Salute

Guida sul tumore al seno: dalla prevenzione alle nuove frontiere di cura

Guida completa alla salute femminile: l'intervista alla dottoressa Carmen Criscitiello sui fattori di rischio eredo-familiari, i miti da sfatare, lo stile di vita e le prospettive di cronicizzazione della malattia.

La prevenzione e la corretta informazione rappresentano le armi più efficaci nella lotta contro il tumore al seno. Per fare chiarezza su un tema cruciale che riguarda milioni di donne, abbiamo intervistato la dottoressa Carmen Criscitiello, responsabile oncologia dell’Humanitas San Pio X e oncologia mammaria dell’Istituto Clinico Humanitas.

La genetica e il rischio familiare

una nonna, una madre e una figlia
1. La genetica e il  rischio familiare – www.ok-salute.it

Partiamo da uno dei dubbi più frequenti tra le donne: se non ci sono casi di tumore al seno in famiglia, il rischio individuale è trascurabile?

«Falso! Questa è una convinzione radicata ma del tutto errata. Il 15-20% circa dei tumori della mammella nasce su base di eredo-familiarità, mentre il restante 80-85% è su base sporadica, quindi non è legato alla genetica né alla familiarità. Questo significa che la stragrande maggioranza delle diagnosi riguarda donne senza alcuna storia oncologica familiare. Bisogna essere sempre attenti ed effettuare regolarmente i controlli e lo screening, anche in assenza di familiarità. Laddove invece è presente una familiarità nota, gli esami cambiano per tipologia, anticipo d’età e frequenza: se c’è una diagnosi di mutazione in famiglia, le donne iniziano già dai 35 anni ad effettuare la mammografia, completando i controlli sia con l’ecografia mammaria sia con la risonanza magnetica».

Si parla spesso delle mutazioni genetiche BRCA1 e BRCA2 (le cosiddette “mutazioni Jolie”). Quando ha senso sottoporsi a un test genetico?

«Se ci sono dei casi in famiglia in cui è già stata diagnosticata la mutazione, ha assolutamente senso sottoporsi al test, anche in assenza di una diagnosi oncologica personale. Tuttavia, è un passaggio che va ponderato molto bene, poiché porta con sé implicazioni sul piano emotivo e psicologico che non sono affatto trascurabili, fino alla valutazione di chirurgie profilattiche preventive. Non c’è un’età rigida per farlo – non parliamo ovviamente di adolescenti – ma dalla giovane età adulta si può considerare di effettuare il test. L’iter standard prevede di verificare la mutazione partendo dal familiare che ha già avuto la diagnosi; se emerge una mutazione germinale, il test viene proposto agli altri soggetti sani della famiglia».

Guida sul tumore al seno: le fake news più diffuse e i miti da sfatare

Sul web e sui forum circolano diverse teorie su presunti fattori di rischio, come l’uso di reggiseni con il ferretto o dei deodoranti. Cosa c’è di vero?

«Sono tutte fake news! Non c’è alcuna documentata evidenza scientifica che l’utilizzo di un reggiseno con i ferretti porti allo sviluppo di un tumore della mammella, quindi le donne possono indossarli in totale sicurezza. Lo stesso vale per i deodoranti: se ne è discusso tantissimo negli anni, ma gli studi condotti a riguardo non hanno mai mostrato alcuna correlazione, motivo per cui l’uso del deodorante non è assolutamente sconsigliato».

Un altro tema caldissimo riguarda l’alimentazione: è vero che “lo zucchero nutre il tumore”? E la mammografia è davvero un esame sicuro?

«Se ne parla moltissimo, ma non è vero che lo zucchero “nutre” in maniera selettiva la malattia. Tutte le cellule del nostro corpo hanno bisogno di energia e di zuccheri per funzionare, ma gli zuccheri non alimentano specificamente il tumore. Non è necessaria una deprivazione totale dagli zuccheri – a cui purtroppo molte pazienti si sottopongono drasticamente dopo la diagnosi, perché non serve. Certamente, ridurre l’introito complessivo di zuccheri è un’ottima norma di salute generale che vale per tutti, indipendentemente dalla malattia. Per quanto riguarda la mammografia, dire che causa il tumore a causa delle radiazioni è falsissimo e pericolosissimo: le radiazioni cui ci si sottopone sono minime e il rapporto rischi-benefici è totalmente a favore dell’esame, che rappresenta un vero e proprio intervento salvavita grazie alla diagnosi precoce».

Guida sul tumore al seno: stile di vita, controllo del peso e attività fisica

Quanto influisce lo stile di vita sulla prevenzione e sul percorso di cura del tumore al seno?

«Influisce tantissimo. Perdere peso dopo la menopausa e mantenere un indice di massa corporea adeguato riduce il rischio di sviluppare la malattia, poiché il tessuto adiposo in menopausa produce estrogeni. Inoltre, l’attività fisica regolare ha dimostrato un valore straordinario: funziona come fattore preventivo per ridurre l’insorgenza primaria della neoplasia, ma nelle donne con diagnosi contribuisce a ridurre il rischio di recidiva e migliora la sopravvivenza complessiva, aiutando anche a tollerare meglio le terapie oncologiche».

Quali sono le raccomandazioni pratiche sulle dosi e sulla tipologia di esercizio fisico?

«Le linee guida raccomandano tra i 150 e i 300 minuti di attività aerobica moderata alla settimana. Parliamo di camminate a passo veloce, nuoto, yoga o pilates. Camminare lentamente per guardare le vetrine o fare una pausa caffè non conta come attività sportiva! Oltre all’esercizio strutturato, anche la riduzione della sedentarietà attraverso le piccole attività quotidiane (i cosiddetti NEAT, come preferire le scale all’ascensore o muoversi in bicicletta) rappresenta una strategia fondamentale per adottare uno stile di vita sano e protettivo».

Guida sul tumore al seno: segnali d’allarme e le nuove frontiere terapeutiche

Quali sono i segnali fisici che le donne non dovrebbero mai ignorare?

«Più che un sintomo doloroso, si tratta spesso di un segno visibile o palpabile. Il campanello d’allarme principale è la comparsa di un nodulo o la presenza di un linfonodo ingrossato. Tuttavia, ci sono alterazioni della cute e del capezzolo che vengono spesso trascurate: la retrazione del capezzolo o la comparsa della cosiddetta “cute a buccia d’arancia” sul seno sono segnali spia che richiedono subito un approfondimento clinico».

Oggi si parla sempre più di “cronicizzazione” del tumore al seno. Cosa significa esattamente per la vita delle pazienti?

«La cronicizzazione è l’obiettivo clinico realistico quando parliamo di tumori in fase metastatica. Quando c’è una diagnosi con metastasi a distanza, l’obiettivo non è quasi mai la guarigione definitiva, ma il controllo prolungato della patologia. Con le dovute proporzioni, esattamente come avviene per altre malattie croniche, oggi possiamo ambire a tenere sotto controllo la malattia quanto più a lungo possibile mediante trattamenti continui e mirati, garantendo alle pazienti una qualità di vita soddisfacente e prospettive terapeutiche un tempo impensabili.»

Guida sul tumore al seno: studi scientifici di riferimento

I seguenti studi e pubblicazioni scientifiche internazionali confermano la validità delle evidenze cliniche e delle raccomandazioni riportate nell’intervista:

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Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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