Mamma e papà fumano? Il cuore dei figli è più debole

fumo passivo

In occasione della Giornata Mondiale senza tabacco, che si celebra il 31 maggio, ecco i dati di uno studio sui danni di fumo passivo e di terza mano sui più piccoli

Tutti conoscono i danni del fumo passivo. Si parla però ancora troppo poco di quelli del fumo di “terza mano”. Si tratta dei residui di sigaretta, in gas e particelle, che si depositano su oggetti, vestiti, pareti, capelli e che vengono inalati o assorbiti dall’organismo. A farne le spese sono sopratutto i più piccoli. È questo il risultato di uno studio della Università Sapienza di Roma, che per la prima volta ha messo in evidenza lo stretto collegamento tra l’esposizione dei bambini a fumo passivo e di “terza mano” e il rischio cardiovascolare in età adulta.

La scoperta italiana

La ricerca italiana ha valutato la produzione di ossido nitrico. Si tratta di una sostanza con funzione dilatatoria e antiossidante che protegge da aterosclerosi e rischio cardiovascolare. Dai dati raccolti è emerso che i primi, abituati a respirare quello passivo e di terza mano, avevano una minore produzione di ossido nitrico e maggior stress ossidativo rispetto ai secondi. Questa condizione favorisce un’alterazione della parete dei vasi sanguigni e, di conseguenza, la genesi della placca aterosclerotica e un rischio aumentato di complicanze cardiovascolari.

Un problema futuro

«Stiamo parlando di effetti a lungo termine» precisa Lorenzo Loffredo,
professore alla Sapienza Università di Roma nonché uno degli autori dello studio. «Avere un rischio cardiovascolare aumentato non vuol dire che il figlio di fumatori rischia un infarto, ma che potrebbe avere un rischio aumentato di eventi cardiovascolari in età adulta».

Attenzione all’automobile

Pensate che abbassare i finestrini dopo aver fumato in auto metta al riparo i bambini dai danni provocati dal fumo di terza mano? Vi sbagliate di grosso. I residui si depositano sui sedili e sulla carrozzeria e ci restano a lungo, tanto che alcuni studi hanno dimostrato che le concentrazioni tossiche in macchina possono essere più di 20 volte superiori a quelle osservate nell’ambiente domestico. «Ciononostante, in un’indagine recente, il 65% dei fumatori italiani ha dichiarato di fumare in auto regolarmente e purtroppo il 21% delle persone fuma in auto in presenza dei bambini».

Un danno “silente”

«Questi dati ci consentono di intervenire con misure educazionali, per cercare di correggere gli stili di vita genitoriali e sociali, puntualizzando come semplici misure comportamentali, come smettere di fumare, possano incidere positivamente sullo stato di salute dei nostri figli. Il danno che possiamo procurare loro con il nostro fumo è anche e soprattutto nascosto e silente, ma ahimè si renderà evidente proprio quando loro saranno grandi e nel pieno della loro attività sociale e lavorativa» conclude Marzia Duse, Presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP).

Chiara Caretoni

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