Quante volte, di fronte a una dieta che non funziona o a un aumento di peso inspiegabile, abbiamo pensato: «Sarà colpa della tiroide?». Quello tra chili di troppo e la piccola ghiandola a forma di farfalla situata nel collo è uno dei legami più dibattuti, ma anche più ricchi di falsi miti, nel mondo della salute.
Se è vero che la tiroide è il vero e proprio “regolatore” del nostro metabolismo, la realtà clinica è spesso diversa dalle credenze popolari. A fare chiarezza in modo netto è il Professor Alessandro Marugo, medico endocrinologo e responsabile del Centro Tiroide presso l’IRCCS Policlinico San Donato di Milano.
Ecco cosa succede davvero al nostro corpo e come riconoscere i veri segnali d’allarme.
In questo articolo
Tiroide e aumento di peso. Il falso mito dei 20 chili: quanto si ingrassa davvero?

Siamo abituati a sentire storie di persone che attribuiscono l’ago della bilancia impazzito esclusivamente a un malfunzionamento tiroideo. Ma la scienza ridimensiona il problema.
Quando la tiroide produce meno ormoni del dovuto ci troviamo di fronte all’ipotiroidismo, una condizione che rallenta effettivamente i processi metabolici del corpo. Tuttavia, l’aumento di peso non è infinito. «Tutto dipende da quanto la tiroide funzioni meno rispetto alla norma», spiega il Professor Marugo. «Se la ghiandola funziona solo un 10% in meno rispetto al suo standard, si assiste a un lieve rallentamento del metabolismo. Questo può portare a prendere tre, quattro o al massimo cinque chili, poca roba. Solo se la tiroide funziona nettamente meno, il peso aumenta in modo più importante».
Molto spesso, quindi, i chili in più accumulati non sono grasso, ma una marcata ritenzione di liquidi e sali (chiamata mixedema) causata proprio dal deficit ormonale.
Non solo la bilancia: gli altri “campanelli d’allarme” da cercare
Concentrarsi solo sul peso è un errore. L’ipotiroidismo si trascina dietro una serie di sintomi specifici che ne confermano il sospetto. Se l’aumento di peso è accompagnato da questi fattori, allora è il caso di parlarne con il medico per una prescrizione degli esami del sangue (TSH, FT3, FT4):
- stanchezza cronica e affaticabilità anche dopo piccoli sforzi;
- sensazione costante di freddo (anche in stagioni calde);
- colesterolo alto riscontrato nelle analisi, senza un reale cambio di dieta;
- sonnolenza, pelle secca e unghie fragili.
La buona notizia: i chili della tiroide si possono perdere?

La risposta degli endocrinologi è un “sì” assoluto. L’aumento di peso legato alla tiroide è una condizione completamente reversibile.
Non servono diete drastiche o digiuni punitivi (che anzi, rischiano di rallentare ulteriormente il metabolismo). La soluzione è terapeutica: una volta diagnosticato l’ipotiroidismo, lo specialista prescriverà una terapia sostitutiva (il farmaco che fornisce al corpo l’ormone mancante).
«Quando si inizia la terapia sostitutiva corretta – rassicura il Professor Marugo – la situazione ormonale si stabilizza e il peso accumulato a causa della ghiandola diminuisce, tornando naturalmente alla normalità».
Il ruolo della dieta: i cibi che “accendono” il metabolismo
In ottica di prevenzione e benessere della tiroide, l’alimentazione gioca un ruolo chiave. Per aiutare la ghiandola a lavorare al meglio e contrastare la tendenza a ingrassare, gli esperti consigliano di:
- Usare il sale iodato: lo iodio è il carburante essenziale della tiroide. Via libera anche a pesce e frutti di mare.
- Attenzione a zuccheri e farine raffinate: i prodotti industriali e la farina “00” aumentano l’insulino-resistenza, una condizione che rallenta e peggiora il funzionamento tiroideo.
- Limitare le crucifere crude: cavoli, cavolfiori e broccoli contengono sostanze dette “goitrogene” che possono ostacolare l’assorbimento dello iodio, soprattutto se consumati crudi e in grandi quantità.
- Fare scorta di micronutrienti: studi recenti confermano che selenio, vitamina C e vitamina D sono alleati protettivi fondamentali per la tiroide.
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Alessandro Marugo
Il Prof. Alessandro Marugo è medico endocrinologo e responsabile del Centro Tiroide presso l’IRCCS Policlinico San Donato. Dal 2003 è stato dirigente medico nel reparto di Endocrinologia – Centro della Tiroide dell’Ospedale Galliera di Genova e Professore in Endocrinologia c/o Scuola di specializzazione in Otorinolaringoiatria – Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Genova.
Con oltre 25 anni di esperienza nello studio e nella cura delle patologie e dei disturbi legati al malfunzionamento del sistema endocrino, la sua attività clinica si concentra sulle patologie tiroidee e paratiroidee. Ha eseguito oltre 262 mila ecografie tiroidee e 24 mila agoaspirati tiroidei ed alcoolizzazioni tiroidee. In Policlinico effettua visite, ecografie e agoaspirati tiroidei.
La sua area di studio comprende: le patologie tiroidee, i noduli tiroidei, lo screening tiroideo pre-gravidanza, patologia paratiroidea, patologie surrenaliche, patologie ovariche, irsutismo e alopecia, menopausa e osteoporosi, sovrappeso e obesità, patologia ipofisaria, patologie pancreatiche, andrologia ed impotenza, visite di medicina interna.
Membro attivo della AME – Associazione Medici Endocrinologi Italiani, della AIT – Associazione Italiana della Tiroide, ATA – American Thyroid Association, S.I.E.D.P. Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica, della Società italiana della Menopausa e della SIE Società italiana di Endocrinologia. Partecipa attivamente a congressi nazionali e internazionali di settore.




