Salute

Meglio la birra o un bicchiere di vino a tavola? Ecco cosa succede al nostro corpo secondo la scienza

Un maxi-studio su 340mila persone svela perché non conta solo quanto si beve, ma cosa c'è nel bicchiere e se si beve durante i pasti

Non è soltanto una questione di quantità: quando si parla di alcol, l’impatto sulla salute nel lungo periodo varia in modo significativo in base alla tipologia di bevanda scelta e al contesto di consumo. È quanto emerge da un imponente studio che ha analizzato le abitudini di oltre 340.000 adulti, riportando al centro del dibattito scientifico un interrogativo fondamentale: quali sono le reali conseguenze del consumo di alcol, anche quando questo non sfocia nell’abuso?

La risposta arriva in un momento in cui le evidenze sui rischi dell’alcolismo sono consolidate, mentre quelle relative a un consumo basso o moderato appaiono articolate. Sullo sfondo resta la posizione ferma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ribadisce come non esista una soglia di consumo priva di rischi per l’organismo.

Quale alcolico è il peggiore: maxi-analisi su 340mila persone seguite per 13 anni

primo piano di un brindisi con diversi alcolici
Quale alcolico è il peggiore: maxi-analisi su 340mila persone seguite per 13 anni – www.ok-salute.it

Per condurre l’indagine, i ricercatori hanno attinto ai dati della UK Biobank, la prestigiosa banca dati sanitaria britannica. Il campione analizzato comprendeva 340.924 persone con un’età media di 56 anni (50% donne), escludendo dal principio gli ex bevitori e chi aveva già una diagnosi di tumore o patologia cardiovascolare per evitare distorsioni statistiche.

L’indagine ha incrociato il consumo totale di alcol e quello relativo a singole bevande con la mortalità per tutte le cause, per cancro e per malattie cardiovascolari, considerando anche se l’alcol venisse assunto a tavola o fuori pasto. Nel corso di un periodo di osservazione (follow-up) medio di 13,4 anni, si sono registrati 22.381 decessi.

Superalcolici e birra: i segnali più preoccupanti

I risultati più netti riguardano l’impatto dei consumi elevati, associati a un aumento della mortalità generale, oncologica e cardiovascolare. Tuttavia, le differenti bevande hanno mostrato profili distinti:

  • Superalcolici: hanno evidenziato associazioni sfavorevoli già a quantità basse, che si sono confermate e accentuate nei livelli da moderati a elevati.
  • Birra e sidro: un consumo elevato è apparso strettamente correlato a una maggiore mortalità generale. Per queste bevande, inoltre, anche un consumo contenuto ha mostrato un’associazione con un incremento del rischio oncologico.
  • Consumo moderato e tumori: lo studio ha evidenziato che anche un consumo complessivamente moderato si associa a una maggiore mortalità per cancro, confermando che il rischio oncologico merita attenzione anche al di sotto delle soglie considerate “a rischio”.

Il caso del vino e la curva a “J”: protezione reale o stile di vita?

Il quadro relativo al vino ha mostrato un andamento differente, caratterizzato dalla classica relazione a forma di J: ai livelli di consumo più bassi corrispondevano stime di mortalità inferiori (soprattutto per il vino rosso e la mortalità cardiovascolare), mentre al salire delle dosi il rischio aumentava nettamente sia per il vino rosso che per quello bianco e fortificato.

Gli autori dello studio precisano tuttavia che questo dato non dimostra che il vino protegga la salute. Trattandosi di una ricerca osservazionale, è molto probabile che chi consuma vino con moderazione condivida anche altre caratteristiche favorevoli, come una dieta più equilibrata, un reddito socioeconomico più alto e uno stile di vita complessivamente più sano.

Quale alcolico è il peggiore: impatto su 15 sedi oncologiche

Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca riguarda il nesso tra alcol e insorgenza di neoplasie. Su 20 esiti oncologici distinti per sede analizzati, ben 15 hanno mostrato associazioni significative con una maggiore mortalità.

Tra i distretti più colpiti figurano:

  • Cavo orale, testa e collo
  • Apparato respiratorio e sistema gastrointestinale
  • Fegato e cistifellea
  • Tumore della mammella e apparato genitale
  • Sistema ematologico

Le analisi dose-risposta hanno confermato un legame lineare tra l’aumento dell’alcol totale e la mortalità oncologica, con un contributo marcato da parte di birra, sidro e superalcolici.

Bere ai pasti fa la differenza?

Anche il momento della giornata gioca un ruolo. Chi consuma alcol abitualmente o occasionalmente durante i pasti ha mostrato una mortalità inferiore rispetto a chi beve fuori pasto, dove i rischi aumentano con il crescere delle quantità.

Anche in questo caso, gli esperti invitano alla cautela: l’abitudine di bere a tavola è spesso lo specchio di un modello alimentare più controllato e non rende l’alcol intrinsecamente “sicuro”.

In conclusione, la ricerca offre una mappa dettagliata dell’impatto dell’alcol sulla longevità: se gli eccessi confermano la loro pericolosità a 360 gradi, anche le quantità moderate non possono essere considerate del tutto neutre, in particolare per la prevenzione oncologica.

Studi scientifici di riferimento

I dati e le analisi citate nell’articolo sono consultabili presso la seguente pubblicazione scientifica internazionale:

  • Studio su tipologie di alcol, modalità di consumo e mortalità (UK Biobank): I risultati completi dell’indagine condotta sul campione della UK Biobank sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nutrition Journal.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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