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Ipotiroidismo, Maria Vera Ratti: «Mi sentivo sempre stanca, la diagnosi è stata una liberazione»

'attrice, protagonista di alcune fiction Rai di successo, racconta come ha scoperto di soffrire di ipotiroidismo a soli 15 anni, i sintomi che l'hanno portata alla diagnosi, la terapia con levotiroxina e il nuovo equilibrio ritrovato

«Quando il medico mi ha detto che la mia tiroide era “pigra”, paradossalmente sono stata felice: avevo 15 anni e
significava che potevo finalmente sgonfiarmi, recuperare la concentrazione e ritrovare me stessa». Volto emergente ma già molto amato delle fiction di Rai 1 e interprete in continua ascesa, Maria Vera Ratti si racconta, regalando una narrazione di sé intrisa di una profonda, contagiosa positività.

Dalla recitazione vissuta con totale dedizione alle sue passioni più autentiche, fino al legame profondo e armonioso con il proprio corpo e alla convivenza, nata negli anni complicati dell’adolescenza, con l’ipotiroidismo. Una patologia cronica complessa, che l’attrice napoletana ha saputo trasformare in un’occasione di consapevolezza e che oggi affronta con una dose di sana ironia e incrollabile ottimismo.

Maria Vera Ratti e i primi sintomi dell’ipotiroidismo: «Mi sentivo sempre stanca e facevo fatica a concentrarmi»

Ha scoperto molto presto di soffrire di ipotiroidismo, una disfunzione della tiroide che, tra le altre cose, rallenta il metabolismo. Come se n’è accorta?

«Associo a quel periodo una sensazione di perenne appesantimento: mi sentivo sempre stanchissima. Bevevo tantissimi caffè, ma la spossatezza non passava mai. Studiavo al liceo linguistico, ci tenevo moltissimo a essere brava e avevo degli insegnanti che stimavo profondamente. Era molto faticoso però riuscire a concentrarmi sui libri. Questa situazione mi bloccava e mi faceva soffrire».

Oltre alla stanchezza cronica e alle evidenti difficoltà di concentrazione, aveva notato anche altri campanelli d’allarme?

«Sì, mi ero gonfiata un po’ e i capelli avevano iniziato ad assottigliarsi vistosamente. Non sono mai ingrassata molto, ho sempre avuto una costituzione normopeso, ma quel cambiamento repentino, unito alla percezione ipercritica che ogni adolescente ha del proprio corpo, mi creava un forte disagio. Non mi sentivo scattante, mi percepivo pesante, ed è una cosa che a quell’età amplifica le insicurezze personali, specialmente quando devi mostrarti in pubblico, magari in spiaggia con gli amici».

La diagnosi a 15 anni: «Sapere cosa avevo è stato un sollievo»

E poi è arrivata la diagnosi.

«Anche mia madre aveva sofferto di problemi legati alla tiroide, ma a lei erano comparsi in età adulta, quindi inizialmente non avevamo collegato i sintomi a una familiarità genetica. Vista la situazione di affaticamento persistente, alla fine sono andata dalla sua endocrinologa, che ha effettuato i controlli e scoperto il problema: la mia tiroide funzionava molto meno del dovuto e la situazione andava compensata farmacologicamente. Beh, ricordo perfettamente che quando mi comunicarono la diagnosi ufficiale ero contentissima perché intravedere una soluzione clinica significava che, iniziando la cura, mi sarei finalmente sgonfiata, sarei potuta dimagrire e avrei ritrovato le energie e la concentrazione necessarie per la scuola. Sapere contro cosa combattere mi ha trasmesso subito una grande carica e un enorme ottimismo».

La terapia con levotiroxina e il nuovo equilibrio

Oggi come gestisce la terapia quotidiana? Trovare il giusto equilibrio terapeutico ha richiesto molto tempo?

«Ho subito iniziato a prendere un farmaco (quello a base di levotiroxina sodica, un ormone tiroideo sintetico: è la terapia standard in caso di ipotiroidismo, ndr), poi qualche anno fa mi sono rivolta a un esperto che, pur confermando che il dosaggio precedente fosse corretto, ha preferito alzarlo leggermente per renderlo ottimale. Da quel momento mi sono sentita meravigliosamente bene. Per un paio d’anni ho persino riavuto lo stesso identico metabolismo di quando ero bambina: potevo mangiare tutti i cheeseburger che volevo rimanendo magra! Purtroppo quel fantastico super potere è durato poco, ma mi è servito per riconnettermi positivamente con il mio corpo».

Sport, metabolismo e rapporto con il corpo

maria vera ratti posa per il fotografo piergiorgio pirrone
Maria Vera Ratti – www.ok-salute.it (Crediti: Piergiorgio Pirrone)

Che rapporto ha con l’attività fisica? Da ragazzina praticava uno sport molto impegnativo…

«Sì, è vero, fino ai 13 anni sono stata una sciatrice professionista. È stata un’esperienza formativa incredibile, anche se scandita da ritmi molto duri. Ogni fine settimana, e durante la stagione estiva persino sui ghiacciai, ero in montagna per allenarmi. A 14 o 15 anni ho deciso di smettere perché quella routine totalizzante cominciava a pesarmi. Non credo comunque che sarei potuta diventare una campionessa: non avevo “l’occhio della tigre”, quella determinazione che serve per trasformare lo sport in un mestiere per la vita. Io mi divertivo, e credo sia il modo più giusto e sano di vivere lo sport da piccoli».

Il 2026 per lei è stato un anno straordinario, culminato con il ruolo di protagonista in Roberta Valente – Notaio in Sorrento, una fiction di prima serata su Rai 1 che ha registrato ascolti eccellenti. Come ha vissuto questo boom di popolarità?

«Ero felicissima per l’opportunità che mi è stata concessa, ma sentivo una enorme responsabilità sulle spalle. Quando la serie tv porta il nome del tuo personaggio e interpreti la protagonista, hai il dovere di dare il tono, il ritmo e il giusto mood a tutta la troupe e ai colleghi sul set. Nei giorni precedenti al debutto televisivo, però, ho scelto di vivere tutto con una sana, ottimistica incoscienza. Sapevo nel profondo di aver dato tutto il contributo possibile, quindi ero profondamente serena».

Maria Vera Ratti, il successo in Rai e la bellezza oltre l’apparenza

Sia in Roberta Valente che ne Il commissario Ricciardi è stata “trasformata”, accettando di apparire volutamente molto più comune e dimessa rispetto a come appare nella realtà. Da attrice e da donna, come ha vissuto questa scelta estetica?

«Al contrario di quanto si possa pensare, in modo estremamente positivo e liberatorio. Anzi, rivendico con orgoglio la bellezza di questa decisione. Trovo che in quelle fisicità meno appariscenti, più ordinarie o spigolose, ci sia sempre qualcosa di interessante e profondo da esplorare dal punto di vista umano. Certo, nella vita di tutti i giorni posso apparire molto più bella e valorizzata se ho i capelli acconciati dal parrucchiere, un trucco curato nei minimi dettagli o se indosso un abito d’alta moda; ma noi donne abbiamo la capacità di cambiare in modo radicale a seconda di come decidiamo di raccontarci e presentarci al mondo. Passare in pochi minuti dall’essere guardate con ammirazione per strada al diventare totalmente invisibili agli occhi della gente è un esercizio affascinante e potente».

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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