa il punto sull'importanza del fattore tempo, sui campanelli d'allarme, sulle terapie d'avanguardia e sull'aumento dei casi tra i giovani

La sensibilizzazione della popolazione si concentra su un concetto fondamentale: la tempestività d’intervento e il riconoscimento dei sintomi dell’ictus. Per comprendere il ruolo cruciale del fattore tempo, come riconoscere i segnali d’allarme e quali siano le novità su prevenzione e cure, abbiamo intervistato il Dottor Massimo Del Sette, Direttore della U.O.C. Neurologia con Centro Ictus dell’IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana Ospedale Policlinico San Martino di Genova e membro del Comitato Tecnico Scientifico di ALICe Italia.

“Tempo è cervello”: i sintomi dell’ictus

disegno di una testa che perde neuroni, rappresentati da nuvolette nere
“Tempo è cervello”: la perdita di neuroni al minuto – www.ok-salute.it

Il Dottor Del Sette ha spiegato che la parola ictus deriva dal latino e indica un evento, un colpo, che si verifica in modo del tutto improvviso. Tuttavia, esiste una vera e propria “finestra temporale” entro la quale è possibile agire per limitare i danni prima che diventino irreversibili.

Dal momento che in un cervello colpito da ictus si perdono circa 2 milioni di neuroni per ogni minuto trascorso dall’esordio dei sintomi, intervenire precocemente consente di risparmiare tessuto cerebrale e ridurre al minimo i deficit residui. Per questa ragione, il medico sottolinea che la conoscenza pubblica dei sintomi è l’unico strumento che permette ai cittadini di identificare tempestivamente la malattia e contattare immediatamente i soccorsi.

Riconoscere i sintomi dell’ictus: gli acronimi FAST e BE FAST

L’acronimo americano FAST raccoglie i tre principali campanelli d’allarme della patologia:

  • F (Face – Faccia): paresi facciale, riscontrabile ad esempio nella bocca storta.
  • A (Arm – Braccio): debolezza improvvisa a un braccio o a una gamba.
  • S (Speech – Linguaggio): difficoltà ad articolare le parole, discorso impastato o impossibilità di comprendere quanto viene detto.
  • T (Time – Tempo): non un sintomo, ma il richiamo alla necessità di chiamare subito il 112 o il 118.

Il Dottor Del Sette ha rimarcato che la presenza improvvisa di anche uno solo di questi sintomi indica una probabilità del 60% di trovarsi di fronte a un ictus.

L’acronimo si è recentemente evoluto in BE FAST, aggiungendo due ulteriori indicatori cruciali:

  • B (Balance – Equilibrio): improvvisa e drammatica perdita di equilibrio.
  • E (Eyes – Occhi): disturbi acuti della vista, come visione doppia, confusa o perdita improvvisa della vista da un occhio.

Se i sintomi regrediscono spontaneamente, ha precisato il neurologo, si è trattato con ogni probabilità di un TIA (Attacco Ischemico Transitorio). Anche in questo caso non bisogna abbassare la guardia: è fondamentale recarsi d’urgenza in ospedale per effettuare gli accertamenti del caso, poiché il TIA rappresenta un forte segnale d’allarme e un possibile preludio a un ictus vero e proprio.

Le terapie della fase acuta e la rete delle Stroke Unit

In Italia si registra un progressivo incremento delle Stroke Unit (Centri Ictus), sebbene persista ancora un certo divario di copertura tra le regioni del Nord e quelle del Sud Italia.

Il Dottor Del Sette ha illustrato i due principali trattamenti per la fase acuta dell’ictus ischemico:

  1. Trombolisi endovenosa: somministrazione di un farmaco per via endovenosa capace di sciogliere il trombo. È disponibile in tutte le Stroke Unit (sia di primo che di secondo livello).
  2. Trombectomia meccanica: procedura d’avanguardia che prevede l’inserimento di un catetere nell’arteria ostruita per afferrare e rimuovere meccanicamente il trombo. Questo intervento viene eseguito esclusivamente nelle Stroke Unit di secondo livello (centri ad alto volume di pazienti) per garantire la massima efficacia dell’intervento.

Le due opzioni terapeutiche non sono alternative ma spesso combinate, aumentando la quota di popolazione che può beneficiare di un trattamento risolutivo.

Sintomi dell’ictus: prevenzione e aumento dei casi tra i giovani

Fino al 90% dei casi di ictus potrebbe essere evitato agendo sui fattori di rischio modificabili. Il neurologo ribadisce l’importanza della prevenzione primaria precoce fin dall’età giovanile (40-50 anni), diagnosticando e trattando ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, obesità e fibrillazione atriale.

Infine, il Dottor Del Sette ha confermato un trend preoccupante osservato a livello mondiale: mentre l’incidenza globale dell’ictus tende a ridursi, si registra un aumento dei casi nella fascia d’età inferiore ai 55 anni. Tra i fattori ipotizzati alla base di questo fenomeno figurano la minore attenzione alla prevenzione tra i giovani, l’aumento dell’obesità giovanile, stili di vita scorretti, il fumo di sigaretta, l’uso di sostanze stupefacenti e l’inquinamento ambientale.

Studi scientifici e riscontri della letteratura medica

I concetti espressi dal Dottor Massimo Del Sette trovano un solido riscontro nella letteratura scientifica internazionale:

  • Perdita neuronale e fattore tempo: lo studio di riferimento di Saver JL (“Time is brain-quantified”, pubblicato su Stroke) ha calcolato che durante un ictus ischemico acuto a grande vaso vengono persi circa 1,9 milioni di neuroni e 14 miliardi di sinapsi per ogni minuto non trattato.
  • Prevenibilità dell’ictus: lo studio mondiale INTERSTROKE (pubblicato su The Lancet) ha dimostrato che 10 fattori di rischio modificabili (tra cui ipertensione, fumo, obesità, dieta e fibrillazione atriale) sono responsabili del 90% del rischio attribuibile di ictus.
  • Terapie combinate (Trombolisi e Trombectomia): Le linee guida della European Stroke Organisation (ESO) e dell’American Heart Association / American Stroke Association (AHA/ASA) raccomandano la trombectomia meccanica in associazione alla trombolisi endovenosa entro le finestre temporali stabilite per massimizzare il recupero funzionale nei centri specializzati (Stroke Unit).

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
Pulsante per tornare all'inizio