Non chiamatela vacanza. Si parte con un obiettivo preciso: studiare, da soli o magari con qualche fidato compagno. La regola è andare lontano da città, traffico e rumori, meglio se in una casa immersa nel verde, in una località di montagna o affacciata sul mare. È questa la formula degli study retreat, soggiorni programmati prima di un esame o di una verifica, della durata massima di qualche giorno. Computer e connessione restano, ma cambia il contesto nel quale si utilizzano. E tra una sessione di studio e l’altra entrano silenzio, attività all’aria aperta e buon riposo.
In questo articolo
Dove nasce la tendenza degli study retreat
La tendenza arriva in un momento in cui il concetto stesso di “ritiro” sta cambiando. Secondo il State of Retreats 2026 di BookRetreats.com:
- il 68% dei viaggiatori della Gen Z intervistati negli Stati Uniti prevede di partecipare a uno study retreat entro il prossimo anno;
- per il 28% sarà la prima volta;
- tra chi sceglie un retreat nella natura, il 58% indica il desiderio di trascorrere la vacanza senza stress.
Studiare a contatto con la natura migliora la concentrazione

La domanda interessante è un’altra: cambiare ambiente può modificare (e migliorare) il modo in cui studiamo? Esiste una letteratura sugli effetti del contatto con la natura sulla fatica mentale e sull’attenzione. In particolare, una review pubblicata su Educational Psychology Review ha analizzato gli effetti di brevi esposizioni nel verde sulla performance cognitiva degli studenti. In 12 casi su 14 sono emersi benefici sul recupero dell’attenzione dopo la fatica mentale, con esposizioni alla natura relativamente brevi (tra 10 e 90 minuti).
È un risultato che si inserisce nella più ampia teoria dell’attention restoration (ovvero la rigenerazione dell’attenzione), secondo la quale gli ambienti naturali possono offrire una pausa dalla continua richiesta di attenzione tipica degli ambienti urbani.
Nella natura si recupera più facilmente
In altre parole, il vantaggio dello study retreat non è la vista sulle montagne in sé quanto piuttosto la possibilità di interrompere la concentrazione prima che diventi fatica, perché l’ambiente consente di uscire, camminare qualche minuto e tornare sui libri dopo una pausa in un ambiente meno stimolante.
Una ricerca del 2026 va proprio in questa direzione: 70 partecipanti sono stati esposti per 5 o 10 minuti a un ambiente semi-esterno vicino a un contesto universitario. Entrambi i tempi hanno mostrato effetti di recupero cognitivo, con benefici maggiori dopo 10 minuti.
…e si dorme meglio
C’è poi un aspetto spesso trascurato quando si parla di sessioni d’esame: non basta studiare molte ore, bisogna anche dormire. Il sonno è infatti parte integrante dei processi di consolidamento della memoria. Per questo un ambiente che favorisce il rilassamento e una buona notte può diventare un elemento interessante di un soggiorno dedicato allo studio.
Uno studio recente condotto su 36 giovani adulti ha confrontato brevi periodi di esposizione a un ambiente forestale e a uno urbano. L’esposizione al bosco è stata associata a una riduzione dello stress percepito e a un miglioramento di alcuni indicatori relativi all’insonnia.
Anche il cosiddetto shinrin-yoku, o bagno di foresta, è stato studiato per i suoi possibili effetti sullo stress: una meta-analisi ha rilevato livelli di cortisolo più bassi nei gruppi esposti agli ambienti forestali rispetto a quelli urbani, pur evidenziando alcuni limiti delle ricerche disponibili.
Dove andare per uno study retreat in Italia
Non esiste una regione scientificamente “migliore” per studiare: molto dipende dal tipo di ambiente nel quale ciascuno riesce a concentrarsi. Alcuni territori, però, si prestano particolarmente bene alla formula. E qui si inserisce la proposta di Airbnb, che per il ritorno alla nuova sezione di esami ha selezionato dei soggiorni in Italia pensati per chi vuole alternare ore di studio o lavoro a momenti all’aperto.
A Naturno, per esempio, Villa Shangrila porta lo studio nel paesaggio alpino; a Sestri Levante, La Jolie Maison permette di alternare il lavoro alla vista sulla natura e alla vicina Baia del Silenzio; ad Arco, Casa al Castagneto si trova tra castagni e faggi, vicino al Sentiero del Silenzio. La formula punta a mantenere computer e strumenti di lavoro, spostandoli però in un contesto nel quale le pause possono diventare parte della giornata.
Vietato trasformare il ritiro in una maratona
Il rischio è portarsi dietro la stessa abitudine che si voleva lasciare a casa: otto, dieci o dodici ore davanti al computer, solo con una bella vista fuori dalla finestra. Il senso dello study retreat è invece quello di costruire una giornata più “sostenibile” per il cervello: momenti di altra concentrazione, pause all’aperto, movimento e una notte sufficientemente riposante. La natura può offrire un contesto favorevole ad arrivare alla sera meno sovraccarichi ma non sostituisce una buona organizzazione dello studio.




