La controversia sulla protezione solare e il rischio di tumori cutanei è tornata a infiammare la rete e i social media. A riaccendere il dibattito sono state alcune affermazioni secondo cui una maggiore esposizione al sole proteggerebbe dal melanoma, citando in modo distorto uno studio del 2023 pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.
A fare eco a queste teorie si è aggiunto anche il cantante Salmo che, davanti a oltre 2,6 milioni di follower su Instagram, ha rivelato di avere un carcinoma basocellulare, arrivando ad addebitare la patologia all’uso dei filtri solari.
Una posizione ritenuta estremamente pericolosa, che ha suscitato la reazione immediata del mondo medico. L’associazione Me.Di.Sci. (Divulgatori Medici e Sanitari Italiani), la SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia) e diversi specialisti hanno segnalato il caso all’Ordine dei Medici e alle autorità sanitarie per messaggi ritenuti deontologicamente scorretti e rischiosi per la salute pubblica.
In questo articolo
Fact-checking: i miti smentiti dalla dermatologia

Le principali società scientifiche hanno fatto il punto della situazione, smontando punto per punto le tesi diffuse in rete e spiegando come stanno davvero le cose secondo la medicina basata sulle evidenze (Evidence-Based Medicine).
1. La crema solare causa il cancro?
FALSO. Si tratta di una classica fallacia logica basata sulla confusione tra correlazione e causalità (e sui cosiddetti “fattori di confondimento”). Chi sviluppa un tumore pur utilizzando la crema solare non si ammala a causa del prodotto.
In epidemiologia questo fenomeno è noto anche come causalità inversa: le persone con fototipo chiaro, pelle sensibile o con una storia pregressa di ustioni/lesioni usano più frequentemente la protezione solare rispetto a chi non si scotta mai, ma partono da un rischio biologico di base nettamente superiore. L’insorgenza del tumore dipende da un’applicazione errata (poca quantità o mancato rinnovo), da un’esposizione comunque eccessiva e prolungata, oppure da una predisposizione genetica al carcinoma o al melanoma.
2. La protezione solare blocca la sintesi della vitamina D?
FALSO. Nessuna crema solare schermante blocca il 100% dei raggi ultravioletti. Anche applicando un fattore di protezione molto alto (SPF 50), una quota di radiazioni (circa il 2%) penetra comunque nella cute: questa percentuale minima è ampiamente sufficiente a garantire la regolare sintesi fisiologica di vitamina D da parte dell’organismo. Per soddisfare il fabbisogno quotidiano bastano infatti 10-15 minuti al giorno di esposizione di piccole aree (come braccia o viso).
3. “Usare la crema solare non fa abbronzare”
FALSO. Un SPF 50 lascia passare circa 1/50 dei raggi solari (pari al 2%). Questo significa che la pelle si abbronza ugualmente, ma in modo graduale, omogeneo e soprattutto sicuro, prevenendo l’invecchiamento cutaneo precoce (photoaging), le macchie solari e i danni cellulari profondi al DNA dei cheratinociti e dei melanociti.
Guida pratica all’uso corretto della crema solare
| PARAMETRO | LINEE GUIDA PER L’USO CORRETTO |
| Dosaggio corpo | Applicare una quantità totale pari a una pallina da ping pong per coprire accuratamente l’intero corpo. |
| Dosaggio viso | Utilizzare la quantità pari alla lunghezza di due dita (indice e medio stesi). |
| Frequenza | Riapplicare ogni 2 ore e sempre dopo ogni bagno, tergitura con asciugamano o abbondante sudorazione. |
| SPF Consigliato | Orientarsi sempre su un SPF 50 / 50+, per poi passare eventualmente a un SPF 30. (Filtri con SPF inferiore a 30 offrono una protezione insufficiente per prevenire i danni da UV). |
| Neonati (0-6 mesi) | Divieto assoluto di esposizione diretta ai raggi solari e uso di filtri chimici diretti. |
3 Regole d’oro da ricordare
- Non risparmiare sulle dosi: applicare una quantità di crema inferiore a quella raccomandata riduce in modo esponenziale e drastico l’efficacia del fattore di protezione (SPF) dichiarato in etichetta.
- Mettersi la crema in anticipo: applicala al coperto 15-20 minuti prima di esporsi al sole, per consentire al film protettivo di stabilizzarsi sulla cute.
- Attenzione all’effetto riverbero: i raggi UV vengono riflessi dall’acqua (fino al 20%), dalla sabbia (fino al 15%) e dalla neve (fino all’80%), aumentando l’intensità della radiazione anche quando ci si trova sotto l’ombrellone o all’ombra.
Mappatura dei nei: l’arma diagnostica che salva la vita
La prevenzione primaria con i filtri solari deve sempre essere affiancata dalla prevenzione secondaria. Oggi oltre l’80% dei melanomi diagnosticati in fase precoce (in situ o a basso spessore di Breslow) può essere guarito definitivamente con un semplice intervento chirurgico ambulatoriale di asportazione, senza che il paziente debba affrontare percorsi oncologici complessi o terapie invasive.
La regola dell’ABCDE
Ognuno di noi dovrebbe monitorare periodicamente la propria pelle. In presenza di un neo (o di una nuova macchia) è bene verificare questi parametri:
- A – Asimmetria: una metà del neo ha una forma diversa dall’altra.
- B – Bordi: i margini appaiono irregolari, frastagliati o sfumati.
- C – Colore: la lesione presenta tonalità diverse (marrone, nero, rosso, rosa, bianco o blu).
- D – Dimensione: il diametro è superiore a 6 mm (anche se i melanomi precoci possono essere più piccoli).
- E – Evoluzione: il neo cambia forma, colore, dimensione, si solleva, prurita o tende a sanguinare spontaneamente.
Controlli specialistici e SSN
L’esame di riferimento per una diagnosi accurata è la mappatura dei nei in epiluminescenza (dermatoscopia digitale), un controllo clinico non invasivo, rapido e del tutto indolore:
- Ogni 12 mesi per la popolazione generale priva di fattori di rischio specifici.
- Ogni 4-6 mesi per soggetti ad alto rischio, con fototipo 1 o 2, presenza di nei atipici/displastici o con storia personale/familiare di tumori cutanei.
Per effettuare il controllo è possibile accedere al Sistema Sanitario Nazionale (SSN) richiedendo al proprio Medico di Medicina Generale (MMG) un’impegnativa per “Visita dermatologica con mappatura nei”, prenotabile tramite CUP presso le ASL e gli ambulatori ospedalieri dedicati.
STUDI SCIENTIFICI E FONTI CITATE
- Analisi del Dataset UK Biobank e Falsa Causalità (Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, 2023): studio condotto sui dati della UK Biobank (Jeremian et al.) da cui è stata erroneamente estrapolata la narrazione anti-filtri. Gli stessi autori del paper spiegano espressamente nel testo che la correlazione grezza osservata tra protezione solare e incidenza di lesioni è dovuta all’assenza di aggiustamento per i fattori di confondimento (fototipo, storia di ustioni e tempo trascorso all’aperto) e concludono riaffermando l’importanza cruciale dell’uso dei filtri solari.
- Trial Clinico Randomizzato di Nambour sulla Protezione Solare e Melanoma (Journal of Clinical Oncology / NCI): il famoso Nambour Sunscreen Trial (Green et al.), l’unico studio clinico controllato e randomizzato (RCT) a lungo termine condotto sull’efficacia della crema solare quotidiana, che ha dimostrato una riduzione del 50% dei melanomi primari e del 73% dei melanomi invasivi nel gruppo che applicava regolarmente la protezione rispetto al gruppo di controllo.




