Salute

Viaggiare con una patologia cronica: i consigli del medico per vacanze sicure tra aereo, mare e montagna

Il Dottor Cesare Celeste Berra, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Metabolico di MultiMedica, spiega perché le patologie controllate non vietano la partenza e come evitare i rischi legati a farmaci, aereo e grandi altezze

L’arrivo delle vacanze equivale al naturale desiderio di staccare la spina e partire verso nuove mete, che si tratti di un volo intercontinentale, di un soggiorno rilassante al mare o di una settimana rigenerante tra le vette alpine. Per chi convive con una patologia cronica, però, la pianificazione del viaggio richiede qualche attenzione in più. Spesso basta un piccolo dubbio sulla destinazione o sulla sicurezza del viaggio in aereo per generare ansia, spingendo le persone a rinunciare alla partenza o, al contrario, a sottovalutare rischi reali legati al clima o all’altitudine.

Basta una piccola variazione dei parametri abituali o la paura di non trovare i propri farmaci per farci subito pensare al peggio. Del resto, chi soffre di disturbi al cuore, diabete o problemi respiratori si trova ad affrontare ambienti molto diversi da quello di casa, tra la pressione della cabina in volo, l’afa delle spiagge o l’aria rarefatta delle cime montuose.

Una cosa è certa: viaggiare in sicurezza è assolutamente possibile, ma la stabilità della propria salute prima di salire a bordo o iniziare il percorso è assolutamente determinante. «La presenza di patologie croniche in adeguato controllo non controindica la possibilità di viaggiare», spiega il dottor Cesare Celeste Berra, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Metabolico dell’IRCCS MultiMedica di Milano, in questa intervista.

Quando una vacanza può diventare un rischio per la salute

Quando un viaggio in aereo, al mare o in montagna può diventare un rischio

Nel contesto dei lunghi spostamenti, l’attenzione dei medici si concentra su dinamiche organiche molto precise. «Il viaggio può diventare rilevante se c’è un rischio di ipossia – precisa subito Berra – ovvero di ridotta presenza di ossigeno nell’organismo, o in caso di immobilità prolungata in presenza di fattori di rischio per la malattia tromboembolica». L’esperto sottolinea che questa attenzione deve essere massima in presenza di condizioni particolari, come le malattie cardiopolmonari instabili o la grave obesità, aggiungendo che è sempre «importante valutare prima della partenza la durata del viaggio previsto», adattando le precauzioni alla lunghezza della tratta.

La consapevolezza della propria condizione permette di prevenire la maggior parte dei disagi. Fare brevi camminate lungo il corridoio dell’aereo o utilizzare calze preventive, se consigliate, sono gesti semplici che riducono i rischi legati alla sedentarietà del viaggio, garantendo una partenza serena.

Quali patologie richiedono maggiore cautela prima di partire

Un errore frequente è pensare che soffrire di una malattia cronica, come il diabete o l’ipertensione, impedisca automaticamente di viaggiare o di prendere un aereo. La medicina moderna punta a mantenere l’autonomia del paziente, a patto che la situazione clinica sia ben monitorata e non si trovi in una fase di peggioramento o di instabilità.

«La presenza di patologie croniche in adeguato controllo non controindica la possibilità di viaggiare», rassicura il dottor Berra. La situazione cambia nettamente se il problema si presenta in forma acuta o recente. In questo caso, l’esperto chiarisce che «ovviamente patologie acute o sub-acute richiedono un eventuale nulla-osta medico» prima di potersi mettere in viaggio verso la meta desiderata.

Questo significa che chi segue una terapia consolidata e ha parametri stabili può programmare le vacanze con tranquillità. Al contrario, se si è reduci da un recente ricovero, da un cambio importante di terapia o da sintomi nuovi, il confronto con lo specialista è un passaggio obbligatorio per ottenere il via libera.

Esistono situazioni in cui è meglio rimandare la vacanza?

