
Claudio, 57 anni, vive con la moglie e la figlia a Borgosesia (Vercelli), dove svolge la sua professione di parrucchiere. Dopo la diagnosi di Parkinson, a 40 anni, ha scoperto il Nordic Walking e oggi è istruttore di questa attività sportiva. Ha raccontato la sua storia di smarrimento e rinascita a OK Salute.
In questo articolo
Parkinson giovanile, la storia di Claudio con la diagnosi a 40 anni
«È bastato sentire la parola Parkinson perché di colpo il mondo mi crollasse addosso. Avevo da poco compiuto 40 anni e ho pensato che non avrei più avuto un futuro, un lavoro, una famiglia. È stato come se mi avessero tolto vent’anni di vita in pochi istanti. Mi sono chiesto come avrei fatto a prendermi cura di mia moglie e mia figlia, come avrei potuto essere ancora un punto di riferimento per loro e mi è sembrato di sprofondare in un buco nero, senza speranza. Penso sia normale reagire all’inizio in questo modo, così come sentirsi sperduti, non riuscire a progettare più nulla e immaginare solo la propria decadenza».
Le persone hanno iniziato a cambiare atteggiamento
«Già al risveglio al mattino mi sentivo diverso: «Dove sono finite le mie parole, il mio respiro, la mia gestualità, la mia camminata, il mio stile? Dove è andato il mio sorriso?», mi chiedevo turbato, come se qualcuno mi avesse derubato della mia identità. E non è stato di aiuto che le persone intorno a me cambiassero il loro atteggiamento, tra chi mi rivolgeva parole d’ammirazione come se avessi fatto qualcosa di speciale, chi in qualche modo mi ricordava che avrei dovuto convivere con problemi neurologici, chi ha iniziato a trattarmi come un pacco, senza più possibilità di autonomia».
Le difficoltà nella vita quotidiana
«E intanto le mie difficoltà nei movimenti in alcuni periodi si aggravavano. È difficile spiegare cosa si provi a voler muovere un braccio che rimane fermo, tentare di alzare la testa che però rimane bassa, cercare di prendere un oggetto con tutte le proprie forze e non riuscire nemmeno a stringere la mano. Così come è indescrivibile la gioia che avvertivo quando sentivo improvvisamente di riuscire di nuovo a muovere una gamba che si era bloccata o camminare senza impiegare un tempo indefinito anche solo per passare dalla camera alla cucina. La sensazione, però, che non sarei più riuscito a fare alcune cose era dominante e per me, che sono sempre stato molto attivo tra lavoro e vari sport, non è stato affatto facile da accettare».
Parkinson giovanile, la storia di Claudio: “rinato” grazie al Nordic Walking
«Un giorno per caso ho letto un articolo che parlava di Parkinson e Nordic Walking e mi sono incuriosito, anche se fino a quel momento questa attività fisica non mi aveva mai particolarmente attirato. Ho iniziato a frequentare dei corsi per apprendere la tecnica ed è stata una piacevole scoperta: il Nordic Walking permette di lavorare sia sul piano fisico sia a livello emotivo. Ho scoperto così che a livello fisico si esprime nella ricerca di consapevolezza dello spazio sviluppando un lavoro muscolare, aerobico e biomeccanico».
«Allo stesso tempo è un’attività sportiva che, essendo praticata all’aperto, consente di potenziare la nostra capacità di ascoltare le emozioni e vedere le sfumature, sviluppando una coscienza percettiva e analitica che si riflette anche sulla funzionalità motoria. Con il Nordic Walking ho imparato a porre costante attenzione al movimento: visualizzare il corretto gesto tecnico motorio è molto importante per chi soffre di Parkinson perché aiuta a ritrovare un corretto assetto posturale. Inoltre, è uno sport poco costoso e basta indossare scarpe da ginnastica e possedere gli appositi bastoncini con i guanti per praticare un esercizio fisico completo in grado di attivare ben l’85% della muscolatura».
Vivere con il Parkinson oggi: accettazione, equilibrio e nuova consapevolezza
Oggi, a distanza di 15 anni dalla diagnosi di Parkinson, ho la mia famiglia accanto, proseguo con il mio lavoro e sono anche diventato istruttore di Nordic Walking. Per me questo sport è uno splendido compagno di viaggio; le terapie farmacologiche sono indispensabili, ma l’attività sportiva è in grado di potenziarne i risultati. Spesso vorremmo rimedi immediati e risolutivi, ma non sempre è possibile e non esiste a oggi la possibilità di guarire dal Parkinson. Imparare a convivere con questa malattia mi ha insegnato ad accettare che non abbiamo le cose sotto controllo e a trovare il coraggio di mettermi in gioco adottando uno stile di vita più sano e consapevole, alla ricerca di un nuovo equilibrio tra corpo e mente.




