Il tumore al seno resta il più frequente tra le donne, con circa 55mila nuove diagnosi ogni anno in Italia. Ma oggi questo dato si accompagna a un altro numero, altrettanto rilevante: nove donne su dieci possono considerarsi guarite dopo la diagnosi.
Negli ultimi anni, infatti, la storia di questa malattia è cambiata profondamente. Diagnosi sempre più precoci, farmaci innovativi e tecniche chirurgiche meno invasive hanno trasformato l’approccio alla cura, rendendolo sempre più personalizzato e attento non solo all’efficacia oncologica, ma anche alla qualità di vita delle pazienti.
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Breast Unit del San Raffaele: multidisciplinarietà ed eccellenza
In questo scenario, le Breast Unit, come quella dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, rappresentano oggi il modello organizzativo di riferimento: strutture specializzate in cui diverse competenze lavorano insieme per costruire percorsi su misura. Ma cosa significa, concretamente, per una donna affrontare oggi una diagnosi di tumore al seno? E come si stanno evolvendo le cure? Ne parliamo con il professor Oreste Gentilini, direttore dell’Unità di Chirurgia della Mammella dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e docente di Chirurgia Generale all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Oggi il tumore al seno è ancora il più frequente nelle donne. Quanto è cambiata davvero la prognosi negli ultimi anni?
Negli ultimi anni è cambiata in modo significativo. Il tumore della mammella resta molto frequente, ma oggi circa il 90% delle donne può considerarsi guarita dopo la diagnosi. Questo risultato è legato a diversi fattori: da un lato la diagnosi precoce, grazie anche a una maggiore adesione agli screening, dall’altro i progressi delle terapie farmacologiche e della chirurgia. Oggi abbiamo una conoscenza molto più precisa della biologia della malattia, che ci consente di scegliere trattamenti mirati e di ridurre l’invasività degli interventi.
Che cosa significa, concretamente, per una paziente essere seguita in una Breast Unit multidisciplinare?
Significa essere presa in carico da un sistema organizzato, in cui tutte le competenze lavorano insieme fin dall’inizio. Al San Raffaele questo approccio è strutturato all’interno del Comprehensive Cancer Center, una struttura che integra in modo coordinato tutte le competenze oncologiche – dalla diagnosi alla chirurgia, dalle terapie mediche alla ricerca clinica – con l’obiettivo di offrire percorsi realmente su misura e basati sulle evidenze più aggiornate.
Ogni caso viene discusso collegialmente da un team multidisciplinare composto da chirurghi, oncologi, radiologi, radioterapisti, genetisti, patologi e altri specialisti. Questo permette di costruire percorsi personalizzati, che tengono conto non solo della malattia, ma anche delle caratteristiche della paziente. A questo si affiancano figure dedicate, come il case manager e la breast nurse, che accompagnano la persona lungo tutto il percorso, rendendolo più chiaro e continuo.
Chirurgia della mammella: integrazione tra clinica e ricerca
Guardando al passato e ai prossimi anni, come è cambiata e in che direzione sta andando la chirurgia della mammella?
La chirurgia è diventata e sta diventando sempre più conservativa e personalizzata. In passato si tendeva a prediligere interventi più estesi, mentre oggi l’obiettivo è ottenere lo stesso risultato oncologico con il minimo impatto possibile. Questo significa incisioni più piccole, maggiore attenzione al risultato estetico e alla qualità di vita, e un uso crescente di tecniche mini-invasive, anche endoscopiche. In un contesto come quello del San Raffaele, dove la chirurgia è parte di un percorso multidisciplinare, la scelta dell’intervento viene definita insieme al team e adattata alla risposta della paziente alle terapie, con un approccio sempre più “su misura”.
Oggi, in alcuni casi, è possibile fare meno chirurgia senza compromettere la sicurezza della cura?
Sì, ed è uno degli aspetti più rilevanti dell’evoluzione scientifica recente. Un esempio è lo studio SOUND che ha dimostrato come in determinate pazienti sia possibile evitare l’asportazione del linfonodo sentinella senza aumentare il rischio di recidiva. Si tratta di un risultato importante perché consente di ridurre l’invasività degli interventi, limitare gli effetti collaterali e migliorare la qualità di vita, mantenendo gli stessi standard di sicurezza oncologica.
Che ruolo ha la ricerca clinica nel vostro lavoro quotidiano?
La ricerca è parte integrante della pratica clinica: in un policlinico universitario come il San Raffaele avviene in modo continuo. Infatti, all’interno del Comprehensive Cancer Center, e non solo, questo consente di offrire alle pazienti l’accesso a studi clinici e a trattamenti innovativi che rappresentano lo standard di domani. Allo stesso tempo, i risultati della ricerca vengono rapidamente trasferiti nella pratica quotidiana, contribuendo a migliorare continuamente le strategie di cura.
Preservazione della fertilità e percorsi su misura anche prima della diagnosi
Una donna accede alla Breast Unit solo dopo la diagnosi o anche prima, ad esempio in presenza di una predisposizione genetica?
Sempre più spesso accade che una donna si rivolga alla nostra Breast Unit anche prima della diagnosi. Le pazienti con una predisposizione genetica, come le portatrici di mutazioni dei geni BRCA, possono essere seguite con percorsi dedicati. In questi casi si attivano programmi di sorveglianza personalizzati e, quando indicato, si valutano strategie preventive. All’interno del Comprehensive Cancer Center questo approccio si estende anche ad aspetti fondamentali per la qualità di vita futura, come la preservazione della fertilità, particolarmente rilevante per le pazienti più giovani.
La possibilità di affrontare in modo integrato sia il rischio oncologico sia le prospettive di vita dopo le cure rappresenta un elemento centrale del percorso. Questo significa che la presa in carico non si limita alla gestione della malattia, ma include la prevenzione, la valutazione del rischio e la pianificazione del futuro della paziente.
Avere il seno piccolo significa avere meno rischio di sviluppare un tumore al seno?
No, non esiste una relazione diretta tra le dimensioni del seno e il rischio di sviluppare un tumore. Il rischio dipende da fattori molto più complessi, come l’età, la familiarità, la presenza di mutazioni genetiche e alcuni fattori ormonali. È importante quindi non affidarsi a falsi miti, ma aderire ai programmi di screening e, quando necessario, rivolgersi a centri specializzati per una valutazione del rischio personalizzata.
Attenzione alla qualità della vita prima e dopo le terapie
Oggi si parla molto di qualità di vita dopo le cure oncologiche. Quanto è cambiato questo aspetto nella chirurgia della mammella?
È cambiato profondamente. Oggi l’obiettivo non è solo curare la malattia, ma farlo riducendo al minimo l’impatto sulla vita della paziente. In un centro come la Breast Unit del San Raffaele, questo si traduce anche in dati concreti: nella grande maggioranza dei casi, oltre il 90%, è possibile eseguire una ricostruzione immediata della mammella, già nello stesso intervento chirurgico. Questo consente di preservare l’immagine corporea e favorire un recupero più rapido. In un contesto multidisciplinare, anche aspetti psicologici, la riabilitazione e la qualità della vita diventano parte integrante del percorso di cura.
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