«Tutto dipende dalla destinazione prevista», spiega l’esperto, facendo riferimento a fattori critici come «la distanza, il supporto logistico medico in loco e anche il rischio di contrarre malattie ed epidemie» nel Paese di arrivo. E ribadisce: «Se la cronicità è sotto controllo non c’è nessun problema. Qualsiasi modifica in senso acuto o sub-acuto necessita, invece, di una valutazione specialistica».

Se la meta scelta si trova in un’area isolata o priva di strutture ospedaliere, anche un piccolo cambiamento dei sintomi abituali deve spingere a rimandare la partenza. Risolvere il problema nel proprio contesto cittadino evita di trovarsi in situazioni di forte disagio logistico e clinico.

Aereo, mare o montagna: quale destinazione scegliere?

donna che guarda fuori dal finestrino dell'aereo
Aereo, mare o montagna: quale destinazione scegliere? – www.ok-salute.it

Chi ha problemi cardiaci deve fare attenzione soprattutto all’aereo, al caldo o all’altitudine?

Per questa ragione, l’approccio deve essere strettamente personalizzato. «Bisogna fare attenzione al rischio cardioembolico per viaggi lunghi e sedentari. Il caldo eccessivo, invece, è dannoso per tutti i soggetti fragili, dall’età pediatrica ai grandi anziani, indipendentemente dalle malattie di cui soffrono». Per quanto riguarda i rilievi alpini, lo specialista avverte che «l’alta quota in montagna deve essere raggiunta con cautela ed è potenzialmente controindicata per soggetti con insufficienza cardiaca cronica grave o ipertensione in cattivo controllo».

L’apparato cardiocircolatorio di una persona fragile fatica a compensare gli sbalzi termici e la minore presenza di ossigeno nell’aria. Scegliere mete collinari o pianeggianti, oppure programmare un’ascesa molto lenta, permette al sistema cardiocircolatorio di adattarsi senza subire stress pericolosi.

Asma, BPCO e malattie respiratorie: meglio mare, montagna o aereo?

Per chi convive con patologie polmonari croniche come l’asma o la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), il timore principale è legato alla respirazione e alla possibile mancanza d’aria in contesti diversi da quello domestico, come l’alta quota o l’aria condizionata degli aerei.

Anche in questo scenario, le regole ricalcano quelle previste per i pazienti cardiologici. Lo specialista conferma che l’orientamento deve seguire gli stessi identici criteri di stabilità e valutazione della meta. L’ipossia d’alta quota e la sedentarietà prolungata sono i due fattori scatenanti a cui prestare maggiore attenzione, assicurandosi di avere sempre nel bagaglio a mano i farmaci inalatori al bisogno.

La montagna è sicura per chi ha una malattia cronica?

Quando l’altitudine può diventare un rischio

Le zone di montagna esercitano un grande fascino, ma l’altitudine modifica la pressione atmosferica e riduce la quantità di ossigeno disponibile per ogni singolo respiro. Questo fenomeno non è un problema per chi è in salute, ma può diventarlo per chi ha riserve funzionali ridotte a causa di malattie preesistenti.

Non esiste un divieto assoluto, piuttosto precise soglie di altitudine determinate dalla letteratura scientifica che richiedono estrema prudenza. Ecco la lista delle precauzioni da adottare a seconda della patologia suggerita dall’esperto:

  • Ipertensione polmonare: è fondamentale evitare quote superiori ai 1500–2000 metri senza disporre di ossigeno supplementare. Nei casi di classe funzionale avanzata o ipossiemia basale (ossigeno già basso a riposo), l’uso dell’ossigeno va considerato anche a quote inferiori.
  • Scompenso cardiaco: i soggetti stabili possono tollerare quote moderate ma con precisi limiti. Come regola pratica, si può salire fino a 3500 metri per le classi NYHA I-II e fino a 3000 metri per la classe NYHA III, evitando sforzi intensi e rispettando un’ascesa graduale di 300–500 metri al giorno sopra i 2500 metri.
  • BPCO moderata-severa: a quote elevate aumentano significativamente gli eventi avversi. Gli studi clinici dimostrano che tra i pazienti esposti a 2590 metri, l’incidenza di malesseri che richiedono un intervento medico raggiunge il 24%.
  • Coronaropatia: la carenza di ossigeno in quota riduce la soglia ischemica durante lo sforzo. La massima prudenza è d’obbligo in caso di instabilità clinica ed è necessario evitare esercizi vigorosi o escursioni troppo impegnative.

