Sappiamo che il contatto umano ha numerosi benefici per il nostro benessere, che vanno dal rilascio di ossitocina alla riduzione dello stress. Tuttavia, un gesto comune come una stretta di mano o un abbraccio può essere percepito come una minaccia per chi soffre di afefobia.
Questa condizione rientra tra le fobie specifiche, caratterizzate da una paura o ansia marcata verso un oggetto o una determinata situazione. Rispetto a chi può semplicemente non gradire essere toccato, comporta reazioni eccessive e difficili da controllare, che possono interferire significativamente sulla propria vita quotidiana compromettendo le relazioni interpersonali e la sfera intima.
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Sintomi dell’afefobia
Il sintomo principale dell’afefobia è la paura intensa del contatto fisico, che può verificarsi qualora la persona venga toccata o anche quando teme che ciò possa accadere.
Tra i sintomi più comuni ci sono:
- tachicardia e palpitazioni;
- aumento della sudorazione;
- tremori;
- nausea;
- vertigini;
- ipervigilanza;
- sensazioni di ansia o attacchi di panico.
L’afefobia può manifestarsi in diverse modalità e gradi: in alcuni casi, la fobia è generalizzata e riguarda qualsiasi contatto fisico, mentre in altri è più selettiva, con una maggiore tolleranza del contatto con alcune persone di riferimento.
Chi ne soffre può inoltre sviluppare comportamenti di evitamento verso situazioni in cui si rischia di essere toccati, come eventi o luoghi affollati, aumentando il rischio di isolamento sociale.
Come si diagnostica
Secondo il DSM-5-TR (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), una fobia specifica si diagnostica quando:
- vi è una paura o ansia marcata nei confronti di un oggetto o una situazione specifica;
- l’oggetto o la situazione fobica provoca quasi sempre paura o ansia immediate;
- la situazione temuta viene attivamente evitata o sopportata con intensa paura o ansia;
- la paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto al pericolo reale;
- la paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti, durando in genere almeno sei mesi;
- provocano un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti;
- il disturbo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale.
Cause dell’afefobia
Come per altre fobie specifiche, non esiste una singola causa che ne spieghi l’insorgenza, ma vi sono diversi fattori, genetici e ambientali.
Tra i principali elementi di rischio dell’afefobia sono spesso indicate le esperienze traumatiche, come episodi di violenza fisica, abusi o situazioni in cui il contatto corporeo è stato vissuto come invasivo.
Talvolta, questa paura può accompagnarsi ad altre condizioni, ad esempio disturbi di personalità o disturbo da stress post-traumatico.
Rimedi e trattamenti per superare l’afefobia
Per superare le fobie, la terapia cognitivo-comportamentale è considerata tra gli approcci più efficaci, aiutando la persona a comprendere e modificare i pensieri disfunzionali, legati in questo caso al contatto fisico, e riducendo gradualmente la risposta di paura.
Un elemento centrale del trattamento è la terapia espositiva, in cui si è accompagnati a confrontarsi in modo progressivo e controllato con la situazione temuta. Durante il percorso possono essere utilizzate anche tecniche di rilassamento e respirazione che aiutino a gestire l’ansia.




