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Epidemia di ebola: quanto dobbiamo preoccuparci in Italia?

L’OMS dichiara l'Emergenza Sanitaria Internazionale per il focolaio in Congo e Uganda. Ma gli esperti rassicurano: «Il rischio reale in Europa è quasi nullo». Ecco come funzionano i controlli

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ufficialmente dichiarato il nuovo focolaio di Ebola in Africa Centrale come un’“Emergenza Sanitaria Pubblica di Rilevanza Internazionale” (PHEIC). L’epicentro dell’epidemia si trova nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ma il virus ha già superato i confini nazionali raggiungendo la vicina Uganda.

A destare particolare preoccupazione nella comunità scientifica è la natura stessa del patogeno: i test di laboratorio hanno confermato che si tratta del ceppo Bundibugyo, una variante rara dell’Ebolavirus per la quale non esistono al momento né vaccini approvati né terapie specifiche, a differenza del più comune ceppo Zaire contro cui l’umanità ha sviluppato efficaci contromisure negli ultimi anni. Tutto questo a poche settimane dall’allarme per Hantavirus

Il focolaio e il “buco” nei tracciamenti: cosa sta succedendo in questa epidemia di ebola

L’allarme è scattato all’inizio di maggio nella provincia di Ituri (RDC), dopo il decesso ravvicinato di quattro operatori sanitari a Mongbwalu. Secondo le ricostruzioni ufficiali, l’epidemia sarebbe in realtà iniziata un paio di mesi fa, rimanendo invisibile ai radar della sorveglianza epidemiologica a causa di un ritardo di rilevamento di circa quattro settimane.

Questo “gap” temporale ha permesso al virus di circolare indisturbato. I dati aggiornati presentati dall’OMS e dai ministeri locali mostrano una situazione complessa e in rapida evoluzione:

  • Casi sospetti: oltre 600 segnalazioni nella RDC.
  • Decessi stimati: almeno 139 decessi legati al focolaio.
  • Casi confermati in laboratorio: 51 nella RDC e 2 casi “importati” in Uganda (tra cui un paziente deceduto in una struttura sanitaria ugandese).
  • Contatti sotto osservazione: più di 800 persone attualmente monitorate.

La diffusione iniziale è stata amplificata dal fatto che il ceppo Bundibugyo esordisce spesso con sintomi aspecifici (febbre, vomito, malessere generale), mentre le classiche manifestazioni emorragiche dell’Ebola tendono a comparire tardivamente. Ciò ha tratto in inganno i primi medici; inoltre, i funerali tradizionali della zona – che prevedono il contatto diretto con la salma – hanno agito da drammatico moltiplicatore del contagio.

L’epidemia ha assunto una dimensione internazionale anche sul piano medico-logistico: un cittadino statunitense, il chirurgo Dr. Peter Stafford che operava a Bunia per una ONG, è risultato positivo ed è stato d’urgenza trasferito in biocontenimento all’Ospedale Universitario della Charité di Berlino, in Germania. Altri sei contatti ad alto rischio (tra cui due colleghi medici asintomatici) sono stati evacuati in Europa (cinque in Germania e uno nella Repubblica Ceca) per la quarantena.

Calato nella realtà italiana: dobbiamo preoccuparci per l’epidemia di ebola?

agente patogeno di ebola al microscopio
Calato nella realtà italiana: dobbiamo preoccuparci – www.ok-salute.it

La notizia del trasferimento di pazienti e contatti ad alto rischio in territorio europeo (nella vicina Germania) ha riacceso l’attenzione dei media e dei cittadini italiani. Dobbiamo temere un arrivo del virus in Italia? La risposta degli esperti è un netto “no”.

Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha valutato il rischio di infezione per la popolazione dell’Unione Europea (e quindi per l’Italia) come “molto basso”. I motivi di questa assoluta sicurezza risiedono nelle modalità di trasmissione del virus e nella solidità della rete di monitoraggio del nostro Paese.

1. Come si trasmette (e come NO) il virus

L’Ebola non è l’influenza e non è il Covid-19: non si trasmette per via aerea attraverso il respiro o i colpi di tosse. Il contagio può avvenire esclusivamente tramite il contatto diretto con i fluidi corporei (sangue, vomito, feci, urina) di una persona che è già sintomatica. Chi è nel periodo di incubazione (che varia da 2 a 21 giorni) ma non manifesta sintomi, non è contagioso.

2. La rete di difesa della sanità italiana

L’Italia vanta uno dei sistemi di risposta alle emergenze da patogeni ad alto biocontenimento più avanzati al mondo. In caso di necessità, la macchina organizzativa italiana prevede:

  • Allerta agli Usmaf (Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Confine): monitoraggio attivo e controlli della temperatura o questionari per i viaggiatori provenienti dalle aree a rischio dell’Africa Centrale o per chiunque abbia transitato lì nei precedenti 21 giorni.
  • Centri di riferimento nazionale: strutture d’eccellenza assoluta come l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma e l’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Questi ospedali dispongono di stanze a pressione negativa e reparti speciali ad alto isolamento pronti a bloccare sul nascere qualsiasi potenziale caso d’importazione.
  • Trasporti in biocontenimento: l’Aeronautica Militare italiana possiede competenze d’élite nel trasporto aereo sicuro di pazienti affetti da malattie altamente infettive, testate ampiamente durante le passate epidemie di Ebola in Africa Occidentale.

La sfida scientifica: la variante Bundibugyo

un medico tiene in mano una provetta di sangue per il test di ebola
La sfida scientifica: la variante Bundibugyo – www.ok-salute.it

Dal punto di vista prettamente clinico, il ceppo Bundibugyo ha caratteristiche peculiari. Identificato per la prima volta nel 2007 in Uganda, ha storicamente dimostrato una letalità inferiore rispetto al ceppo Zaire (il tasso di mortalità registrato nel primo focolaio fu del 32%, contro picchi del 90% dello Zaire).

I dati di laboratorio suggeriscono che questo virus si replichi più lentamente, dando inizialmente meno problemi emorragici. Tuttavia, questa sua “lentezza” lo rende più insidioso nella diagnosi precoce, favorendo una trasmissione comunitaria occulta prima che si capisca la reale natura della malattia.

Mentre l’OMS sta valutando l’avvio di trial clinici d’emergenza sul campo per testare candidati vaccini mirati, il trattamento attuale si basa sulla terapia di supporto (idratazione, gestione dell’ossigenazione e della pressione arteriosa). Per i casi dei medici americani trasferiti, le autorità statunitensi stanno inviando in Europa un trattamento sperimentale a base di anticorpi monoclonali (noto come MBP134), che nei test sui primati ha mostrato promettenti segnali di efficacia anche contro il ceppo Bundibugyo.

La situazione rimane sotto lo stretto monitoraggio del Ministero della Salute italiano e delle autorità europee, ma la solidità dei protocolli internazionali esclude scenari di pericolo per il nostro Paese.

Studi e Fonti Ufficiali citati

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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