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Il bambino fa la pipì a letto? Ecco come intervenire

Il pediatra Piero Ferrara spiega quando il disturbo è "fisiologico" e quando, invece, deve destare preoccupazione

Quante volte vi è capitato, dopo aver svegliato vostro figlio, di trovare le lenzuola bagnate? Fare la pipì a letto è piuttosto comune in età pediatrica tanto che, stando a una recente indagine condotta dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) su circa 10.000 bambini, il disturbo interessa circa il 12-15% dei piccoli entro i 5 anni, il 10% dei bimbi di 10 anni e l’1% dei ragazzini di 14 anni.

Quando è “normale”?

«Se il bambino ha meno di 5 anni, età entro cui si acquisisce normalmente il controllo degli sfinteri, e fa la pipì a letto, non c’è da preoccuparsi: è un fenomeno fisiologico» conferma Pietro Ferrara, referente SIP per il maltrattamento e l’abuso, professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e all’Università Campus Bio-medico di Roma. «Può richiedere molta pazienza e tolleranza da parte dei genitori ma non deve allarmare».

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Quando c’è da preoccuparsi?

Se l’enuresi, cioè l’abitudine di fare la pipì a letto, si presenta più di due volte a settimana, per almeno tre mesi consecutivi, e in bambini di età superiore a 5 anni, mamme e papà devono iniziare a monitorare la situazione. «In questi casi, oltre alla predisposizione genetica, il disturbo può avere origine da disfunzioni ormonali, disturbi del sonno e immaturità della vescica» spiega Ferrara. «Questo problema può avere effetti negativi sul benessere, sull’autostima, sul comportamento e sulle interazioni sociali dei piccoli pazienti, pertanto è importante che i genitori ne parlino con il proprio pediatra». Il medico, valutando caso per caso, può prescrivere un esame chimico-fisico delle urine e l’ecografia di reni e vescica.

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Come gestire il bambino che fa la pipì a letto

«Prima di andare a letto il bambino deve evitare di assumere liquidi, compreso il latte, e di consumare formaggi, cioccolato, cibi stagionati o salati» suggerisce il pediatra. Oltre a correggere le abitudini alimentari, però, è necessario mettere in pratica alcuni semplici accorgimenti, come consiglia anche la Società Italiana di Pediatria. Ecco il decalogo:

1.   Instaurare un clima di dialogo con il proprio figlio, condividendo anche la propria eventuale esperienza a riguardo
2.   Rassicurare il bambino e dargli supporto
3.   Non rimproverarlo, colpevolizzarlo, punirlo o deriderlo soprattutto in presenza di parenti e amici
4.   Prestare attenzione alle sue richieste più o meno esplicite di aiuto
5.   Non vietare al bambino di dormire fuori casa, anzi incoraggiarlo, aiutandolo a ripetere le regole che segue a casa per non bagnare il letto e munirlo di un paio di mutandine extra
6.   Affrontare il problema senza perdere la calma, insieme al bambino, in modo che partecipi attivamente alla terapia
7.   Coinvolgerlo anche nella pulizia quando bagna il letto, allo scopo di responsabilizzarlo
8.   Non usare il pannolino per evitare il rischio di bagnare il letto
9.   Garantire la quantità e la qualità del sonno, senza sollecitare il bambino a svegliarsi per andare in bagno
10.Seguire i consigli comportamentali forniti dal pediatra

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