Questi dati clinici dimostrano che la montagna può essere goduta in sicurezza, a patto di rispettare i propri limiti biologici. Scegliere soggiorni a quote di bassa montagna e pianificare passeggiate leggere è la strategia migliore per tutelare la salute.

Mare e caldo estivo: sono davvero le scelte più sicure?

due anziani che passeggiano in spiaggia sulla battigia
Mare e caldo estivo: sono davvero le scelte più sicure? – www.ok-salute.it

Problemi di pressione, cuore o circolazione: il mare è la meta migliore?

Esiste la radicata convinzione che la spiaggia e le località marittime siano, per definizione, le mete ideali e prive di rischi per qualunque paziente anziano o cardiopatico. La medicina, tuttavia, invita a non non farsi ingannare dalle apparenze.

La sicurezza non dipende dal panorama, ma dal microclima della località scelta. «No, il mare non è la scelta più sicura in assoluto», smentisce Berra. «La scelta davvero sicura è evitare temperature eccessive o altitudine elevata». Se la località balneare è colpita da ondate di calore afoso e umido, l’impatto sulla salute può essere altrettanto pesante rispetto a un soggiorno in alta quota.

Per questo, la scelta della meta deve privilegiare luoghi ventilati e con una buona disponibilità di zone d’ombra, indipendentemente dal fatto che si trovino vicino alla costa o in collina.

Il caldo può peggiorare pressione, disidratazione e affaticamento?

L’afa e le temperature elevate tipiche dei mesi estivi mettono a dura prova i meccanismi di compenso del corpo, influenzando la pressione del sangue e la corretta idratazione dei tessuti, con effetti evidenti sulla sensazione di stanchezza.

Si tratta di un fenomeno ampiamente documentato e prevedibile. Per proteggersi efficacemente dal caldo e contrastare l’affaticamento, è bene seguire alcune precise raccomandazioni comportamentali:

  • Mantenere un’idratazione adeguata introducendo regolarmente liquidi, ma anche molta frutta fresca di stagione.
  • Assumere integratori di sali minerali, ma solo quando è strettamente necessario e su consiglio del medico.
  • Evitare tassativamente di uscire di casa o dall’hotel durante le ore più calde della giornata.
  • Non sostare per troppo tempo sotto il sole diretto, cercando sempre spazi ombreggiati e freschi.
  • Indossare un abbigliamento adeguato, leggero, di tessuti naturali e ricordarsi di coprire sempre il capo per evitare colpi di sole.

Queste semplici attenzioni quotidiane riducono il rischio di subire cali di pressione improvvisi o colpi di calore. La prevenzione comportamentale resta lo scudo più potente a disposizione dei soggetti della terza età e dei bambini.

Farmaci in viaggio: come organizzare la terapia prima di partire

Farmaci e vacanze: quali precauzioni prima di partire?

La gestione delle terapie quotidiane è fondamentale quando ci si allontana da casa per lunghi periodi. Dimenticare una scatola o non calcolare bene i giorni di permanenza può trasformarsi rapidamente in un problema medico di difficile soluzione in viaggio.

La pianificazione della valigetta dei medicinali deve essere meticolosa. «Ritengo rilevante sottolineare come chi soffre di patologie croniche debba prestare massima attenzione alla scorta, alla conservazione, alla scadenza e alla disponibilità dei farmaci che regolarmente assume», raccomanda con fermezza il medico.

Prima di chiudere la valigia, è opportuno contare il numero esatto di compresse necessarie per l’intero soggiorno, aggiungendo sempre una scorta extra per coprire eventuali ritardi nei trasporti. Inoltre, portare con sé le ricette originali o un riassunto firmato dal medico curante è una sicurezza in più in caso di smarrimento del bagaglio.

Quali medicinali richiedono maggiore attenzione durante il viaggio?

