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Diastasi addominale: quando il problema non è solo estetico. Le risposte dell’esperto

Un approfondimento sulla diastasi addominale tra cause, diagnosi e nuove opzioni terapeutiche con il Prof. Giampiero Campanelli dell’IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio

Giampiero Campanelli direttore hernia center di milano
Prof. Giampiero Campanelli

La diastasi addominale è una condizione patologica caratterizzata da un cedimento strutturale della parete addominale che, oltre all’impatto estetico, può compromettere la funzionalità muscolare e influire sulla qualità della vita. Presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio, la gestione della diastasi addominale avviene attraverso un percorso multidisciplinare che integra diagnosi specialistica, fisioterapia mirata e tecniche chirurgiche mininvasive e robotiche di ultima generazione.

Approfondiamo il tema con il Prof. Giampiero Campanelli, Ordinario di Chirurgia dell’Università dell’Insubria, Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale sezione Day & Week Surgery dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio e Direttore dell’Hernia Center di Milano.

Cos’è la diastasi addominale?

«L’etimologia della parola diastasi richiama il concetto greco di separazione. Nello specifico ambito clinico, ci riferiamo all’allontanamento delle due componenti muscolari dei retti dell’addome. Tali muscoli si sviluppano verticalmente dalle coste fino al pube e sono fisiologicamente connessi dalla linea alba, una membrana fibrosa. Quando insorge la diastasi, questo legame si interrompe creando una lacuna anomala» spiega il prof. Campanelli.

La parete addominale svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento della postura, nella stabilizzazione del tronco e nel supporto degli organi interni. Quando la linea alba perde tonicità e si allarga eccessivamente, l’intero equilibrio biomeccanico dell’addome può risultare compromesso. La diastasi addominale può manifestarsi in modo lieve oppure severo e interessa sia le donne sia gli uomini, anche se è più frequente nel periodo successivo alla gravidanza.

Quali sono le cause della diastasi addominale?

L’insorgenza della patologia è legata a diversi fattori predisponenti, differenti tra uomo e donna:

  • gravidanza e parto cesareo: rappresentano il principale fattore di rischio nella popolazione femminile a causa dell’elevata tensione esercitata sulla parete addominale durante la gestazione. Il parto cesareo può accentuare ulteriormente il distacco muscolare;
  • perdita di tono muscolare: particolarmente frequente negli uomini sedentari o con ridotta attività fisica;
  • obesità e importanti variazioni di peso: l’eccessivo aumento della pressione addominale tende a indebolire progressivamente la parete muscolare;
  • sforzi ripetuti e intensa pressione addominale: possono contribuire al cedimento della linea alba in soggetti predisposti.

«Dobbiamo inoltre considerare che nell’80-90% dei casi la diastasi si accompagna a ernie epigastriche o ombelicali, segnale inequivocabile di una fragilità diffusa dei tessuti connettivi», sottolinea il professore.

Come capire se si ha la diastasi addominale?

Il segnale più evidente è la comparsa di un rigonfiamento centrale lungo la linea mediana dell’addome, spesso più visibile durante gli sforzi fisici o nel passaggio dalla posizione sdraiata a quella seduta. Accanto al gonfiore addominale possono comparire altri sintomi funzionali, tra cui:

  • debolezza della parete addominale;
  • difficoltà nei movimenti quotidiani;
  • dolore lombare;
  • alterazioni posturali;
  • incontinenza urinaria e disturbi del pavimento pelvico nelle donne.

La diagnosi della diastasi addominale

«La conferma diagnostica deve essere affidata a un chirurgo con competenza specifica, capace di misurare con precisione l’entità della separazione muscolare tramite un esame fisico mirato. Purtroppo, il campo della diastasi è preda di una diffusa malainformazione e campo fertile per truffatori di vario genere» chiarisce il prof. Campanelli. «La valutazione specialistica rappresenta quindi il primo passo per distinguere la diastasi da altre patologie della parete addominale, come le ernie».

Per completare il quadro clinico possono essere prescritti esami di imaging specifici, tra cui:

  • ecografia dinamica;
  • TAC dinamica.

