Salute

Allergie in Italia: +500% in trent’anni. L’esperto: «L’immunoterapia è la chiave, ma c’è troppa diffidenza»

Dall'ipotesi dell'igiene al caos rimborsi: perché l'Italia non riesce a fermare l'epidemia di asma e rinite, nonostante le nuove terapie rimborsate

Non è solo una sensazione: le allergie sono diventate una vera e propria epidemia silenziosa. Dal 1995 a oggi, la percentuale di italiani che soffre di reazioni allergiche è passata dal 6% a oltre il 32%. A confermare questo quadro allarmante è il dottor Jan Schroeder, Coordinatore dell’Allergologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Allergie in Italia: perché siamo sempre più allergici?

«Siamo di fronte alla patologia cronica che ha registrato l’incremento più alto negli ultimi 25 anni. Le cause? Un mix esplosivo tra genetica e ambiente. Il cambiamento climatico ha prolungato le stagioni dei pollini, mentre l’eccessiva igiene durante l’infanzia impedisce al sistema immunitario dei bambini di svilupparsi correttamente. Anche l’inquinamento atmosferico e le nuove abitudini alimentari giocano un ruolo decisivo in questa escalation».

Verso una rete allergologica

«Per contrastare questo trend, le regioni stanno cercando di promuovere una rete allergologica per migliorare la comunicazione tra specialisti, medici di famiglia e pazienti. In autunno sono previsti nuovi screening gratuiti per asma e allergie, con l’obiettivo di intercettare chi soffre e non sa ancora che una cura definitiva è possibile. Non bisogna rassegnarsi a vivere con l’antistaminico in tasca. L’allergia è una malattia che può essere trattata alla radice».

La “rivoluzione” dell’immunoterapia

«La medicina oggi offre armi potentissime, ma sottoutilizzate. L’immunoterapia allergene specifica e i nuovi farmaci biologici stanno cambiando la prognosi anche per l’asma grave. Vediamo risposte spettacolari. Pazienti che già dopo un anno non hanno più sintomi e possono finalmente abbandonare il cortisone, recuperando una qualità della vita normale».

Perché aderiscono così pochi pazienti?

«Uno dei nodi cruciali è la difficoltà di accesso alle cure. Sebbene l’immunoterapia specifica (AIT) sia riconosciuta dalle linee guida internazionali come l’unico trattamento in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica, in Italia il regime di rimborsabilità è estremamente frammentato.

Le ragioni del freno sono principalmente due:

  1. L’equivoco del “vaccino”: il termine, spesso usato impropriamente per l’immunoterapia, genera timori ingiustificati in una fetta di popolazione.
  2. Scetticismo medico: non tutti i medici di base indirizzano i pazienti verso lo specialista allergologo per intraprendere il percorso di immunizzazione.
  3. Il costo della terapia: solo la Lombardia rimborsa completamente il costo della terapia che si aggira intorno ai 600 euro all’anno».

1. Il “Modello Lombardia”

La Lombardia rappresenta un’eccellenza: è attualmente l’unica regione in cui l’immunoterapia allergica è completamente rimborsata dal Servizio Sanitario Regionale (SSR). I pazienti possono accedere al trattamento pagando semplicemente il ticket (ove non esenti), rendendo la cura accessibile a prescindere dal reddito. Nel resto d’Italia, la situazione varia drasticamente da regione a regione, creando una vera e propria disparità di trattamento per i cittadini:

  • Regioni con rimborso parziale: alcune regioni (come ad esempio la Toscana o l’Emilia-Romagna) prevedono forme di compartecipazione alla spesa o rimborsi parziali solo per determinate categorie di pazienti o per specifici prodotti autorizzati come farmaci (AIC).
  • Regioni senza rimborso: in molte regioni del Centro e del Sud, l’immunoterapia è considerata a totale carico del cittadino. Questo significa che il paziente deve acquistare il prodotto in farmacia a prezzo pieno, con costi che possono variare dai 400 ai 700 euro all’anno, spesso per cicli di tre o cinque anni.
  • La distinzione tra AIC e 589: esiste poi un problema tecnico-normativo. Alcuni estratti allergenici sono registrati come “farmaci” (AIC), altri circolano come “prodotti su misura” (ex Legge 589). Questa distinzione influisce spesso sulla possibilità delle ASL locali di rimborsare o meno il prodotto, complicando ulteriormente la burocrazia per il medico e per il paziente.

L’Impatto sociale ed economico

Questa disparità ha conseguenze dirette sulla salute pubblica:

  • Abbandono della terapia: nelle regioni dove non esiste rimborso, molti pazienti interrompono la cura per motivi economici, limitandosi a gestire i sintomi con antistaminici al bisogno, che però non curano la causa.
  • Costi indiretti: la mancata cura porta a un aumento delle crisi asmatiche, degli accessi al pronto soccorso e delle assenze dal lavoro/scuola, che rappresentano un costo sociale molto più alto rispetto al rimborso della terapia preventiva.

In sintesi: Mentre la rete allergologica lombarda preme per informare i cittadini di un diritto già acquisito, nel resto d’Italia le associazioni dei pazienti e le società scientifiche (come l’AAIITO e la SIAAIC) lottano per ottenere un Livello Essenziale di Assistenza (LEA) uniforme, affinché il diritto alla cura dell’allergia non dipenda dal codice postale.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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