«Alcuni farmaci richiedono una conservazione e temperature adeguate», conferma l’esperto. «Un esempio tipico è rappresentato dalle terapie iniettive come l’insulina e i farmaci GLP-1RA per il diabete, che devono essere trasportati obbligatoriamente con borse termiche e non devono mai prendere la luce diretta del sole».

Lo specialista aggiunge un’importante avvertenza sulle terapie cardiovascolari: «I diuretici e gli antipertensivi in genere dovrebbero essere confermati e rivalutati dal medico di fiducia prima di partenze per viaggi di lungo periodo», poiché il caldo potrebbe richiedere una temporanea riduzione dei dosaggi per evitare cali pressori eccessivi.

Proteggere i farmaci dagli shock termici è un dovere del paziente. In aereo, ad esempio, i medicinali salvavita non vanno mai imbarcati nella stiva (dove la temperatura può scendere sotto lo zero) ma custoditi sempre nel bagaglio a mano.

Prima di partire: controlli e precauzioni per viaggiare in sicurezza

Serve una visita medica prima delle vacanze?

La partenza non deve essere necessariamente preceduta da una lunga serie di esami complessi o da visite specialistiche d’urgenza. Se la malattia è stabile e i controlli periodici sono stati eseguiti regolarmente durante l’anno, la preparazione medica al viaggio può essere molto snella e veloce.

Il medico di medicina generale conosce la storia clinica del paziente nel suo insieme e sa valutare se la destinazione scelta sia compatibile con lo stato di salute attuale, evitando esami superflui che servirebbero solo a generare inutile ansia.

L’errore più comune quando si organizzano le vacanze con una patologia cronica

Nonostante le campagne informative, molti pazienti continuano a commettere lo stesso passo falso quando pianificano le vacanze estive: si lasciano guidare più dall’entusiasmo del momento che dalle reali necessità del proprio organismo.

Il problema principale risiede nella mancanza di pianificazione adeguata. «L’errore più comune è non rispettare quanto suggerito sul controllo dei parametri, sul check dei farmaci e sulla scelta della destinazione», conclude Berra. «Spesso vengo contattato dai pazienti già arrivati sul luogo di vacanza solo per capire come adeguarsi alla mancanza di disponibilità dei farmaci che assumono cronicamente».

In sostanza, viaggiare con una patologia cronica è assolutamente possibile e sicuro, a patto che la malattia sia in una fase di stabilità e adeguato controllo. I pericoli principali non derivano dal viaggio in sé, ma da comportamenti imprudenti come l’esposizione a forti sbalzi di altitudine senza una corretta preparazione, la permanenza sotto il sole nelle ore più roventi o una cattiva gestione delle scorte e della conservazione dei farmaci.

Un confronto con il proprio medico di fiducia e un controllo attento dei parametri prima della partenza restano gli strumenti più efficaci per programmare un soggiorno sereno e privo di rischi per l’organismo.

Il nostro specialista

Cesare Celeste Berra

Endocrinologia e diabetologia

Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Metabolico (Unità Operativa: Malattie Endocrine e Diabetologia) presso l'IRCCS MultiMedica di Milano

Cesare Celeste Berra
Il Cesare Celeste Berra visita ed opera presso IRCCS MultiMedica di Milano

Marica Musumarra

Giornalista iscritta all'Albo e SEO Copywriter, ha costruito la sua professione partendo da una profonda passione per la scrittura. Ha iniziato i suoi studi a Catania, laureandosi in Lettere Moderne, per poi trasferirsi a Parma dove ha conseguito la laurea magistrale in Giornalismo e Cultura Editoriale con lode. La sua tesi d'inchiesta sul ruolo delle donne dagli anni Trenta a oggi le è valsa la vittoria del primo premio CUG dell'Ateneo sul tema della parità di genere. Dopo aver lavorato in Emilia Romagna come vicedirettrice di ParmAteneo e in diverse agenzie di comunicazione, è rientrata in Sicilia. Oggi lavora come freelance per clienti in tutta Italia, in particolare nel settore medico-sanitario, con l’obiettivo di “tradurre” il linguaggio medico in testi accessibili e alla portata di tutti.
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