Quando è il momento giusto per iniziare lo svezzamento? Molti genitori pensano che basti guardare il calendario, ma in realtà l’età è solo uno dei fattori da considerare. Per capire se un bambino è davvero pronto a scoprire nuovi sapori e consistenze, è importante osservare alcuni segnali che indicano la maturazione delle sue capacità motorie e digestive. Riconoscerli permette di affrontare questa nuova fase in modo più sereno e sicuro, seguendo le più recenti indicazioni scientifiche.
Ce ne parla la pediatra Livia Gargiullo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
In questo articolo
Svezzamento: i 4 segnali che ti dicono che il tuo bambino è pronto
La maggior parte dei bambini è pronta intorno ai sei mesi. Alcuni saranno pronti anche prima o dopo questo periodo, ma non è raccomandato dalle linee guida internazionali di iniziare prima dei quattro mesi o oltre i sette mesi.
Per capire quando iniziare l’alimentazione complementare bisogna notare se il bimbo:
- riesce a stare seduto con un minimo supporto;
- ha un buon controllo del capo;
- ha perso il riflesso di estrusione, movimento automatico con cui il neonato spinge fuori con la lingua tutto ciò che non è liquido e che viene messo in bocca;
- mostra curiosità verso il cibo, magari cercando di afferrare ciò che hai nel piatto.
Come iniziare lo svezzamento
L’alimentazione complementare può iniziare con consistenze morbide e facilmente deglutibili, come puree, creme o cibi schiacciati, ma non è obbligatorio partire da cibi frullati. Se il bambino mostra interesse, è possibile proporre da subito consistenze più solide e pezzi morbidi, purché proposti in tagli sicuri e adatti alla sua capacità di masticazione e controllo del tronco.
Bisogna introdurre i vari alimenti poco alla volta?
L’importante è offrire consistenze varie e progressivamente più complesse, per favorire lo sviluppo delle abilità motorie orali e l’accettazione di una dieta diversificata. Non è necessario seguire un ordine rigido per l’introduzione dei cibi.
Le ultime evidenze scientifiche raccomandano di proporre fin dall’inizio tutti gli alimenti, inclusi quelli potenzialmente allergizzanti. L’approccio di ritardare l’introduzione di questi cibi, come si pensava in passato, potrebbe anzi aumentare il rischio di sviluppare allergie alimentari in soggetti predisposti. Il mio suggerimento è offrire una varietà di alimenti, proponendo pasti completi composti da una fonte di cereali (come crema di riso, avena o pastina di frumento), una proteica (legumi, pesce, carne magra, formaggio o uova) e una vegetale, preferibilmente di stagione.
L’importante non è la quantità ma la proporzionalità tra le fonti nutrizionali: rispetta sempre il senso di fame e sazietà del bambino senza forzarlo a mangiare.