Questi esami consentono di valutare l’ampiezza del difetto, la qualità dei tessuti e l’eventuale presenza di ernie associate, fondamentali per pianificare il trattamento più appropriato.

Come curare la diastasi addominale

Il trattamento della diastasi addominale varia in base alla gravità del quadro clinico, ai sintomi riferiti dal paziente e alla presenza di eventuali complicanze.

Approccio conservativo

Nelle forme meno severe è possibile intervenire con un trattamento fisioterapico mirato. «Un protocollo molto valido è la tecnica Tupler, mirata a potenziare i muscoli addominali trasversi; al contrario, è fondamentale evitare gli addominali tradizionali (crunch), che rischierebbero di peggiorare il distacco», avverte lo specialista.

La fisiokinesiterapia ha l’obiettivo di rinforzare la muscolatura profonda, migliorare la postura e ridurre la sintomatologia funzionale. Gli esercizi devono essere eseguiti sotto supervisione specialistica per evitare movimenti che aumentino la pressione addominale.

Approccio chirurgico

In presenza di diastasi importanti, dolore persistente o ernie associate, il trattamento chirurgico rappresenta la soluzione definitiva. «In linea di massima, la riparazione deve avvenire con la ricostruzione della linea alba – e quindi l’avvicinamento dei muscoli – e con un rinforzo protestco retromuscolare extra peritoneale, per cui la protesi non deve essere a contatto con i visceri», specifica Campanelli.

Le principali tecniche utilizzate sono:

  • tecnica tradizionale (open): prevede un’incisione mediana con ricostruzione della parete addominale e posizionamento di una rete protesica di rinforzo;
  • tecnica robotica: «si tratta di una metodologia di scelta soprattutto nei pazienti sovrappeso e con grandi addomi, che consente di posizionare la rete di rinforzo senza incidere direttamente le fibre muscolari, proteggendone la funzionalità. In questo modo la protesi non entra mai in contatto con gli organi interni», approfondisce il professore. La chirurgia robotica consente una maggiore precisione chirurgica, minore invasività, riduzione del dolore post-operatorio e un recupero più rapido;
  • addominoplastica sovrapubica: indicata nei pazienti che necessitano anche di una correzione estetica dell’addome. «Questa procedura consente al tempo stesso di realizzare la riparazione e di eliminare la pelle in eccesso, tramite un’incisione nella zona pubica simile a quella utilizzata per il cesareo», spiega Campanelli. Quest’ultimo approccio consente quindi una riparazione funzionale e al tempo stesso estetica.

Grazie alle moderne tecniche mininvasive e robotiche, il recupero post-operatorio è generalmente rapido. I tempi possono naturalmente variare in base all’estensione della diastasi, alla tecnica utilizzata e alle condizioni cliniche del paziente.

È possibile prevenire la diastasi addominale?

«Dopo il parto, è importante per le donne eseguire esercizi specifici per la muscolatura profonda. Per gli uomini, invece, la chiave risiede nel mantenimento del tono muscolare e nel controllo rigoroso del peso», suggerisce il prof. Campanelli.

La prevenzione si basa soprattutto sul mantenimento di una buona tonicità muscolare, sul controllo del peso corporeo e sull’esecuzione corretta dell’attività fisica, evitando esercizi che aumentino eccessivamente la pressione intra-addominale.

L’Hernia Center di Milano per il trattamento della diastasi addominale

ospedale galeazzi sant'ambrogio di milano visto dall'alto
L’Hernia Center di Milano per il trattamento della diastasi addominale – www.ok-salute.it

L’Hernia Center dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio rappresenta un punto di riferimento per la diagnosi e il trattamento della diastasi addominale e delle patologie della parete addominale. Il centro mette a disposizione équipe altamente specializzate, percorsi multidisciplinari personalizzati e le più avanzate tecnologie chirurgiche robotiche per garantire trattamenti efficaci, mininvasivi e orientati al rapido recupero del paziente.

A cura di OK Promotion

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