Orologi per il fitness: sfatiamo i falsi miti

Dai passi al battito cardiaco, questi strumenti monitorano ormai molti aspetti della nostra attività fisica quotidiana. Ecco cosa dice la scienza e cosa ne pensano i medici

Monitoraggio costante

La parola chiave è monitoraggio. Del movimento, del sonno, del battito cardiaco, del consumo di calorie, del ciclo mestruale, volendo anche dell’attività fisica dei figli. Gli orologi per il fitness (o smartwatch) registrano ogni movimento quotidiano, spronando a fare di più e a contrastare una sedentarierà sempre più dilagante: quasi il 32,9% degli italiani non svolge alcuna attività fisica o sportiva (dati Istat).

Questi device sono in grado di monitorare anche il benessere piscologico? Ancora no, ma rendendo più attivi, potrebbero aiutare a migliorare persino l’umore. Come ricorda Nick Marcks, statistico e autore specializzato nei temi del benessere e della felicità, «chi svolge attività fisica o sportiva è l’85% più felice rispetto a chi non si muove». E su questo ci sono anche prove scientifiche, provenienti direttamente da Cambridge.

Una moda in crescita

Gli orologi per il fitness sono una moda in crescita. Secondo una recente indagine GfK, che ha coinvolto oltre 20.000 persone di 16 paesi diversi, una persona su tre utilizza dispositivi per monitorare la propria attività fisica o per avere un quadro generale della propria salute.

Dato confermato anche in Italia, dove circa un cittadino su tre utilizza – o ha utilizzato – fitness tracker o smartwatch. Nel nostro Paese sono più diffusi tra gli uomini (19%) rispetto che tra le donne (14%) e si trovano soprattutto al polso dei ventenni. Nonostante la diffusione, però, sono ancora numerosi i falsi miti che si aggirano intorno a questi orologi. Di seguito, sfatiamo i più comuni.

Sono affidabili
come un elettrocardiogramma

Non sono affidabili come un elettrocardiogramma fatto dal medico, ma non pretendono di esserlo. In passato diversi studi scientifici hanno criticato la poca precisione di questi dispositivi nella rilevazione del battito cardiaco, ma negli ultimi anni le tecnologie e gli algoritmi sono migliorati. Lo ha confermato nel 2017 una ricerca condotta alla Standfort University. Il margine di errore rimane più alto solo nel calcolo del consumo delle calorie: gli esperti chiedono di non andare oltre il 10 per cento.

Strumenti di prevenzione

Gli stessi produttori invitano a usare questi dispositivi come guide per comprendere il proprio cuore e come strumenti di prevenzione, non come parere medico. «La relevazione del battito cardiaco avviene ogni 5 secondi a riposo e ogni secondo durante l’attività fisica – spiega Lorena Landini, Marketing Manager di FitBit Italia – non sono dispositivi medici, ma possono aiutare le persone a capire in quale fascia lavora il proprio cuore sia a riposo, che durante l’attività, regolandosi di conseguenza».

 

Non sono apprezzati
dalla comunità scientifica

Sempre più medici stanno cogliendo le opportunità offerte dagli smartwatch. Alcuni neurologi, ad esempio, li utilizzano per controllare che i pazienti con sclerosi multipla seguano la terapia fisica consigliata. Svolgere attività in modo costante, infatti, aiuta a contrastare l’evoluzione della malattia.

Allo stesso modo, l’utilizzo degli smartwatch potrebbe essere utile anche nella prevenzione della demenza senile. I neurologi raccomandano ai loro pazienti di seguire uno stile di vita sano e attivo: questi orologi potrebbero essere sia dei motivatori (spronano a camminare e a raggiungere degli obiettivi) sia dei testimoni (il medico può verificare l’attività del paziente).

Servono solo
alle persone “sane”

Gli smartwatch non servono solo a chi sta bene e vuole mantenere uno stile di vita attivo. Proprio perché stanno iniziando a essere utilizzati dai medici, oggi sappiamo che trovano utilità anche “in ospedale”.

Gli studi scientifici

Tre studi scientifici, uno concluso e due in corso, riguardano l’utilizzo degli smartwatch, in particolare di FitBit, con pazienti. Il primo è stato pubblicato su Plos One e ha analizzato la precisione dell’orologio nel rilevamento della frequenza cardiaca durante procedure chirurgiche pediatriche. Dai risultati è emersa una buona accuratezza, anche in confronto all’elettrocardiogramma.

Il secondo studio è in corso al San Raffaele di Milano nell’ambito del progetto Salute allo Specchio e riguarda le pazienti che hanno subito un’operazione di cancro al seno. Da settembre è attiva l’iniziativa “Fit 4 Health”, con una sessione di fitwalking settimanale. Ogni paziente ha a disposizione uno smartwatch che, monitorando l’attività fisica, fornirà dati sulla quantità e la qualità del movimento svolto. Questi dati serviranno ai medici per capire quanto l’esercifico fisico impatti sulla qualità di vita e sul rischio di recidive.

Il terzo studio è invece in corso al Policlinico di Milano e utilizza gli smartwatch per monitorare il rischio di brachicardia post prandiale nelle donne durante e dopo la gravidanza.

Sono utili solo
per l’attività fisica

Ormai questi dispositivi hanno molte più funzionalità. Non monitorano solo i passi e l’attività fisica svolta durante la giornata, ma anche le fasi di sonno. Attraverso la rilevazione notturna del battito cardiaco, infatti, sono in grado di registrare il sonno REM, leggero e profondo. Non solo: alcuni modelli tra poco avranno anche la possibilità di monitorare il ciclo mestruale delle donne.

Sono adatti
solo agli adulti

Sono molto diffusi tra gli adulti, ma da poco sono nati anche nuovi modelli dedicati ai bambini. Più semplici e piccoli, questi smartwatch possono servire ai genitori per monitorare il livello di sedentarierà nei propri figli, un problema sempre più attuale nella società odierna. Secondo quanto raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), infatti, i bambini dovrebbero svolgere almeno un’ora di attività motoria al giorno, anche di gioco, per avere uno stile di vita attivo.

 

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