Un chirurgo a Roma, un paziente a Pechino: il 4 giugno 2026 verrà eseguito il primo intervento di telechirurgia robotica intercontinentale, che farà discutere tutta la comunità scientifica (e non solo).
Nell’ambito della XXII edizione di “Challenges in Laparoscopy, Robotics & AI” (CILR), tra i più importanti appuntamenti internazionali dedicati alla chirurgia urologica mini-invasiva e alla robotica avanzata, verrà rimosso un trombo neoplastico della vena cava inferiore a distanza e in tempo reale. È la prima volta al mondo che viene eseguita questa procedura, che tra l’altro è una delle più complesse della chirurgia urologica robotica avanzata.
Il paziente si troverà presso il PLA Hospital di Pechino, mentre il professor Qingbo Huang opererà dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, manovrando un robot estremamente innovativo, collegato in tempo reale agli strumenti chirurgici della sala operatoria cinese. Il chirurgo, quindi, opererà a tutti gli effetti a migliaia di chilometri di distanza.
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Perché questo intervento è unico al mondo
L’eccezionalità dell’operazione risiede non solo nella distanza geografica tra chirurgo e paziente, collocati addirittura in due continenti diversi, ma soprattutto nella complessità della procedura.
Questa condizione, infatti, si osserva soprattutto nei casi di tumore al rene, quando la neoplasia cresce all’interno della vena renale e si estende nella vena cava inferiore, il principale vaso sanguigno che riporta il sangue dalla parte inferiore del corpo al cuore. La rimozione del trombo richiede estrema precisione operatoria, un controllo accurato del rischio emorragico e una perfetta coordinazione tra diverse figure specialistiche.
Portare a termine una procedura di questo livello attraverso una piattaforma robotica comandata da un altro continente rappresenterebbe un risultato senza precedenti nella storia della telechirurgia.
Dalla prostatectomia a distanza a una nuova frontiera della chirurgia robotica
Già nel 2024, durante una precedente edizione del CILR, era stata realizzata con successo una prostatectomia radicale robotica transcontinentale, con il chirurgo a Roma e il paziente in Cina.
L’intervento previsto oggi rappresenta, però, un salto tecnologico e clinico molto più ambizioso. Se la prostatectomia è ormai una procedura consolidata nella chirurgia robotica, la rimozione di un trombo della vena cava inferiore è considerata tra le operazioni più impegnative dell’intera disciplina urologica.
Non si tratta quindi di replicare un’esperienza già sperimentata, ma di dimostrare che la telechirurgia può essere applicata anche a casi di elevatissima complessità.
La tecnologia che rende possibile l’impossibile

Per garantire la sicurezza dell’intervento verrà utilizzata una connessione dedicata a bassissima latenza, capace di trasmettere in modo pressoché istantaneo i movimenti del chirurgo. Nella telechirurgia, infatti, anche ritardi minimi possono compromettere la precisione dell’intervento. Per questo motivo sono stati sviluppati sistemi avanzati in grado di assicurare sincronizzazione, stabilità della connessione e controllo assoluto degli strumenti robotici.
Questa evoluzione tecnologica sta progressivamente superando il concetto tradizionale di sala operatoria, aprendo la strada a modelli assistenziali nei quali l’esperienza dei migliori specialisti potrà essere resa disponibile anche a pazienti che si trovano dall’altra parte del mondo.
Quali benefici per i pazienti
Sebbene la telechirurgia sia ancora una tecnologia destinata principalmente ai centri altamente specializzati, le sue potenziali ricadute sono enormi. In futuro potrebbe consentire:
- l’accesso a chirurghi esperti indipendentemente dalla posizione geografica del paziente;
- la collaborazione in tempo reale tra specialisti di diversi Paesi;
- una riduzione delle disuguaglianze nell’accesso alle cure avanzate;
- una maggiore diffusione delle competenze chirurgiche attraverso programmi formativi internazionali;
- una gestione più rapida dei casi complessi nelle aree prive di expertise specialistica.




